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Tra gli appuntamenti promossi dalla Capitale per celebrare il ventennale della caduta del Muro di Berlino

Miriam: "Le mie cicatrici per raggiungere la libertà"

ultimo aggiornamento: 02 novembre, ore 17:26
Roma (Adnkronos) - Estratti di lettere e testimonianze inedite saranno in scena sabato ai Mercati di Traiano a Roma. Julia rifiuta di 'collaborare', il piccolo Franz nato in prigione e sottratto alla madre che lo rivedrà solo dopo 7 anni. Una mamma prigioniera: "La mia vita rubata restituita dalle lettere delle mie bambine"
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Roma, 2 nov. - (Adnkronos) - ''Ho ancora le cicatrici del filo spinato che mi sono procurata tentando di scavalcare il muro. Ricordo il filo spinato che si srotolava come un tubo, i pantaloni completamente strappati, io bloccata, senza potermi muovere. Un arlecchino su un palcoscenico all'aperto''. E' quanto ricorda nel suo diario la giovane Miriam, 16 anni, che la notte di San Salvestro del 1968 tentò un'impossibile fuga nella Germania occidentale scavalcando il Muro di Berlino.

Alcuni estratti saranno letti sabato alla serata-evento ai Mercati di Traiano di Roma, da 28 personalità del mondo della cultura, dell'arte, della politica e della moda, all'interno dello serata-evento, 'Ogni muro prima o poi cade', ideato e curato da Daniele Cipriani, tra gli appuntamenti promossi dal Comune di Roma per celebrare il ventennale della caduta del Muro di Berlino. E continua ancora nei suoi ricordi, tradotti per la prima volta in italiano da Calogero Catania e Angelika Bartholomai, la giovane Miriam: ''Arrivarono le guardie della Ddr, mi tirarono subito via. Mi portarono nel carcere della Dimitroff-Strasse, in una cella che misurava due metri per tre, con una piccolissima finestra molto in alto, un vetro opaco, una panchina con un materasso, un water, un lavandino... L'interrogatorio - continua ancora la drammatica testimonianza - durò 10 notti, ogni notte per 6 ore, dalle dieci di sera alle 4 del mattino. Dieci giorni sono un tempo lunghissimo. Il tempo sufficiente per morire, nascere, innamorarsi, impazzire''.

Julia, una ragazza della Germania dell'Est, lavorava invece come interprete alla Fiera di Lipsia. Si innamora di un ragazzo italiano. Cominciano i pedinamenti della Stasi, le offerte di lavoro, di 'collaborazione'. ''Ero molto delusa dal mio Stato - scrive nel suo racconto autobiografico Julia - Per me era sempre stato uno Stato buono. Ma solo adesso avevo capito che era pericoloso, pericolosissimo. Non avevo assolutamente intenzione di fare la spia, di abbandonare il mio paese. Per questo - scrive ancora - avevo lasciato il mio fidanzato italiano. Ma nella stanza 118 mi avevano fatto capire che con una telefonata potevo far parte del sistema o rimanerci fuori. Per sempre''.

Tra le testimonianze, quelle raccolte nel Carcere femminile di Hoheneck da Ines Veith nel libro 'Hoheneck - Frauen in politischer Half - 1950 -1989 Erfahrungen und Erinnerungen', pubblicato nel 2001. Il racconto di una fanciulla tedesca di 18 anni innamorata di un medico russo. La tentata fuga nella Germania dell'Ovest, l'arresto del fidanzato Dimitri, la prigione, la nascita di un figlio, che la giovane donna rivide dopo 7 anni, alla caduta del Muro. ''Il piccolo Gesù nacque in una stalla - ricorda - il mio piccolo Franz in una prigione. Dopo la nascita mi dissero che mio figlio poteva stare con me solo per quattro mesi. L'avrebbero portato in un istituto. Io sarei ritornata semplice progioniera costretta ai lavori forzati. Per me era la seconda separazione nella mia vita - ricorda ancora - Ma ero ormai abituata al dolore e sapevo gestirlo''.

Hagen Koch, ex ufficiale della Stasi, ricorda la costruzione del Muro di Berlino come ''una diga anti-fascista per salvare i tedeschi dell'Est dalla malattia del capitalismo superficiale dell'Ovest. La sera del 12 agosto 1961, una domenica, soldati dell'esercito nazionale del popolo srotolavano del filo spinato lungo il confine orientale della citta' - ricorda - La mattina dopo la gente si rese conto di essere tagliata fuori da parenti, lavoro e scuola. Alcuni passavano sotto il filo, altri che avevano le case sul confine saltavano dalle finestre nel settore occidentale. I berlinesi dell'Ovest posarono materassi e coperte per ammortizzare le cadute''. ''Poi i soldati costrinsero gli abitanti a chiudere le finestre con i mattoni - continua Hagen Koch- Cominciarono dai piani bassi, anche se la gente cominciò a saltare dai piani alti''. ''Sono talmente scioccata dal comportamenti delle nostre istituzioni che non so come esprimere la mia rabbia - scrive una donna in una lettera intercettata dalla polizia delle Ddr, dopo aver assistito con il figlio di 12 anni al linciaggio di un uomo ed essere stata condotta per alcune ore in prigione - Vorrei lasciare questo Paese, al più presto. Non vorrei dover assistere, un giorno, alla scena in cui picchiano uno dei miei figli in mezzo alla strada''.

Ci sono poi i tormenti di una madre single che aveva tentato la fuga con le sue due bambine. Scoperta, era stata condotta in un carcere femminile, le adolescenti in un istituto. ''La Ddr non era altro che una dittatura con pochi soldi, con un sistema di sfruttamento delle persone, delle strutture di potere. Si reggeva su un sistema di parole false, di intellettuali corrotti, sia in politica, che nel sistema giudiziario. Non avrei mai pensato che la Ddr fosse così perfida, cosi' crudele e che le carceri in un paese socialista fossero cosi' disumane''. ''Con le mie bambine siamo state separate per 6 anni - ricorda ancora - Continuavano ad arrivarmi però i loro disegni. Cuoricini saltellanti, fiori, alberi, giardini, il sole...Tutto quello che noi avevamo sempre sognato. Mi facevano capire che credevano sempre nel nostro futuro insieme. Se loro riuscivano a tener duro, dovevo riuscirci anch'io''. E conclude: ''Quello che mi rese felice dopo la caduta del muro, fu che ritrovai nei fascicoli della Stasi le lettere che mi avevano scritto le mie bambine. E' come se qualcuno ti restituisse una parte della tua vita. Quella che ti era stata rubata''.

Tra i diari anche qualche voce 'contro'. E' quello che scrive Hans-Joachim G. dopo aver visitato per la prima volta, dopo la caduta del Muro, Berlino Ovest. ''In qualche modo ero contento di ritrovarmi nel nostro scarno, solito Est. Il casino dell'Ovest non mi era piaciuto molto. La vita dell'Ovest ci aveva aggredito sotto forma di giganteschi manifesti pubblicitari e ragazzi chiassosi. E poi Berlino Ovest era sporca come Berlino Est''.

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