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I ricercatori raccomandano una maggiore offerta di lavori part-time

Lavoro, la parità tra uomo e donna farebbe crescere il Pil del 32%

ultimo aggiornamento: 19 ottobre, ore 21:04
Bruxelles - (Adnkronos/Aki) - E' quanto emerge da uno studio svedese rilanciato dalla Commissione Europea. L'Italia ha ancora molta strada da fare: il nostro Paese nel 2007 era agli ultimissimi posti (peggio fanno solo Malta e Grecia) per divario occupazionale tra donne e uomini e al penultimo posto negli obiettivi fissati dalla Strategia di Lisbona
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Bruxelles, 19 ott. (Adnkronos/Aki) - Se ci fosse la piena parita' di sessi sul lavoro il pil italiano potrebbe crescere del 32%. A sostenerlo e' uno studio svedese, rilanciato dalla Commissione Europea, intitolato "parita' dei sessi, crescita economia e occupazione" redatto dalla ricercatrice Asa Lofstrom con il sostegno del ministero degli Affari sociali di Stoccolma.

Il dato italiano si evince da una tabella dedicata a ogni stato membro, secondo la quale, in media, con la piena parita' la crescita del pil dell'Ue sarebbe pari al 27%, con picchi del 45% a Malta, del 41% in Grecia e del 40% in Olanda.

La tesi e' molto chiara: "fondandoci sulla nostra ipotesi - si legge nell'introduzione dello studio - e cioe' che la piena eguaglianza sul mercato del lavoro significhi che uomini e donne lavorino nella stessa misura in lavori retribuiti, avendo una parte uguale di lavoro part-time e di impiego autonomo - tutto lascia pensare che vi sono maggiori benefici da ottenere da una migliore parita' dei sessi".

Lo studio avverte che "oggi vi e' un considerevole potenziale di crescita in quest'area nell'Ue, sebbene maggiore in alcune aree rispetto ad altre. In generale comunque, appare evidente che ogni stato membro potrebbe aumentare il proprio livello di pil se piu' donne avessero la chance di entrare nel mercato del lavoro".

L'Italia ha molta strada da fare: secondo le tabelle Eurostat riportate dallo studio, nel 2007 era agli ultimissimi posti (peggio fanno solo Malta e Grecia) per divario occupazionale tra donne e uomini; e al penultimo posto (peggio solo Malta) per distanza dall'obiettivo di un'occupazione femminile al 60% fissato dalla Strategia di Lisbona per il rilancio dell'economia dell'Ue. Su una cosa brilla pero' il Belpaese: e' il migliore in 'classifica' quanto a divario di stipendio uomo-donna, solo il 4,4% contro una media Ue del 17% e picchi del 30% in Estonia o del 25% in Olanda.

Tra le ricette dello studio svedese diffuso a Bruxelles, figura anzitutto l'abolizione proprio dei divari di stipendio. Si raccomanda inoltre una maggiore offerta di lavori part-time, che attrarrebbe nel mondo del lavoro piu' donne. Ma al tempo stesso, andrebbe aumentata anche la possibilita' di passare dal lavoro part-time al pieno tempo. Si potrebbe inoltre pensare a incentivi fiscali, ad esempio tassando meno il secondo stipendio di una coppia sposata.

Non basta, lo studio raccomanda un miglioramento dell'infrastruttura sociale soprattutto in alcuni stati membri, anzitutto asili, ma anche di cura degli anziani, spesso delegata alle donne. In generale, la famiglia e' una ragione che spinge le donne a non lavorare circa nel 40% dei casi. Da combattere, infine, anche i pregiudizi contro il lavoro femminile. Ad esempio in Italia circa il 15% degli uomini e delle donne tra i 15 e i 39 ritiene che le donne dovrebbero stare a case e occuparsi dei bambini, con picchi di oltre il 40% in Ungheria, o di oltre il 20% in buona parte degli altri paesi dell'Est Europa.

Una cosa, comunque, secondo lo studio e' chiara: "oggi - si legge -i paesi con un pil piu' alto hanno una maggiore occupazione femminile e piu' donne in Parlamento rispetto a quelli con pil inferiore".

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ugc
tito.brasolin ha scritto (20/10/2009 - ore 21:33) segnala un abuso
ugc
Interessante... Ma non bisogna dimenticare che il Pil è semplicemente la somma dei consumi delle famiglie e degli investimenti delle imprese, non è un indicatore dello stato di benessere: anche crimini, incidenti e catastrofi fanno aumentare il Pil!
ugc
ugc
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