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La decisione "per ragioni cautelative" e "per garantire la migliore tutela delle aziende''

La Federmeccanica disdice il contratto. Fiom: ''Decisione grave e irresponsabile''

(Foto dal sito Fiat)  (Foto dal sito Fiat)
ultimo aggiornamento: 07 settembre, ore 19:37
Milano - (Adnkronos) - Il direttivo ha deciso di recedere dal contratto dei metalmeccanici del 2008. Il presidente Ceccardi: ''Nessuna pressione da Fiat". E sottolinea: ''Confermiamo la validità dell'accordo del 15 ottobre 2009 a fronte delle minacciate azioni giudiziarie di Fiom". Landini (Fiom): ''Federmeccanica non accetti diktat della Fiat''
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Milano, 7 set. (Adnkronos) - Il direttivo di Federmeccanica ha deciso di recedere dal contratto dei metalmeccanici siglato nel 2008. Il recesso, ha spiegato il presidente di Federmeccanica, Pierluigi Ceccardi, avviene "per ragioni cautelative" e "per garantire la migliore tutela delle aziende - ha continuato - confermiamo la validità e la legittimità dell'accordo del 15 ottobre 2009 a fronte delle minacciate azioni giudiziarie di Fiom".

Il presidente di Federmeccanica ha spiegato che "Fiat non ha spinto" per la disdetta, "ma è un'esigenza di tutto il settore metalmeccanico", ha aggiunto.

"Auspichiamo che le Confederazioni sindacali attivino al più presto un tavolo di regolamentazione condiviso", continua Ceccardi. Il presidente ha quindi rimandato alla riunione, definita "ricognitiva e progettuale del 15 settembre, a Roma, solo con chi ha firmato l'accordo del 2009 (e quindi non la Fiom, ndr)". Il presidente ha comunque auspicato una revisione della posizione contraria della Fiom, al fine di poter coinvolgere tutte le sigle sindacali nella trattativa. Ceccardi ha inoltre definito "prevaricazione uno sciopero di cinque operai che finisce per bloccare una fabbrica di 500".

Dura la risposta della Fiom. ''Quella assunta oggi da Federmeccanica è una decisione gravissima e irresponsabile, che lede i principi democratici del nostro Paese - si legge in una nota del segretario generale della Fiom Cgil, Maurizio Landini -. Si decide, infatti, di cancellare il Contratto nazionale di lavoro, in accordo co sindacati minoritari e impedendo alle lavoratrici e i lavoratori di potersi esprimere sul loro contratto''.

''Si tratta di una violazione delle regole e della rottura dei principi democratici alla base degli equilibri sociali - continua Landini - Per la Fiom, l'unico contratto in vigore rimane, sotto ogni punto di vista, quello del 2008 firmato da tutti e votato dalle lavoratrici e i lavoratori''. ''Domani il Comitato centrale della Fiom assumerà tutte le decisioni necessarie'', conclude Landini.

Il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Maurizio Sacconi assicura in una nota che la disdetta ''non ha alcuna valenza sostanziale per i lavoratori, che sono protetti dal ben più conveniente contratto dell'ottobre 2009 sottoscritto da Cisl, Uil, Ugl e Fismic''.

Per il segretario generale della Fim-Cisl Giuseppe Farina la revoca del contratto ''è un fatto scontato e puramente formale, in quanto il contratto 2008 è stato superato e migliorato dal contratto del 15 ottobre del 2009 firmato da Fim e Uilm". Rocco Palombella, segretario generale della Uilm, assicura a Labitalia: "Per i lavoratori non cambierà nulla: per noi della Uilm esiste un solo contratto, ed è quello firmato nel 2009, che scadrà nel 2012".

L'Unione Sindacale di Base chiama invece ''tutto il mondo del lavoro ad una mobilitazione generale''. Per Emidia Papi, dell'esecutivo nazionale Usb, la decisione di Federmeccanica ''è un'indicazione a tutto il padronato, secondo cui le esigenze delle imprese prevalgono su ogni regola e su ogni diritto''.

Critiche alla disdetta del contratto arrivano dal centrosinistra. "E' stato un errore, non sono decisioni utili, ci stiamo mettendo su una strada che non porta alla soluzione dei problemi", ha spiegato Pierluigi Bersani. Anche per il governatore della Puglia, Nichi Vendola, è "un errore che non aiuterà le imprese, che non aiuterà la Fiat né Marchionne". Mentre Gianni Pagliarini, responsabile Lavoro del Pdci-Fds, tuona: ''Marchionne ordina, Federmeccanica esegue''. ''La loro unica preoccupazione - gli fa eco il segretario di Rifondazione Comunista Paolo Ferrero - è quella di scaricare per intero i costi della crisi sui lavoratori dipendenti''.

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