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I dati finali del referendum comunicati dai sindacati

Pomigliano, il 62% a favore dell'accordo. Fiat: ''Lavoreremo con chi ha firmato''

ultimo aggiornamento: 23 giugno, ore 18:53
Roma - (Adnkronos/Ign) - Altissima affluenza al referendum ma oltre un terzo dei lavoratori ha detto no all'intesa. Il Lingotto irritato: "Impossibile andare avanti con chi è pretestuoso". Sacconi , Angeletti e Bonanni: l'intesa ora va applicata. Cgil: "Riaprire il confronto". Confindustria contro la Fiom: "Non capisce la sfida che abbiamo davanti". L'appello della politica: "Rispettare l'accordo"
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Roma, 23 giu. (Adnkronos/Ign) - Fiat "lavorerà con le parti sindacali che si sono assunte la responsabilità dell'accordo al fine di individuare ed attuare insieme le condizioni di governabilità necessarie per la realizzazione di progetti futuri". E' l'attesa replica del Lingotto dopo uno scrutinio notturno al cardiopalma allo stabilimento di Pomigliano d'Arco.

I lavoratori sono affluiti in massa (95%) per votare l'accordo proposto dalla Fiat e non sottoscritto dalla Fiom. Hanno vinto i sì all'accordo, che però si sono fermati al 62,2%. I voti a favore dell'intesa tra azienda e sindacati, non sottoscritta dalla Fiom, infatti, sono stati 2.888, 20 le schede bianche, 59 le nulle e 1.673 i no, su 4.642 votanti.

Il Lingotto, si legge in una nota della Fiat, "apprezza il comportamento delle organizzazioni sindacali e dei lavoratori che hanno compreso e condiviso l'impegno e il significato dell'iniziativa di Fiat Group Automobiles per dare prospettive allo stabilimento Giambattista Vico di Pomigliano". I voti contrari però, oltre un terzo dei lavoratori, hanno lasciato il segno. E la Fiat ha "preso atto della impossibilità di trovare condivisione da parte di chi sta ostacolando, con argomentazioni dal nostro punto di vista pretestuose, il piano per il rilancio di Pomigliano".

Il comunicato giunto da Torino sembra comunque una rassicurazione rispetto alla temuta retromarcia che lascerebbe la produzione della Panda in Polonia. Un'ipotesi alla quale il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, non vuole nemmeno pensare.

Il voto positivo a Pomigliano è "inequivocabile. Stiamo parlando del 65%. A questo punto bisogna applicare l'accordo. Non voglio nemmeno pensare che venga messo in discussione l'accordo" avverte Sacconi.

"Ci sono organizzazioni sindacali che si sono coraggiosamente esposte - rileva - Lavoratori che in grandissima quantità hanno aderito alla richiesta referendaria e in evidente maggioranza hanno dato il loro consenso. Confido quindi che gli investimenti vengano realizzati e che una condizione di pace sociale e di adesione alla nuova metodologia di lavoro, organizzata sui 18 turni nei 6 giorni, sia rispettata da tutti i lavoratori e che nessuno voglia sabotare un percorso straordinariamente importante non solo per lo stabilimento di Pomigliano, i lavoratori, le famiglie e l'indotto, ma anche per l'intero Mezzogiorno". E se ci fossero dei dubbi da parte della Fiat? "Non lo voglio nemmeno pensare".

Secondo Sacconi, inoltre, è una "sciocchezza" che l'accordo possa essere esteso ad altri stabilimenti oltre a quello di Pomigliano. "L'accordo di Pomigliano - osserva - è interessante per il metodo e cioè per l'attitudine delle parti sociali a cercare un accordo", anche se "c'è qualche sciocco che guarda il dito piuttosto che la luna quando il dito è il merito dell'accordo".

Anche i sindacati chiedono al Lingotto di procedere avanti con gli investimenti annunciati. "I lavoratori di Pomigliano hanno compreso e condiviso le ragioni del nostro accordo" dice il leader della Uil, Luigi Angeletti. ''Credo che l'opzione che si presenta a Fiat sia quella di confermare la validità dell'accordo e quindi l'investimento da realizzare nei prossimi mesi per trasferire la produzione della Panda nello stabilimento di Pomigliano'' afferma il leader della Uil.

Toni più netti dal leader della Cisl, Raffaele Bonanni che, poco prima della nota del Lingotto, allarmato per un possibile ripensamento dell'azienda, ha avvertito: se Marchionne volesse fare un passo indietro, la Cisl ''sarà contro con forza''.

La Cgil torna invece a chiedere soluzioni più condivise. ''I sì per il lavoro e i no per non cancellare i diritti" afferma la vice segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso. ''La partecipazione al voto - aggiunge - era prevedibile, come la prevalenza dei sì: i lavoratori di Pomigliano si sono ritrovati improvvisamente arbitri di una contesa che preme su di loro e sulle loro aspettative personali perché in quel territorio, caratterizzato da un'alta disoccupazione, uno stabilimento come quello della Fiat svolge un ruolo essenziale e non sostituibile''.

Secondo Camusso, ''anche un voto così particolare, nella sua articolazione tra sì e no, dice che ci vuole una soluzione condivisa, come la Cgil ha sempre sostenuto. Tanto più che intese che cancellano diritti sono inefficaci in quanto illegittime. Per questo chiediamo a Fiat di confermare e avviare, l'investimento e la produzione della nuova Panda a Pomigliano, di riaprire la trattativa per un'intesa condivisa da tutti".

La Fiom intanto, respinge le accuse di voler sabotare il futuro dello stabilimento di Pomigliano e punta il dito contro la politica. "Molte forze politiche hanno parlato a sproposito, per sentito dire, senza neppure aver letto il testo dell'accordo" tuona Maurizio Landini con un chiaro riferimento alle divergenze che hanno attraversato il Pd e il centrosinistra. Il leader Fiom assicura poi che non c'è alcuna divisione con la Cgil. "Le dichiarazioni anche di questa mattina vanno nella stessa direzione di quelle della Fiom: diciamo insieme che il rispetto dei lavoratori passa dalla riapertura delle trattative per ricercare un accordo con il consenso di tutti" conclude Landini.

La posizione del Lingotto invece è condivisa da Confindustria. "Non possiamo che supportare e apprezzare la posizione di Fiat e siamo soddisfatti che l'azienda decida di andare avanti con quei lavoratori e quei sindacati che ci stanno" sottolinea Emma Marcegaglia, che critica duramente proprio la Fiom, "un sindacato che non comprende la sfida che abbiamo davanti".

"Ricordo comunque che la maggior parte dei lavoratori di Pomigliano ha votato a favore e che tutti i sindacati, tranne uno, hanno condiviso il piano", sottolinea la Marcegaglia da Bruxelles. "Questa volontà di andare avanti con quelli che capiscono la necessità di rendere lo stabilimento di Pomigliano produttivo, in linea non con quelli cinesi ma con quelli italiani, è un fatto molto positivo che noi supportiamo", spiega ancora la presidente di Confindustria, assicurando "tutto il nostro contributo perché si possa arrivare velocemente ad una conclusione".

"Risulta quindi assolutamente incomprensibile e negativo - ribadisce - che ci sia un sindacato che non comprenda la sfida della competitività con cui tutti i Paesi si devono confrontare, in nome di principi astratti".

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ugc
Piopio ha scritto (23/06/2010 - ore 09:21) segnala un abuso
ugc
30% contro? Troppo, chiudete.
ugc
ugc
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