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Procura di Roma apre fascicolo per strage

Afghanistan, uccisi due italiani. Mercoledì le salme in Italia.

ultimo aggiornamento: 17 maggio, ore 22:06
Herat - (Adnkronos/Ign) - Le vittime sono il sergente Massimiliano Ramadù (foto, a destra), 33 anni, di Velletri, e il caporal maggiore Luigi Pascazio (foto, a sinistra), 25 anni, della provincia di Bari. Un ordigno è esploso al passaggio del blindato Lince che si trovava alla testa di una colonna di diversi automezzi (MAPPA). Feriti gravemente il caporale Cristina Buonacucina, 27 anni, e Gianfranco Scirè, siciliano, 28 anni. Stato Maggiore della Difesa: "Attentato non era rivolto contro italiani". La Russa: "Rischio connesso a importanza della missione". Afghanistan, 22 i militari italiani che hanno perso la vita in missione (FORUM)
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Herat, 17 mag. (Adnkronos/Ign) - Due militari italiani sono morti e altri due sono rimasti feriti in maniera grave in Afghanistan nell'esplosione di un ordigno al passaggio di un convoglio. Lo ha riferito il portavoce del Comandante del Regional Command West di ISAF, maggiore Mario Renna, precisando che l'esplosione è avvenuta alle 9.15 locali e che i feriti sono stati immediatamente evacuati presso l'ospedale da campo di Herat con elicotteri di ISAF.

Le vittime, che risiedevano a Torino, sono il sergente Massimiliano Ramadù, 33 anni, di Velletri, in provincia di Roma e il caporal maggiore Luigi Pascazio, 25 anni, della provincia di Bari. I quattro militari si trovavano a bordo di un veicolo blindato Lince posizionato nel nucleo di testa di una colonna composta da decine di automezzi di diverse nazionalità, partita da Herat e diretta a Bala Murghab, verso nord. Dalle prime ricostruzioni risulta che il veicolo colpito occupasse la quarta posizione lungo il convoglio che era in movimento e si trovava a 25 km a sud di Bala Murghab.

I due militari feriti sono il primo caporal maggiore Gianfranco Scirè, originario di Palermo e il caporale Cristina Buonacucina, originaria di Foligno (Perugia). Entrambi hanno riportato ferite agli arti inferiori: le loro condizioni sono considerati gravi ma i militari non sarebbero in pericolo di vita.

Tutti i militari coinvolti appartengono al 32° reggimento genio guastatori della brigata alpina 'Taurinense' e nel contingente italiano in Afghanistan sono inseriti nella task-force Genio, unità tra i cui compiti c'è quello di controllare e bonificare gli itinerari percorsi dalle pattuglie e dai convogli militari.

In lacrime i parenti dei due militari uccisi. ''I genitori sono disperati. E' difficile parlare in questi primi momenti. L'importante è restare vicini alla famiglia'' spiega all'ADNKRONOS Giovanni Iacovelli, sindaco di Bitetto, in provincia di Bari, il paese di cui era originario Luigi Pascazio. Nella cittadina pugliese abitano i genitori del militare italiano, Angelo Pascazio, dipendente della Questura di Bari, e Maria Lettieri, casalinga, oltre a una sorella, Marinella, già sposata.

Il primo cittadino, insieme al vicesindaco e ad alcuni assessori, si è recato nella casa di via Montegrappa, non appena si è sparsa la notizia. C'erano anche un generale dell'Esercito, il prefetto di Bari Carlo Schilardi e il questore Giorgio Manari. Pascazio, residente a Torino, era da due mesi in Afghanistan. ''E' una famiglia molto riservata e stimata'', aggiunge Iacovelli. ''Trovare le parole opportune da dire ai genitori in questi momenti è difficile. Mi sento di dire solo una cosa - conclude - si tratta di una morte eroica in nome di un valore e di un'ideale quello della pace internazionale in cui questi ragazzi credono''. Il sindaco ha intenzione di proclamare il lutto cittadino nella giornata dei funerali.

Luciano Ramadù, zio dell'altro militare morto, riferisce che ''Massimiliano era preoccupato e dispiaciuto di dover partire, non voleva lasciare sua moglie, con cui era sposato da un anno. Per questo a marzo era sceso da Torino, dove viveva con lei, per accompagnarla a Cisterna di Latina dai suoi genitori''. ''Quando l'abbiamo saputo abbiamo provato un forte dolore - dice commosso lo zio - Ancora non ci sembra vero quello che è successo''.

''L'ultima volta che ho visto mio nipote è stato a marzo - ricorda lo zio di Massimiliano - Era venuto a Cisterna per salutare la sua famiglia prima di partire per l'Afghanistan. Era un bravo ragazzo, si era fatto da solo. Già aveva partecipato a un'altra campagna in Afghanistan, ma questa volta gli dispiaceva dover partire''. C'è incredulità e dolore in corso Brunelleschi, poco distante dalla caserma dove ha sede il 32° reggimento genio guastatori della Taurinense, e dove solo un anno fa il sergente Ramadù e la moglie avevano affittato un appartamento.

"E' un dispiacere enorme - dice la signora Silvana, che abita al settimo piano - Era un ragazzo così riservato una gran brava persona che io adoravo. Lui e la moglie per me erano come due figli, due persone meravigliose". Ricordando poi qualche sera trascorsa insieme a cena, la signora Silvana aggiunge: "Eravamo grandissimi amici, tra di noi, nonostante la differenza di età, si era instaurato un rapporto speciale". Ai cronisti che le domandano se mai avesse parlato della missione che andava a svolgere in Afghanistan la signora Silvana risponde: "Disse solo a me e a mio marito che bisognava andare, era contento e felice del suo lavoro".

Il primo caporal maggiore Scirè, rimasto ferito nell'attentato, ha telefonato in mattinata ai genitori: di fronte alla loro abitazione nel centro di Casteldaccia, vicino a Palermo, si è riunita una folla di amici e conoscenti, e per tutto il giorno è stato un continuo via vai. La madre è stata per anni la direttrice delle Poste e oggi è in pensione. Il padre fa invece il ragioniere in una società. "Fratellone, per questa volta mi è andata bene... Ci vediamo presto" sono state le prime parole scritte in un sms da Scirè al fratello che vive a Casteldaccia. Il caporal maggiore potrebbe essere dimesso dall'ospedale militare di Herat già tra domani e dopodomani per essere trasferito all'ospedale militare del Celio a Roma

Gianfranco Scirè è di stanza a Torino ed era in Afghanistan da un mese e mezzo circa. Per il giovane militare è la terza missione consecutiva all'estero. "E' un ragazzo intelligente con molta voglia di fare e tanto amore per la patria - dicono gli amici che mostrano orgogliosi una sua foto in divisa - Ha senso dello Stato. Ed è stato quello a portarlo all'estero".

La Procura della Repubblica di Roma intanto ha aperto un fascicolo in cui si ipotizza il reato di strage con finalità di terrorismo. L'indagine è affidata al pubblico ministero Giancarlo Amato che ha chiesto al Ros un primo rapporto sull'accaduto.

Nella provincia di Badghis, nel nord dell'Afghanistan, dove si trova il distretto di Bala Murghab, verso cui erano diretti i due soldati italiani, uccisi sono attivi ''diversi gruppi criminali'' e gli sforzi delle autorità locali sono concentrati nel contenere questa minaccia e quella rappresentata dai Talebani soprattutto nel distretto di Bala Murghab e nelle zone limitrofe, come quelle di Muqur e Qala-I-Now. Lo ha detto ad AKI - ADNKRONOS INTERNATIONAL il governatore di Badghis, Delbar Jan Arman, che chiama "fratelli" i militari italiani dispiegati nella 'sua' zona. Dal governatore arriva la richiesta di più truppe internazionali per la sua provincia. ''Più militari - osserva - ci aiuterebbero non solo contro i Talebani, ma anche per riportare il controllo del governo nella provincia''.

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