Chen in Usa, si chiude crisi iniziata a fine aprile
ultimo aggiornamento: 19 maggio, ore 17:48
Pechino - (Adnkronos) - ll dissidente cinese cieco la moglie e i due figli sono partiti oggi per New York. Per lui è stata trovata la soluzione di comodo del visto per motivi di studio presso la New York University
Pechino, 19 mag. - (Adnkronos) - Il dissidente cinese cieco Chen Guangcheng, la moglie e i due figli sono partiti oggi per New York, mettendo fine a una crisi iniziata lo scorso 27 aprile che minacciava di creare forti tensioni fra Stati Uniti e Cina. Chen non è stato espulso, né ha chiesto asilo politico. Per lui è stata trovata la soluzione di comodo del visto per motivi di studio presso la New York University.
Ricoverato in una clinica di Pechino dopo essere stato ospite dell'ambasciata americana in Cina, Chen ha raccontato al 'Washington Post' che le autorità lo hanno avvertito solo questa mattina alle 11 della prossima partenza. Arrivati all'aeoroporto, i Chen hanno ottenuto i passaporti e il visto. Poi sono partiti in aereo poco prima delle 18 (ora locale) accompagnati da funzionati statunitensi.
"Provo ogni sorta di emozioni", ha detto Chen al telefono poco prima di partire, ancora frastornato dagli ultimi eventi. Trattenuto in ospedale in questi ultimi giorni, Chen non ha potuto neanche salutare la madre prima di partire. E più volte ha manifestato preoccupazione per la sorte dei familiari rimasti, dopo che il fratello Chen Guangfu è stato torturato dalla polizia e il nipote Chen Kegui è stato accusato di tentato omicidio per essersi difeso da agenti in borghese che lo hanno assalito.
Il caso Chen è deflagrato a fine aprile alla vigilia della sessione del dialogo strategico ed economico fra Usa e Cina, prevista a Pechino con la partecipazione del segretario di Stato americano Hillary. Il dissidente era avventurosamente fuggito dagli arresti domiciliari cui era di fatto costretto nel suo villaggio di Dongshigu, nella provincia orientale di Shendong, la notte fra il 22 e il 23 aprile. Arrivato a Pechino, dopo un viaggio di 650 chilometri compiuto con l'aiuto di amici, Chen si è rifugiato nell'ambasciata americana. E il 27, grazie a cinesi in esilio negli Stati Uniti, è uscito su Youtube un video in cui chiedeva giustizia ai vertici di Pechino. Per alcuni giorni l'ambasciata Usa ha mantenuto il silenzio sulla presenza di Chen, data per certa da varie fonti. Nel frattempo è stata avviata una frenetica trattativa diplomatica, che è sembrata trovare una soluzione la mattina dell'arrivo della Clinton a Pechino il 2 maggio. Chen è uscito dall'ambasciata ed è stato ricoverato in un ospedale, dove ha riabbracciato la moglie. L'accordo era che sarebbe stato un libero cittadino, ma presto Chen ha cominciato a temere per la sua sicurezza. E meno di 24 ore dopo dalla sua uscita dall'ambasciata ha chiesto di poter andare negli Stati Uniti.
La soluzione trovata per non mettere pubblicamente in imbarazzo la Cina è stata quella della richiesta del visto per studiare all'estero. La Clinton è ritornata negli Stati Uniti mentre Chen rimaneva a Pechino. Ora che il dissidente è partito, mentre i leader mondiali sono riuniti per il G8 a Camp David, Washington può vantare un buon successo frutto di una diplomazia 'soft', senza scontri frontali che rischiavano di risultare controproducenti.
Chen sarà accolto negli Stati Uniti da ChinaAid, l'organizzazione guidata dal dissidente cinese cristiano Bob Fu, che gli è sempre stata vicina. Diventato cieco da bambino, Chen è un avvocato autodidatta impegnato nella difesa dei diritti dei contadini della provincia sua natale di Shandong. Nel 2005 è diventato noto denunciando la vicenda di migliaia di donne costrette ad abortire a o farsi sterilizzare in nome della politica del figlio unico. Le autorità hanno punito alcuni funzionari responsabili, ma intanto Chen è stato condannato a quattro anni di carcere per incitamento alla protesta. E, una volta scontata la pena, si è trovato di fatto agli arresti domicilari, dai quali è poi evaso clamorosamente.
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