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A Bengasi arriverà un ambasciatore francese

La Francia proporrà bombardamenti mirati contro le forze di Gheddafi

Il presidente francese Nicolas Sarkozy  Il presidente francese Nicolas Sarkozy
ultimo aggiornamento: 10 marzo, ore 21:39
Parigi - (Adnkronos/Ign) - Parigi ha riconosciuto l'opposizione libica. Emissari del Consiglio nazionale di transizione sono stati ricevuti all'Eliseo da Sarkozy. Berlusconi: ''E' la posizione di un singolo Paese, sentiremo tutti''. Domani vertice straordinario della Ue a Bruxelles. Eni: "Tra alcuni giorni fermeremo produzione di petrolio". Casa Bianca: "Ci stiamo coordinando con ribelli per sostenere loro aspirazioni". Raid contro gli insorti a Brega e Ras Lanuf


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Parigi, 10 mar. (Adnkronos/Ign) - La Francia ha riconosciuto oggi l'opposizione libica del Consiglio nazionale di transizione come unico "rappresentante legittimo" del Paese. Il riconoscimento è stato annunciato dagli stessi emissari dell'organismo libico, che oggi sono stati ricevuti all'Eliseo dal presidente francese Nicolas Sarkozy. Il Cnt aprirà una rappresentanza diplomatica a Parigi e a Bengasi arriverà un ambasciatore francese, in attesa di potersi trasferire a Tripoli.

Sarkozy, domani, al summit straordinario dell'Unione europea sulla Libia, proporrà bombardamenti aerei mirati contro le forze del colonnello Gheddafi. "La Francia - riporta il quotidiano 'le Monde' - sostiene l'idea di bombardamenti aerei mirati per neutralizzare l'aviazione del colonnello Gheddafi per fermare gli attacchi contro i ribelli e impedirgli di riconquistare terreno". Un altro quotidiano, 'Le Parisienne', ha citato fonti della difesa che sostengono che un'opzione possibile potrebbe essere quella di bombardare le piste degli aeroporti per renderle inutilizzabili".

Per tutta risposta l'agenzia ufficiale libica 'Jana' annuncia: ''Siamo a conoscenza di un grave segreto che porterà alla caduta politica di Sarkozy e anche a un procedimento giudiziario nei suoi confronti che riguarda il finanziamento della campagna elettorale del 2007''.

Da parte sua, la Nato "non ha discusso" dell'ipotesi sollevata da Sarkozy, spiega il segretario generale Ander Fogh Rasmussen al termine del vertici dei ministri della Difesa dell'Alleanza a Bruxelles sottolineando che comunque la Nato è "unita nel condannare le violenze sistematiche contro la popolazione". Durante il summit Rasmussen ha detto che serve una ''necessità dimostrabile'' per giustificare un intervento della Nato nella crisi libica indicando una delle tre condizioni necessarie a una sua azione. Inoltre, Rasmussen ha parlato di basi legali chiare e di un fermo sostegno della regione come presupposti per un intervento.

Tutti i Paesi della Nato "sono d'accordo" nel sostenere che l'Alleanza "agira' (in Libia) solo se ci sarà un forte sostegno regionale", ha poi aggiunto a margine del vertice il segretario alla Difesa americano, Robert Gates, precisando che alla Nato "continuano i piani per l'opzione militare".

E mentre il segretario di stato Hillary Clinton dice che incontrerà esponenti dell'opposizione libica durante la sua missione che la prossima settimana la porterà in Egitto e Tunisia, deciso è il messaggio del presidente del Consiglio Europeo Herman Van Rompuy alla vigilia del vertice di domani: l'Unione europea non può restare a guardare le violenze in Libia contro la popolazione, e Gheddafi se ne deve andare.

In serata la Casa Bianca, ha fatto sapere il portavoce Jay Carney, che si sta "coordinando con l'opposizione" libica per stabilire "il modo migliore per sostenere le loro aspirazioni".

Dall'Italia il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi sottolinea che la posizione della Francia per il riconoscimento degli insorti libici ''è la posizione di un singolo Paese. E' meglio sentire la posizione di tutti i Paesi - spiega il premier -. Domani si riunirà il Consiglio Europeo e l'Italia si schiererà con la Ue e con la Nato''.

Da Bruxelles interviene anche il ministro degli Esteri Franco Frattini chiarendo che "l'Europa ed i singoli Stati riconoscono gli Stati, non i gruppi" e che "l'Italia non parteciperà a bombardamenti mirati" contro la Libia.

Il Parlamento europeo ha chiesto in una risoluzione approvata a larga maggioranza il riconoscimento ufficiale da parte dell'Ue del Consiglio nazionale libico. Sì anche ad un'eventuale no-fly zone ma di concerto con Onu, Unione Africana e Lega Araba. Per Strasburgo, poi, va applicato il principio di solidarietà per l'emergenza immigrazione. Su richiesta in particolare dei deputati italiani e maltesi e vincendo le resistenze di alcune delegazioni nazionali, la risoluzione dell'Europarlamento chiede la "condivisione della responsabilità nel controllo delle frontiere".

Il ministro degli esteri ungherese Janosz Martonyi, il cui paese detiene la presidenza di turno del Consiglio Ue, che, dopo gli incontri avvenuti ieri a Strasbrugo tra i rappresentanti dell'opposizione al regime di Gheddafi al Parlamento Europeo e con l'Alto rappresentante Ue per la politica estera e di sicurezza comune, i 27 hanno "di fatto" già riconosciuto il Consiglio di transizione libico.

Il Consiglio europeo ha adottato oggi in modo formale l'estensione delle sanzioni congelando anche gli asset delle società legate al regime libico. Intanto in Germania il ministro dell'Economia tedesco, Rainer Bruderle, ha ordinato il blocco immediato dei conti della banca centrale di Tripoli e del fondo statale libico presso gli istituti di credito tedeschi. Mentre osca ha bloccato la vendita di armi, munizioni ed equipaggiamento militare al regime del Colonnello.

Da parte sua il leader del Consiglio Nazionale di Transizione libico, Mustafa Abdel Jalil, in un'intervista al quotidiano tedesco 'Die Welt', ha chiesto alla comunità internazionale l'istituzione della "no-fly zone" sui cieli della Libia per fermare i raid. "Ma non vogliamo la presenza di truppe straniere nel nostro paese", ha precisato.

Il petrolio resta comunque tra le questioni primarie. "Finora la produzione di petrolio in Libia è stata molto bassa e la fermeremo molto presto, fra alcuni giorni", sottolinea l'ad di Eni, Paolo Scaroni, presentando il piano strategico al 2014 alla comunità finanziaria a Londra, sulla produzione di petrolio in Libia a seguito della crisi politica.


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