I kazaki sono definiti gli italiani d’Asia e del nostro paese amano la musica, Dante e Petrarca
Josephine Mckenna, giornalista di Aki
Dalla Via della Seta al petrolio, a Unomattina il reportage di Aki sul Kazakistan
Josephine Mckenna, giornalista di Aki
ultimo aggiornamento: 01 novembre, ore 13:19
Roma (Adnkronos/Ign) - Al programma di Raiuno ospite in studio la giornalista Josephine Mckenna, di Aki-Adnkronos International. L'oro nero e lo spettacolo di Astana, una giovane democrtazia che ha già scelto il suo futuro. Il Kazakistan tende la mano all’Italia, mercoledì Nazarbayev a Roma (FOTO)
Roma, 1 nov. (Adnkronos/Ign) - ‘Ocen rad Kazakhstan’, felice di conoscerti Kazakistan. A tracciare un profilo dello Stato cerniera tra Europa e Asia, è un reportage di Aki-Adnkronos International trasmesso oggi su Unomattina, il programma di Raiuno con ospite in studio la giornalista Josephine Mckenna (nella foto), che ha parlato delle solide relazioni culturali e commerciali che legano il Kazakistan e l’Italia.
Qualcuno ha scritto che in nessun altro posto del mondo le stagioni hanno colori così forti: si va dal giallo oro che annuncia l’inverno alle Montagne del Cielo. Tra i tramonti di sangue delle vette che stregarono Marco Polo la regina è l’Irbis, la tigre delle neve, simbolo della Repubblica del Kazakistan. Una leggenda medioevale racconta di gente talmente unita che un gatto poteva camminare sulla città passando di tetto in tetto. E il grande poeta Abai parlava dei kazaki come del popolo senza odio, perché l’invidia è nemica della verità.
In questa terra sterminata convivono in pace 130 etnie diverse, sulla traccia segnata dalla mano del loro ventennale leader Nursultan Nazarbayev. Nei mercati si beve succo di melograno, mentre le donne fanno la spola col forno servendo focacce bianche. Il segreto di questo popolo è nella tenda, la Yurta, fatta in tre parti: una guarda sempre al cielo, l’ultima sulla terra. Chi abita la metà, cioè gli uomini e le donne, sono il cuore di carne che lega la terra al cielo.
Cerniera tra Europa e Asia, il Kazakistan è una democrazia che ha appena 18 anni. I kazaki sono definiti gli italiani d’Asia e del nostro paese amano la musica, Dante e Petrarca, il genio creativo e l’architettura che dà luce a molti monumenti del Paese. C’è un destino di confronto nel vento kazako, quello che soffia sull’antica via della Seta o nel deserto dove una bimba cerca una ciotola di latte di cammello. Il cielo infinito della steppa ricorda che le aquile non hanno gabbie, mentre il fiume Yshim, ghiacciato per le prime nevi, porta le tradizioni di un popolo fiero. Una di esse racconta che quando nasce un bambino il padre esce di casa e dà alla prima stella che vede il nome nome del figlio.
E poi il sale del Mar Caspio, triangolo di Cristo, Maometto e Budda. E lo stadio Medeo, che con i suoi 10.000 metri quadri a 1.650 metri di quota è il campo di pattinaggio più alto e grande del mondo. Servirà, come altri impianti tra Almaty e la capitale Astana, ai Giochi Asiatici del 2011 in Kazakistan.
Quanto alla vecchia capitale, Almaty, il suo nome in kazako significa ‘il padre delle mele’ ed è il cuore finanziario dello Stato asiatico guidato da vent’anni dal presidente Nazarbayev. E’ però il petrolio del Kashagan a portare in primo piano il Kazakistan sullo scacchiere economico mondiale. I giacimenti di oro nero sono la scoperta più grande negli ultimi 40 anni. In questo fortunato tratto di mare si costruiranno 37 isole artificiali.
Al progetto, che prevede un impegno di spesa di 150 miliardi di dollari, partecipano anche Agip ed Eni. A Bautino c’è anche la base del cane a sei zampe, l’Agip Kco. Nel corso della visita del presidente Nazarbayev in Italia il 4 novembre prossimo, verranno siglati con il premier Silvio Berlusconi 13 accordi commercali e 5 accordi di Stato tra i due Paesi. Da Finmeccanica alla Todini, sono al momento 130 le imprese italiane che operano nello stato asiatico che nel 2010 presiederà l’Osce. Il volume di affari tra Italia e Kazakistan è stato di 13 miliardi di dollari per l’anno 2008.
E’ la capacità di pensare il nuovo la sfida che sta percorrendo il Kazakistan. Il gasdotto attraversa il deserto da Fort Scevchenco, mentre l’ex Centrale atomica ora produce acqua dal Mar Caspio. Continua il viaggio e si arriva ad Astana, capitale dello stato dal 1997. Si rimane impressionati dallo spettacolo della sua moderna archittetura che ha il suo cuore nel centro, dove si alza la Baiterek Tower, l’albero della vita alto 97 metri.
E poi la Piramide, i centri finanziari, i grattacieli azzurri e dorati. A dare anche nella pietra l’immagine di una giovane democrazia che ha già scelto il suo futuro. Tra memoria e futuro, il Paese asiatico è pronto alla sfida della comunità mondiale. ‘Joliniz Bolsyn’, buon viaggio Kazakistan.
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