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Iran, la guerra asimmetrica dei pasdaran: forniscono gli armamenti ai Talebani

ultimo aggiornamento: 26 luglio, ore 10:54
Teheran - (Adnkronos/Aki) - Lo rivela una fonte del ministero degli Esteri di Teheran ad Aki: tra i destinatari ci sono anche le milizie sciite irachene. E non esita a snocciolare i nomi delle persone che ''di fatto'' sono coinvolte nella fonitura, dal generale Mohammad Ali Jafari a Mohammad Reza Naqdi a Hossein Ta'eb


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Teheran, 26 lug. - (Adnkronos/Aki) - La faida in atto da mesi in Iran all'interno del fronte ultraconservatore. Obiettivi, in alcuni casi, non solo politico-strategici. Scambi di antichi 'favori', di armi con la droga. Il ruolo dei pasdaran. E una figura controversa, quanto potente, a Teheran. Il sostegno assicurato dalla Repubblica Islamica ai Talebani in Afghanistan e alle milizie sciite in Iraq cela giochi di potere e interessi in contrasto tra i vertici iraniani. ''Dietro alle forniture di armamenti ai Talebani in Afghanistan e alle milizie sciite in Iraq ci sono figure legate ai vertici dei pasdaran'', afferma ad AKI - ADNKRONOS INTERNATIONAL una fonte ben informata del ministero degli Esteri Teheran. E, coperta da anonimato, ricorda come la nuova strategia politica del presidente Mahmoud Ahmadinejad sia focalizzata sul ''nazionalismo'' e non preveda il ''rafforzamento del blocco sciita''. Tutto ''al contrario'' di quello per cui lavora il fronte guidato dalla Guida Suprema, Ali Khamenei, determinato a ''rafforzare'' il sostegno ''politico economico e logistico-militare'' agli e dagli alleati nella regione.

Una lettura che fornisce una spiegazione per l'ambiguo ruolo di Teheran sul fronte afghano: da un lato il sostegno formale alla stabilizzazione del Paese, lotta al narcotraffico compresa, e dall'altro l'appoggio agli insorti. Tra il presidente e la Guida Suprema lo scontro frontale è in atto ormai da mesi. All'entourage di Khamenei non piace il nazionalismo 'esasperato' di Ahmadinejad, interpretato come un tentativo di ridimensionare il ruolo politico della Guida Suprema. Nell'ottica del nazionalismo, sostiene il funzionario della diplomazia iraniana, coperto da anonimato, ''Ahmadinejad sta cercando di ridurre il sostegno logistico sia alle milizie sciite irachene che ai Talebani dell'Afghanistan''.

Il ''generale Mohammad Ali Jafari, Mohammad Reza Naqdi e Hossein Ta'eb''. Il funzionario non esita a snocciolare i nomi delle persone che ''di fatto'' sono coinvolte nella ''fornitura di armamenti ai Talebani e alle milizie sciite irachene'', sempre ufficialmente smentito da Teheran. Jafari è il comandante dei Guardiani della Rivoluzione, per decisione di Khamenei, dal 2007. Nel settembre di quell'anno fu lo stesso Jafari ad affermare che alla luce della superiorità numerica e tecnologica del ''nemico'', i pasdaran si sarebbero focalizzati negli anni su tattiche di guerra asimmetrica. Il generale Reza Naqdi, invece, è il comandante dei basiji: è stato nominato anche lui da Khameni, ma due anni fa (all'epoca della contestata rielezione di Ahmadinejad), per sostituire Hossein Ta'eb, attualmente capo dell'ufficio d'intelligence dei Guardiani della Rivoluzione. ''Sono tutte figure vicine alla Guida Suprema - afferma - ma soprattutto in buoni rapporti con suo figlio, Mojtaba''.

Mojtaba Khamenei è il secondogenito della Guida Suprema, l'uomo che sarebbe di fatto responsabile dell'agenda politica dell'ayatollah e che vanterebbe stretti rapporti con i pasdaran e i basiji. ''Mojtaba Khamenei, posso confermare, è in grado di influenzare una buona parte delle forze politico-militari che contano in Iran - prosegue la fonte - E, infatti, è in forte contrasto con il presidente''. Nel caso afghano, spiega il funzionario, i ''destinatari delle forniture sono gruppi affiliati ai Talebani'' e gli obiettivi ''non sono solo politico-strategici, ma spesso, i comandanti dei pasdaran usano la loro influenza per scambiare armi con la droga'' di un Paese che è il primo produttore di oppio al mondo. ''Buona parte del narcotraffico tra Afghanistan e Iran - prosegue - è gestita da generali dei pasdaran, coinvolti in un giro d'affari di rilievo''. Ma riguardo ai ''protagonisti'' di quest'altro traffico, la fonte si blocca. ''Non me la sento di fare i nomi'', taglia corto.

Il sostegno iraniano alle milizie sciite irachene ''vicine a Moqtada al-Sadr'', invece, sarebbe tutto ''strategico''. Secondo fonti americane diplomatiche e militari di alto livello citate di recente dalla stampa statunitense, la Repubblica Islamica, oltre a fornire armi sempre più sofisticate alle milizie sciite irachene, garantisce anche l'addestramento di miliziani. Un appoggio che verrebbe assicurato in particolar modo ai gruppi Ahl al-Haq, Kataib Hezbollah e Al- Youm Al-Maoud. ''Gli uomini vicini a Khamenei vogliono consolidare sempre più la loro influenza negli ambienti sciiti - spiega la fonte - E questo perché, dal punto di vista religioso, la Guida Suprema in questi anni ha perso molto a livello di prestigio e influenza. Così, l'unica via per mantenere una sorta di controllo in Iraq resta quella fornire aiuti economico-militari alle forze sciite del Paese''. L'obiettivo dei vertici dei pasdaran, aggiunge, ''è intensificare il blocco sciita iracheno per trasformarlo in un alleato politico importante per l'Iran e costituire un fronte sciita anti-salafita nella regione''.

Il funzionario del ministero degli Esteri di Teheran conferma quindi che le forniture di armamenti continuano ad arrivare agli alleati iraniani in Iraq e Afghanistan. ''Posso confermare che negli ultimi mesi vi sono stati trasferimenti di armi'', afferma, pur ammettendo di non avere ''informazioni precise sulla tipologia di armamenti'' perché - spiega - si tratta di questioni ''seguite dall'intelligence dei Guardiani della Rivoluzione e spesso neanche il ministero dell'Intelligence viene messo al corrente di questi dettagli''. Tra i motivi di tensione nella faida all'interno del fronte ultraconservatore c'è stato di recente il licenziamento del ministro dell'Intelligence appoggiato da Khamenei, Heydar Moslehi. Negli ultimi mesi, secondo la stampa americana, i Guardiani della Rivoluzione hanno fornito ''nuove letali munizioni agli alleati in Iraq'', oltre a ''razzi a lunga gittata'' ai Talebani. La faida è per il funzionario del ministero degli Esteri di Teheran uno ''scontro epocale, che potrebbe avere conseguenze importanti per il Paese''. ''L'Iran attraversa un momento molto delicato - osserva - Si respira un'aria di cambiamento e di possibili scenari oggi inimmaginabili''. E tutto si traduce in un ''momento di incertezza'' anche in politica estera. Scambi di 'antichi' favori, vecchi e nuovi interessi a parte.


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