Marò fermati in India, ministro Terzi: "Vogliamo riportarli a casa al più presto"
ultimo aggiornamento: 22 febbraio, ore 19:13
Nuova Delhi - (Adnkronos/Ign) - Crisi Italia-India, al via la missione di De Mistura per cercare una soluzione sui due militari accusati dell'uccisione di due pescatori indiani scambiati per pirati. Il titolare della Farnesina: "Nostro riserbo non è inazione". Presentato ricorso all'Alta Corte. Nuova Delhi: "Seguiremo nostre leggi". Lo scrittore Akbar: l'Italia si fidi dell'India. Il direttore editoriale di 'India Today' ad Aki: "Non si tratta di orgoglio nazionale, ma di una vicenda giudiziaria su cui bisogna indagare". A Kerala, l'eterno scontro tra Partito comunista e Partito della Gandhi
Nuova Delhi, 22 feb. (Adnkronos/Ign) - Come annunciato, è stata presentata all'Alta corte del Kerala l'istanza per l'annullamento del provvedimento di custodia dei due marò accusati di aver ucciso, mercoledì scorso, due pescatori al largo delle coste dello stato meridionale indiano. Lunedì il giudice KP Roy aveva disposto la custodia cautelare di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone fino al 5 marzo. Alla base del ricorso dei legali che difendono gli italiani, la tesi che la polizia del Kerala non ha l'autorità di condurre un'inchiesta su un incidente avvenuto oltre le acque territoriali indiane.
Intanto è cominciata oggi la missione dell'inviato italiano, il sottosegretario agli esteri Staffan de Mistura, che incontrerà la sua controparte indiana Perneet Kaur per cercare di trovare una soluzione alla crisi scoppiata fra Italia e India dopo l'arresto, domenica a Kochi, dei due marò.
''Vogliamo riportare i nostri militari a casa, dalle loro famiglie, il più presto possibile'' ha assicurato il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, durante un'audizione alla Commissione Esteri di Camera e Senato. Ci sono ''il massimo impegno e ogni possibile sforzo'' perché ''l'obiettivo prioritario è riportare questi due militari alle loro famiglie. C'è un'azione costante su tutti i canali disponibili, sul piano informale e ufficiale'', ha aggiunto.
''La tutela dei nostri connazionali, dei nostri militari'' impegnati nelle operazioni di peacekeeping, ''è assoluta'' spiegato Terzi. ''Il nostro riserbo è ben lontano dall'essere inazione'' ha sottolineato quindi il ministro riferendosi alla crisi con l'India ma anche al caso del sequestro dell'equipaggio del mercantile italiano Enrico Ievoli a largo delle coste somale.
Il ministro ha anche auspicato che ''le nostre relazioni con l'India non vengano in alcun modo intaccate da questa dolorosa vicenda. Rimane in me la volontà ferma di lavorare con i colleghi indiani per l'accertamento della verità''. E ''se il caso non sarà risolto prima della mia programmata da tempo visita in India, sarà certamente mia cura, mia priorità parlarne nel corso dei colloqui con il governo indiano a New Delhi martedì 28 febbraio'' ha detto Terzi.
Il sottosegretario indiano agli Esteri però ha ribadito che Nuova Delhi seguirà le proprie leggi nel trattare il caso. "Certamente seguiremo le nostre leggi", ha affermato. "Per quanto riguarda la questione della legge, gli italiani hanno una loro interpretazione e noi la nostra", ha aggiunto.
Fonti del governo indiano citate dai media locali ('Times Now' e 'The Hindu') esprimono comunque la ''disponibilità'' delle autorità di Nuova Delhi a un negoziato con gli italiani. ''Ci sono differenze con l'Italia sulla ricostruzione dei fatti, sulle procedure e i processi, ma siamo disponibili a impegnarci con loro. Se lo decideranno, concederemo loro accesso consolare ai due detenuti'', hanno precisato le fonti ammettendo che per entrambe le parti questo caso rappresenta una novità. ''Abbiamo detto molto chiaramente agli italiani che, in quanto rappresentanti del governo indiano, seguiremo il nostro ordinamento'', si continua a precisare.
Il quotidiano 'The Hindu' parla oggi anche del ricorso, da parte delle autorità italiane, all'aiuto del Vaticano (le due vittime, Valentine Jalastein e Ajeesh Binki erano di religione cattolica) per consentire, si legge, il rilascio di Massimiliano Latorre e di Salvatore Girone e il ritorno in Italia dopo il pagamento di un risarcimento alle famiglie delle vittime. ''Ma l'India mantiene la sua posizione ferma. Il loro caso sarà perseguito qui. E poi, a meno che il tribunale non decida altrimenti, saranno processati qui'', ribadiscono fonti altolocate citate dal quotidiano precisando che, secondo la sezione 4 del codice penale indiano un reato commesso ''ovunque'' contro un cittadino o una imbarcazione indiani può essere perseguito in India.
''Ho sentito mio zio stamattina e mi ha detto che è tranquillo e ha fiducia nelle istituzioni italiane - ha riferito a Tgcom24 Christian D'Addario, il nipote del marò Latorre - Loro stanno bene, non credo abbiano timore di un eventuale processo. La preoccupazione della famiglia è la condizione psicologica e lo stato di salute''..
La vicenda dei due italiani rischia di diventare anche un caso politico, con il governo e i politici locali che potrebbero usare il caso per cavalcare un diffuso sentimento anti-italiano. Il governo del Kerala ha offerto subito un posto di lavoro, come impiegata presso il dipartimento della pesca, a Dora Jalastein, la moglie di uno dei due pescatori uccisi. Proprio ieri la donna aveva presentato un'istanza all'Alta corte dello stato meridionale indiano per chiedere un risarcimento di 200mila dollari.
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