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''Dobbiamo con forza sgombrare il campo da vecchi pregiudizi solo italiani''

Ricerca, Diana Bracco: ''Solo chi innova può crescere, sostegno pubblico non è regalo a imprese''

ultimo aggiornamento: 06 novembre, ore 16:13
Roma - (Adnkronos) - La vicepresidente di Confindustria per la ricerca e l'innovazione: "Il sostegno all'investimento in ricerca e innovazione è un investimento per il futuro dell'Italia. Poniamoci tutti insieme come Paese l'obiettivo di portarlo almeno al 2% del Pil entro i tempi del piano nazionale della ricerca'' (VIDEO). Emma Marcegaglia e Diana Bracco nella lista delle 50 più potenti al mondo
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Roma, 6 nov. (Adnkronos) - "L'innovazione oggi più che mai è una discriminante" e "solo chi innova chi guarda al futuro e si reinventa può crescere e affermarsi sui mercati". E "lo sappiamo bene noi imprenditori e per questo abbiamo già intensificato il nostro impegno". Così la vicepresidente di Confindustria per la ricerca e l'innovazione, Diana Bracco, ha tracciato lo scenario della ricerca d'impresa in Italia, parlando alla settima Giornata per la ricerca di Confindustria. Bracco ha infatti sottolineato che l'impegno in innovazione delle imprese è "un impegno che se ci si ferma alle statistiche troppo aggregate non viene colto ma invece c'è e anzi cresce".


"Lo confermano - ha proseguito Diana Bracco - i dati sul credito di imposta in ricerca e sviluppo per il quale le domande accettate sono state 29mila anche se, purtroppo, solo 7mila imprese riceveranno i fondi. Lo conferma il numero elevatissimo di aziende che hanno partecipato ai bandi Industria 2015, 3.894 imprese che hanno coinvolto 1.630 gruppi di ricerca pubblica, e lo conferma, infine, il crescente numero di imprese che presentano progetti sui bandi europei".

La vicepresidente di Confindustria per la ricerca e innovazione ha quindi sottolineato che "dobbiamo con forza sgombrare il campo da vecchi pregiudizi solo italiani: il sostegno pubblico agli investimenti in ricerca e innovazione non è un regalo alle imprese ma è un investimento per il futuro dell'Italia. L'Italia è piena di imprese che investono in ricerca e innovazione, imprese che riescono proprio per questo ad essere protagoniste a livello internazionale creando occupazione e benessere".

Il messaggio che Diana Bracco sottolinea per la settima Giornata della ricerca è che bisogna smettere di "parlare di politica della ricerca perché dobbiamo parlare di una politica economica basata sulla ricerca e l'innovazione e, soprattutto, questa politica dobbiamo farla".

Certo, ha detto ancora Bracco, "siamo alle prese con una congiuntura economica internazionale drammatica e comprendiamo le difficoltà del governo, che sono le stesse delle aziende, a coniugare rigore e sviluppo. Ma i veri ammortizzatori sociali di lungo periodo, le garanzie più solide per un futuro di crescita si chiamano ricerca e innovazione".

Per Bracco, infine, è "fondamentale varare un programma nazionale della ricerca 2009-2013 che abbia obiettivi chiari, definitivi e condivisi, che preveda strumenti efficaci e flessibili, che possa contare su risorse finanziare concrete e certe nel tempo". "Sosteniamo in questo sforzo il ministro Gelmini e condividiamo molto che vi lavorino dall'inizio insieme tutti i ministeri competenti e le regioni e che si parta dalle proposte e dalle competenze del sistema economico e della ricerca", ha rimarcato Bracco.

Quindi ha lanciato una sfida: "Poniamoci tutti insieme come Paese l'obiettivo di portare l'investimento in ricerca e innovazione almeno al 2% del Pil entro i tempi del piano nazionale della ricerca". "E' la direzione - ha detto - che molti Paesi, anche tra i più vicini a noi hanno già imboccato ed è la direzione verso la quale si muove anche il settimo programma quadro dell'Unione europea".

Ma Bracco ha sottolineato anche che "per centrare l'obiettivo dobbiamo puntare sulle eccellenze, aggregandole per creare la massa critica necessaria a un risultato competitivo a livello europeo e internazionale". E proprio "qui entra in gioco quel concetto di rete che renderà concreto il Progetto Sud-Nord di Confindustria". Il progetto che punterà a collegare le imprese del Mezzogiorno e del Centro Nord, sia grandi che piccole, e i centri di competenza localizzati in tutto il Paese per generare progetti di ricerca dotati di sufficiente massa critica e maggiormente capaci di creare valore aggiunto. Un progetto annunciato oggi dalla confederazione delle imprese nel corso di questa settima Giornata sulla ricerca.

Questo progetto, ha detto ancora Diana Bracco, "ha l'ambizione di unire l'Italia così come i programmi quadro sono riconosciuti strumenti di unificazione dell'Europa. L'idea di base, condivisa con Cristiana Coppola, è semplice: partiamo dalla progettualità delle imprese e dalle competenze esistenti. Facilitiamo l'aggregazione per puntare all'eccellenza internazionale, costruiamo intorno al progetto un'architettura finanziaria con risorse delle amministrazioni centrali e regionali che sia in grado di assecondare il cofinanziamento privato".

"In questo processo - ha concluso Bracco - tutti devono fare la loro parte, lavorando insieme. Le imprese di tutta Italia, le regioni, che devono sapersi coordinare meglio, le università, cui spetta il compito di formare ricercatori eccellenti".

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