Agli ultimi posti Slovacchia e Irlanda (29,1%), Lituania (29,3&) e Bulgaria (30,9%)
Istat, cresce la pressione fiscale in Italia.
ultimo aggiornamento: 28 giugno, ore 14:10
Roma - (Adnkronos) - Dal 42,9 al 43,2% del 2009: il nostro Paese, insieme con la Francia, sale al quinto posto in Europa. Male la spesa pubblica: +3,1%. Eurostat diffonde le cifre sui prezzi dell'alimentare in Europa: Danimarca la più cara, Polonia la più economica. Saldi al via il 1 luglio da Torino. ''Stagione glaciale, vendite -15%''
Roma, 28 giu.(Adnkronos) - Sale dal 42,9 al 43,2% la pressione fiscale in Italia nel 2009. E' Istat nel Conto economico consolidato delle Amministrazioni pubbliche, nella versione provvisoria relativa all’anno 2009, a fotografare cosi' uno degli effetti della della crisi sulla finanza pubblica.
Con questo risultato, l'Italia sale al quinto posto, insieme alla Francia, in Europa per pressione fiscale. Nel 2008 era al settimo posto.
Tale risultato è l’effetto di una riduzione del Pil superiore a quella complessivamente registrata dal gettito fiscale e parafiscale, la cui dinamica negativa (-2,3 per cento) è stata attenuata da quella, in forte aumento, delle imposte di carattere straordinario (imposte in c/capitale), cresciute in valore assoluto di quasi dodici miliardi di euro. Infatti, fra le imposte straordinarie sono classificati i prelievi operati in base al cosiddetto “scudo fiscale”, per un importo di circa 5 miliardi di euro, e i versamenti una tantum dell’imposta sostitutiva dei tributi, che hanno interessato alcuni settori dell’economia, in particolare quello bancario.
Per quel che riguarda le entrate totali l'Istat registra come siano diminuite dell’1,9 per cento, interrompendo cosi' la tendenza alla crescita degli ultimi anni. Tuttavia, a causa della caduta del Pil, l’incidenza su quest’ultimo è pari al 47,2 per cento, in aumento rispetto al 46,7 per cento dell’anno precedente. La componente di gran lunga più rilevante delle entrate complessive, oltre il 90 per cento, prosegue, è rappresentata dal prelievo fiscale e parafiscale (imposte e contributi sociali). Tutte le altre componenti del prelievo fiscale, annota ancora l'Istat, sono risultate in calo: le imposte indirette del 4,2 per cento, dopo essere diminuite già del 4,9 nel 2008, le imposte dirette del 7,1 per cento e i contributi sociali effettivi dello 0,5 per cento. La flessione delle imposte dirette è dovuta essenzialmente al calo del gettito Ires (-23,1 per cento) rispetto al 2008, mentre quella delle imposte indirette ha risentito delle significative diminuzioni del gettito dell’Iva (-6,7 per cento) e dell’Irap (-13,0 per cento).
L’andamento dei contributi sociali effettivi riflette la tenuta delle retribuzioni lorde, dovuta alla lieve crescita dell’importo medio pro-capite, che ha parzialmente compensato la flessione dell’occupazione. L’incidenza sul Pil del prelievo tributario e contributivo dell’Italia risulta pari a quello rilevata in Francia e inferiore a quella di Belgio (45,3 per cento) e Austria (43,8 per cento), oltre che rispetto ai paesi scandinavi, i cui più evoluti sistemi di welfare hanno storicamente richiesto un maggiore ricorso alla fiscalità generale. Danimarca e Svezia, infatti, presentano i valori più elevati della pressione fiscale (rispettivamente 49,0 per cento e 47,8 per cento), mentre quelli più bassi si riscontrano in Lettonia (26,5 per cento), Romania (28,0 per cento), Slovacchia e Irlanda (29,1 per cento), Lituania (29,3 per cento) e Bulgaria (30,9 per cento).
Non si arresta inoltre la spesa pubblica complessiva, calcolata al netto della produzione dei servizi vendibili e al lordo degli ammortamenti, ha registrato nel 2009 una crescita del 3,1 per cento pari al 52,5% del Pil (dal 49,4% del 2008). Un dato, piu' alto dell'1,3 punti percentuali di quanto registrato in media dai 16 paesi dell'area euro e di 1,2 punti percentuali rispetto alla media complessiva dei paesi dell’Ue. E' l'Istat nel Conto economico consolidato delle Amministrazioni pubbliche, nella versione provvisoria relativa all’anno 2009, a fotografare cosi' uno degli effetti della della crisi sulla finanza pubblica.
Nell’ambito delle spese correnti, i redditi da lavoro dipendente, che incidono per circa un quinto sul totale delle uscite, sono saliti, in Italia, dell’1 per cento, con un ritmo molto inferiore rispetto al 2008 quando registro' un +3,6 per cento. A contribuire alla crescita le prestazioni sociali in natura, che includono prevalentemente le spese per assistenza sanitaria in convenzione, aumentate del 4 per cento contro una variazione del 2,2 per cento rilevata nel 2008. Ma il contributo più importante e' arrivato dalle prestazioni sociali in denaro, pensioni e sussidi: nel 2009 queste hanno segnato un’incidenza di oltre il 36 per cento sulle uscite e una crescita rispetto al 2008 del 5,1 per cento, dovuta all’effetto della crisi sugli ammortizzatori sociali. Tra questi, si segnalano l’indennità di disoccupazione, cresciuta di circa 2 miliardi di euro, le misure di integrazione salariale (cig) aumentate di oltre 1,5 miliardi di euro e gli interventi a favore delle fasce più deboli della popolazione, quale il bonus straordinario per le famiglie a basso reddito, pari a circa 1,5 miliardi di euro.
Sempre nel 2009 e' quasi raddoppiata l'incidenza dell’indebitamento netto sul Pil rispetto al 2008 passando dal 2,7% al 5,3% che in valore assoluto e' stato pari pari a 80.800 milioni di euro, maggiore di 38.225 milioni di euro rispetto al 2008. E per la prima volta, annota ancora l'Istat, il saldo primario (indebitamento al netto della spesa per interessi) del nostro Paese è risultato negativo (-0,6 per cento del Pil), in calo di 3,1 punti percentuali rispetto al 2008.
articoli correlati
tutte le notizie di Economia
| Hugo_mi ha scritto (28/06/2010 - ore 13:33) | segnala un abuso |
| A ma vuoi mettere la qualità del cibo italiano. E' per la maggiore qualità che si paga di più, mica perché tra tasse , sprechi e margini il costo lievita. Italiani brava gente. | |
| Hugo_mi ha scritto (30/06/2010 - ore 13:29) | segnala un abuso |
| In realtà la pressione in Italia è attorno al 50% e quindi ben più alta di quanto dichiarato. Perché? Perché viene calcolata dividendo le tasse per il prodotto interno Lordo, nero incluso. Non so se mi sono spiegato. | |
|
|
|





















