Shoah, rabbino Haddad: ''Re salvò da deportazione gli ebrei in Marocco''
ultimo aggiornamento: 27 gennaio, ore 10:08
Rabat - (Adnkronos/Aki) - L'esponente di spicco della comunità ebraica racconta ad AKI: ''Mohammed V negò al governo francese di Vichy la lista con i nomi degli ebrei marocchini''
Rabat, 25 gen. (Adnkronos/Aki) - ''Noi ebrei marocchini siamo stati salvati da re Mohammed V. E' grazie a lui se in Marocco la Shoah non c'è stata". Tiene a ricordarlo alla vigilia del Giorno della Memoria il rabbino Yousef Haddad, esponente di spicco della comunità ebraica marocchina, che racconta ad AKI - ADNKRONOS INTERNATIONAL in che modo la casa reale salvò dalla deportazione in Germania gli ebrei che si trovavano nel paese.
"Non ho dati storici da riferire - ha spiegato il rabbino oggi ottantaquattrenne - ma ho una storia da raccontare. Negli anni Quaranta il mio paese era occupato dalla Francia e dal governo di Vichy, il quale chiese a re Mohammed V di consegnare una lista con i nomi di tutti i sudditi marocchini di fede ebraica. Il re si oppose a qualsiasi eventualità di deportazione e di discriminazione, e rispose che non esistevano in Marocco sudditi ebrei, ma solo sudditi marocchini".
Questa ricostruzione viene confermata anche da Marco Baratto, cultore di Storia del Marocco. "Ciò che racconta il rabbino marocchino - riferisce - si iscrive nella tradizione di tolleranza che fa parte della storia della monarchia di Rabat e della cultura di quel paese dove convivono ebrei, cristiani e musulmani. Il gesto di Mohammed V si iscrive in questo clima di tolleranza".
Secondo Baratto, "va considerato che il Marocco era all'epoca diviso, dal punto di vista territoriale, con la Francia di Vichy che dominava varie zone del paese e che di fatto aveva tentato di introdurre le stesse leggi anti-ebraiche che erano state approvate in Algeria. In Marocco, però, c'è stata una duplice reazione: quella di Mohammed V, che pur non governando si oppose non solo non consegnando la lista dei cittadini marocchini di religione israelitica, ma compiendo anche due gesti simbolici".
Baratto spiega come "il primo di questi due gesti fu quello di invitare alla festa del trono negli anni Quaranta una rappresentanza della comunità ebraica marocchina. Il secondo gesto avvenne quando vollero imporre di indossare la stella gialla agli ebrei marocchini. Il re rispose che dovevano ordinarne 10 in più, che era il numero esatto dei membri della famiglia reale, i quali l'avrebbero indossata. Volle condividere di fatto la situazione dei suoi sudditi di religione israelitica, impedendo l'applicazione delle norme anti-ebraiche".
Baratto ricorda infine come "questa tolleranza venne recepita dalla popolazione, tanto che quando il governo di Vichy vietò agli ebrei di esercitare la libera professione, i musulmani li aiutarono. Così fu per gli avvocati musulmani che discutevano in aula le cause studiate da quelli ebrei. Si tratta di una tradizione di tolleranza che continua, se si pensa che due mesi fa c'è stato in Marocco il primo convegno dedicato ai temi della Shoah, che a Casablanca c'è l'unico museo ebraico del mondo arabo e che re Mohammed VI ha un consigliere ebreo".
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