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Land grabbing in Etiopia: a rischio le tribł della Valle dell'Omo

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ultimo aggiornamento: 23 febbraio, ore 16:52
Roma - (Ign) - I popoli della regione seriamente minacciati dall'espansione delle piantagioni di canna da zucchero voluta dal Governo di Addis Abeba. La denuncia di Survival International: pestaggi, stupri e arresti indiscriminati sono ormai all'ordine del giorno (FOTO)


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Roma, 23 feb. (Ign) - Pestaggi, stupri e arresti. Si fa sempre pił grave la situazione nella regione dell’Omo, in Etiopia, dove da secoli vivono diversi popoli indigeni che contano circa 200.000 persone. La denuncia arriva da Survival International che ha raccolto nuove e scioccanti prove degli abusi dei diritti umani compiuti verso le otto tribł che popolano la valle dal governo di Addis Abeba con lo scopo di distruggerne i villaggi per ampliare le piantagioni di canna da zucchero.

A mettere a rischio la sopravvivenza di questi popoli č il progetto Gibe III, un’enorme diga destinata a distruggere un ambiente ecologicamente fragile e le economie di sussistenza legate al fiume e ai cicli naturali delle sue esondazioni. Iniziata alla fine del 2006, la costruzione della diga č affidata alla societą italiana Salini Costruttori ed gią arrivata a oltre un terzo del totale. Ma, afferma Survival, sull’ambizioso e controverso progetto idroelettrico pesano le accuse di gravi violazioni delle leggi etiopi e delle convenzioni internazionali.

Anche la Commissione ONU per i Patrimoni dell’Umanitą aveva sollecitato il governo dell’Etiopia a “fermare immediatamente i lavori di costruzione della diga GIBE III” e aveva chiesto “che tutte le istituzioni che sostengono Gibe III sospendano i loro finanziamenti…”. Sia la Valle dell’Omo sia il lago Turkana del Kenia, alimentato dal fiume Omo, sono stati infatti riconosciuti dall’UNESCO come Patrimoni dell’Umanitą.

Tuttavia, denunci Survival, le ruspe continuano a spianare la terra, distruggendo villaggi e costringendo le comunitą locali ad abbandonare il loro stile di vita pastorale anche attraverso episodi di violenza, divenuti ormai un fenomeno quotidiano. Le notizie di pestaggi, stupri e arresti tra le tribł vicine al fiume Omo sono sempre pił frequenti e nel solo mese di gennaio, l'organizzazione ha ricevuto la denuncia dell’assassinio di tre uomini Bodi picchiati a morte nelle prigioni etiopi.

Preoccupanti anche i rapporti secondo cui l’Etiopia ha dato inizio al processo di reinsediamento forzato delle tribł della valle, una pratica nota come 'villagizzazione'. Gią a novembre l'organizzazione che difende i diritti dei popoli indigeni aveva denunciato che il governo di Addis Abeba 'intimava' la cessione in affitto delle terre tribali allo Stato centrale ed alle aziende private e la loro conversione in piantagioni destinate alla produzione su larga scala di canna da zucchero, cotone e biocarburanti. “(Il governo) č venuto, ha preso la nostra terra e ci ha detto che vuole spostare tutta le gente della valle dell’Omo in un unico posto, in un campo” ha raccontato un uomo Mursi.

Alle comunitą č stato dato un anno di tempo per trasferirsi e coloro che si oppongono sono oggetto di una dura repressione. Una donna Suri ha rivelato che “il governo ha addestrato 130 soldati e li ha muniti di mitragliatrice. Se i Suri diventeranno aggressivi nei confronti dei coltivatori, i soldati sono pronti a uccidere i nostri uomini e i nostri figli”.


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