Schiavella (Fillea), per uscire dalla crisi serve un modello di sviluppo diverso
Walter Schiavella segretario generale Fillea (Foto Labitalia)
ultimo aggiornamento: 15 maggio, ore 16:51
Il segretario generale auspica il rafforzamento del controllo del processo produttivo, della qualità del lavoro e della sua sicurezza e regolarità
Genova, 14 mag. (Adnkronos/Labitalia) - "La strada corretta per affrontare la crisi non può che essere un modello di sviluppo diverso nel quale l'edilizia deve essere il volano, perché intercetti la possibilità di uno sviluppo sostenibile che riguarda il territorio, il risparmio energetico, l'innovazione in un settore che da troppo tempo è fermo e ripiegato su stesso". Così Walter Schiavella, segretario generale della Fillea, spiega, le priorità che il sindacato degli edili della Cgil indica nella due giorni che riunisce a Genova i suoi quadri e delegati.
"Chiediamo quindi dei provvedimenti - sottolinea - in grado di invertire la tendenza che ci ha portato fin qui: scontiamo una crisi congiunturale che ha investito tutti i settori dell'economia e che si è sommata a una crisi strutturale, di sistema, del settore delle costruzioni, che ha prodotto effetti devastanti anche e soprattutto perché non è stata affrontata in maniera adeguata".
"Si è risposto infatti alla crisi - avverte - soltanto attraverso provvedimenti di presunta semplificazione, di deregolamentazione, che hanno avuto l'unico effetto di accentuare gli aspetti più negativi dell'attività edilizia, di accentuare l'assalto al territorio, di non rispondere ai deficit del paese che sono deficit di infrastrutture prioritarie, di messa in sicurezza del territorio, di qualità urbana. Si è prodotto invece un aumento del lavoro nero, dell'irregolarità, e un abbassamento della qualità complessiva di imprese e lavoro".
"Siamo alla fine di un triennio contrattuale - precisa - che è stato particolarmente travagliato, segnato dall'accordo separato del 2009. In questa nuova fase contrattuale che sta per aprirsi, per noi è centrale estendere e dare efficacia alla contrattazione di secondo livello. Questo chiama in causa, da un lato, la necessità di dare certezza normativa a un contratto nazionale più forte ed esigibile, sulla base del quale è incardinata la contrattazione di secondo livello, che, dall'altro lato, deve essere estesa e resa più efficace".
"In edilizia significa rafforzare il controllo del processo produttivo, della qualità del lavoro - sostiene - e della sua sicurezza e regolarità. Questo può essere realizzato soltanto se si definiscono strumenti che nel cantiere rendano esigibile una contrattazione territoriale che va misurata nei processi produttivi e nella loro concretezza. E' la sfida che vogliamo proporre alla nostra assemblea dei quadri e delegati, insieme a quella - conclude - di definire in maniera più efficace il governo dei processi di innovazione tecnologica nei cantieri".
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