Domani al via la VII Conferenza degli Ambasciatori tra tagli e rilancio
ultimo aggiornamento: 26 luglio, ore 20:35
Roma - (Adnkronos) - Sono tanti tra politici, commentatori, analisti a guardare con attenzione all'appuntamento che prenderà il via alla Farnesina: sullo sfondo la politica estera ma anche i tagli della manovra. All'ADNKRONOS i commenti di Dini, Fassino, Tajani, Stefania Craxi, De Michelis, Caracciolo e Sergio Romano
Roma, 26 lug. - (Adnkronos) - Sono tanti tra politici, commentatori, analisti a osservare con attenzione la VII Conferenza degli ambasciatori al via domani: sullo sfondo la politica estera ma anche i tagli della manovra. ADNKRONOS ne ha sentiti alcuni per avere i loro commenti. "La Conferenza - dice il presidente della commissione Esteri al Senato Lamberto Dini, egli stesso titolare della Farnesina dal 1996 al 2001 - riveste quest'anno un particolare rilievo anche per il momento in cui questa si svolge dopo l'entrata in vigore del Trattato di Lisbona, la creazione del servizio diplomatico europeo e la messa in atto della riforma della Farnesina ". Certo, avverte, a causa dei tagli si rischiano "decisioni anche penose che il ministero degli Esteri potra' essere costretto a prendere riguardo alla rete diplomatica e consolare".
Grande interesse per la Conferenza mostra anche Piero Fassino, oggi inviato speciale Ue per il Myanmar. "Penso - afferma il parlamentare del Pd- che naturalmente la conferenza rappresenti un'occasione molto importante, in primo luogo perche' da due anni viviamo una crisi economica internazionale che ha messo al centro dell'agenda politica del paese temi cruciali quali la regolazione dei mercati, la globalizzazione e la governance politica del mondo. E un grande paese come l'Italia, parte del G8 e del G20, e' chiamata a concorrere alle soluzioni di questi problemi".
"Ma non solo", sottolinea ancora Fassino . "L'Italia e' impegnata in teatri di conflitto quali l'Afghanistan, il Libano, i Balcani, tutti fronti che in modo diverso sono in movimento e quindi e' giusto che anche su questo l'Italia si caratterizzi con una propria iniziativa".
Attenzione alla Conferenza degli ambasciatori anche da parte di Bruxelles, in particolare dal vice presidente della Commissione europea Antonio Tajani, che terra' un intervento. L'evento, spiega, "e' un momento molto importante per riunire i rappresentanti diplomatici di un grande paese e per rilanciare il ruolo dell'Italia nel mondo e soprattutto in Europa". L'Italia, prosegue il commissario responsabile dell'Industria, "porta all'Europa un quid in piu', un messaggio positivo", anche questo "emergera' con forza dalla Conferenza degli ambasciatori.
I tagli, pero', sono un tema che si fara' sentire, naturalmente, durante la Conferenza. "E' un momento molto difficile per il ministero degli Esteri - osserva infatti il sottosegretario agli Esteri Stefania Craxi - i sacrifici sono inevitabili, ma fare politica estera senza soldi, deprimendo un'alta burocrazia di questo Paese che e' di grande livello e grande abnegazione, indubbiamente non e' una bella pagina per la politica estera di questo Paese".
Sui tagli si sofferma anche Gianni De Michelis, che fu alla guida del Ministero degli Esteri dal 1989 al 1992, e oggi e' presidente dell'Ipalmo. "Quest'anno - osserva - il tema principale e' la riforma voluta dal segretario generale del ministero Giampiero Massolo. Dovrebbe consentire di aumentare l'efficienza con risorse scarse". In realta', aggiunge De Michelis, "se c'e' un ministero su cui semmai val la pena spendere di piu' e' la Farnesina, la politica internazionale e' essenziale per gli interessi del Paese". Invece i tagli "per una struttura delicata come il ministero degli Esteri portano la sua efficienza ai minimi termini, rischiando di rendere impossibile una rappresentazione adeguata per l'Italia in un momento in cui la politica estera e' molto importante anche per l'interno".
Tra i commentatori, piu' critico e' il direttore di Limes, Lucio Caracciolo. "Un evento del genere e' utile - dice - anzi ce ne vorrebbe piu' di uno nel corso dell'anno, perche' a un grande paese serve ad avere una visione globale del mondo e a delineare una strategia di politica estera". Il problema, lamenta Caracciolo, "e' che in realta' una strategia chiara purtroppo non si vede". In effetti, aggiunge, "l'Italia non ha una presenza internazionale proporzionata al suo reale peso politico, economico e culturale".
Una correzione di rotta propone infine anche l'ex ambasciatore ed editorialista Sergio Romano. Definisce "molto decoroso" l'impegno italiano soprattutto in Afghanistan. Un impegno, dice, "che giova anzitutto ai rapporto con gli Stati Uniti, che soprattutto in questo momento hanno bisogno di solidarieta'. L'Italia ha deciso di aumentare il suo contingente, e questo agli Stati Uniti fa sicuramente molto piacere". Tuttavia, avverte l'ambasciatore, "bisogna stare attenti, perche' sulla strada dell'impegno militare non si puo' andare molto oltre, siamo anzi al limite".
L'Italia, piuttosto, sottolinea Romano, "dovrebbe puntare su due settori, l'Europa e il Mediterraneo, dove puo' fare la differenza". Sulla conferenza degli ambasciatori rimane cauto: "In effetti ai tempi miei in Italia non usava, mentre la facevano gia' molti altri paesi europei. Per loro era un momento importante di incontro, di discussione globale, di approfondimento. Poi anche l'Italia ha seguito, evidentemente si e' pensato che fosse utile anche per noi. Noi siamo un po' tradizionalisti, ci mettiamo un po' a seguire gli esempi degli altri".
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