L'inflazione a giugno ha segnato un +1,3%
Lavoro, retribuzioni in crescita del 2,5%.
ultimo aggiornamento: 29 luglio, ore 12:53
Roma - (Adnkronos/Ign) - Lo rileva l'Istat sottolineando che a giugno l'aumento è stato dello 0,1% rispetto al mese precedente. Commercio, vendite al dettaglio in calo: -1,9% su anno e -0,3% su mese. Industria, maggio da record per ordini e fatturato
Roma, 29 lug. (Adnkronos/Ign) - Aumentano dello 0,1% rispetto al mese precedente e del 2,5% rispetto a giugno 2009 le retribuzioni contrattuali orarie. Nel periodo gennaio-giugno 2010, rispetto al corrispondente periodo dell'anno precedente, la crescita registrata è invece stata del 2,3%. Lo rileva l'Istat sottolineando che alla fine di giugno 2010 i contratti collettivi nazionali di lavoro in vigore per la sola parte economica, interessano il 64,3% degli occupati dipendenti rilevati per il periodo di riferimento degli indici (dicembre 2005); a essi corrisponde una quota del 61,1% del monte retributivo osservato.
La variazione congiunturale dello 0,1% dell'indice orario delle retribuzioni contrattuali registrata nel mese di giugno, spiega l'Istat, è il risultato dell'applicazione di diverse clausole contrattuali.
Nel mese di giugno, a fronte di una variazione tendenziale media di +2,5%, rileva ancora l'Istat ricordando che l'inflazione a giugno ha segnato un +1,3%, i settori che presentano gli incrementi più elevati sono alimentari, bevande e tabacco (5,2%), telecomunicazioni (4,5%), energia e petroli (4,4%), regioni e autonomie locali e servizio sanitario nazionale (4% per entrambi), estrazioni minerali e commercio (per entrambi la variazione è del 3,9%). Gli incrementi minori si osservano, invece, per ministeri, scuola, forze dell'ordine e militari-difesa (in tutti i casi l'aumento è stato dello 0,3%).
A giugno nel settore industriale sono stati rinnovati due accordi tra quelli monitorati dall'indagine: calzature e pelli e cuoio. Alla fine di giugno risultano, quindi, in vigore 39 contratti, che regolano il trattamento economico di circa 8,4 milioni di dipendenti; a essi corrisponde un'incidenza in termini di monte retributivo pari al 61,1%. Risultano, invece, in attesa di rinnovo 39 accordi, relativi a circa 4,7 milioni di dipendenti e al 38,9% del monte retributivo totale.
A livello settoriale le quote di contratti nazionali vigenti sono molto differenziate: la copertura è totale nel settore agricolo, mentre è pari al 96,4% per l'industria e al 69,1% per i servizi privati. Nella pubblica amministrazione, invece, a partire da gennaio 2010 tutti i contratti sono scaduti. L'indagine consente di calcolare la quota dei contratti collettivi nazionali di lavoro che rimarrebbe in vigore nel semestre successivo nell'ipotesi di assenza di rinnovi. L'incidenza (in termini di monte retributivo contrattuale rispetto al totale osservato nel dicembre 2005) dei contratti collettivi nazionali di lavoro in vigore rilevata a giugno 2010 si ridurrebbe lentamente, giungendo al 58,8% alla fine di dicembre 2010.
Sulla base delle disposizioni definite dai contratti in vigore alla fine del mese di giugno 2010, prosegue l'Istat, si calcola l'indice delle retribuzioni orarie contrattuali per l'intera economia, proiettato per l'anno 2010: nella media dell'anno l'indice registrerebbe un incremento del 2,1%. Con riferimento al semestre luglio-dicembre 2010, in assenza di rinnovi, il tasso di crescita tendenziale dell'indice generale scenderebbe progressivamente dal 2,4% di luglio all'1,4% di dicembre.
A seguito dei rinnovi recepiti nel mese di giugno, relativamente all'intera economia, la quota di dipendenti in attesa di rinnovo, rileva ancora l'Istituto di Statistica, è pari al 35,7%, in moderata riduzione rispetto a quella di maggio 2010 (36,4%), a seguito dei rinnovi recepiti nel mese, ma più elevata rispetto a giugno 2009 (20,2%). A giugno 2010 i mesi di attesa per i lavoratori con il contratto scaduto sono in media 12,2, in aumento rispetto a maggio 2010 (11,0), ma in calo rispetto a un anno prima (16,2). L'attesa media distribuita sul totale dei dipendenti è di 4,4 mesi, un valore superiore a quello di maggio 2010 (4,0 mesi) e a quello di giugno 2009 (3,3 mesi).
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