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Nigeria, oltre 100 morti in una settimana. Benedetto XVI: "Mani violenti si fermino"

(Xinhua)  (Xinhua)
ultimo aggiornamento: 26 dicembre, ore 15:55
Città del Vaticano - (Ign) - La condanna del Pontefice durante l'Angelus: profonda tristezza. Si ritrovino sicurezza e serenità. E' di almeno 40 vittime il bilancio degli attentati avvenuti a Natale. Attacchi che si sommamo a quelli avvenuti nei giorni scorsi. La rivendicazione della formazione 'Boko Haram', a metà fra gruppo terroristico e setta religiosa


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Città del Vaticano, 26 dic. (Ign) - "Ho appreso con profonda tristezza la notizia degli attentati che, anche quest'anno nel giorno della nascita di Gesù, hanno portato lutto e dolore in alcune chiese della Nigeria". Così Benedetto XVI durante l'Angelus di oggi. ''La violenza - ha sottolineato il Pontefice - è una via che conduce solamente al dolore, alla distruzione e alla morte''. Poi l'"appello affinché con il concorso delle varie componenti sociali, si ritrovino sicurezza e serenità''. "La violenza - ha aggiunto - è una via che conduce solamente al dolore, alla distruzione e alla morte. Il rispetto, la riconciliazione e l'amore sono la via per giungere alla pace''. "Il Santo Natale - ha poi assicurato il Pontefice - suscita in noi, in modo ancora più forte, la preghiera a Dio affinché si fermino le mani dei violenti, che seminano morte e nel mondo possano regnare la giustizia e la pace. Ma la nostra terra continua a essere intrisa di sangue innocente".

E' di almeno 40 morti e decine di feriti il bilancio degli attentati avvenuti ieri in Nigeria. Il numero più elevato di vittime si registra nell'attacco sferrato a Madalla, nello stato confederato di Niger, a circa 45 chilometri dalla capitale federale Abuja. Nel mirino la chiesa di Santa Teresa dove una bomba è esplosa al termine della Messa di Natale. Altri attacchi si sono verificati sempre ieri a Jos, capoluogo dello stato di Plateau, e nel nord-est del Paese.

Ma questi ultimi attacchi si vanno a sommare ad altri violenti attacchi che da giorni stanno scuotendo il Paese e hanno provocato una sessatina di vittime. Una serie di scontri si sono verificati tra la polizia e un gruppo di miliziani islamici legati alla formazione 'Boko Haram', che ha rivendicato tra l'altro anche gli attentati di ieri e che nell'ultimo anno ha causato almeno 500 morti. Gli scontri sono avvenuti nella città di Damaturu e sono iniziati giovedì quando c'è stata una forte deflagrazione in città, seguita da una serie di scontri a fuoco. La situazione sembrava essere ritornata alla calma quando invece, subito dopo la preghiera del venerdì, un gruppo di miliziani islamici ha aperto il fuoco contro la polizia.

Unanime la condanna. Una "violenza insensata" la definisce la Casa Bianca, mentre il ministro degli Esteri Giulio Terzi ha parlato di "episodi orrendi". Dal Vaticano il portavoce della Santa Sede padre Federico Lombardi ha affermato che si tratta di "un'azione assurda" che dimostra "un odio cieco che non ha alcun rispetto per la vita" e alimenta l'odio e la confusione. Mentre il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, ha chiesto "la fine di tutte le violenze nel Paese".

E' dallo scorso novembre che il gruppo di Boko Haram provoca violenze nel nord della Nigeria. Da due settimane però, da quando cioè l'esercito ha iniziato una serie di azioni contro i covi dei terroristi, gli scontri a fuoco sono divenuti più frequenti.

Una settimana fa è stato infatti arrestato uno dei principali leader dei Boko Haram. Muhammed Hamza Aliyu è stato arrestato mentre cercava di fuggire dalla città settentrionale Kano dopo una sparatoria davanti alla sua casa. A metà fra gruppo terroristico e setta religiosa, si sono resi responsabili di numerosi attacchi nel nord e nel centro del paese africano. In agosto hanno rivendicato la bomba al quartiere geenrale dell'Onu ad Abuja, capitale della Nigeria, in cui sono morte 23 persone. Il nome del gruppo, nato nel 2002, significa "vietato tutto ciò che è occidentale".

La prima grossa azione dei Boko Haram risale al 2009 con l'attacco al carcere di Maiduguri in cui morirono un centinaio di persone. Nello stesso anno il primo leader del gruppo, Mohammed Yusuf, fu catturato dall'esercito e poi mori' in carcere.


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