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Domenica vertice della Lega Araba

Siria, continua il massacro: oltre 100 morti. Cameron: serve risposta più dura possibile

Il foro di un proiettile alle finestre di un ospedale a Homs (Xinhua)Il foro di un proiettile alle finestre di un ospedale a Homs (Xinhua)
ultimo aggiornamento: 09 febbraio, ore 19:48
Damasco - (Adnkronos/Aki/Ign) - La denuncia degli attivisti: 93 vittime si registrano solo a Homs, da giorni sotto il fuoco delle forze governative. Uccisi dieci ragazzini. Strage di bebè in un ospedale. Berlino e Tripoli espellono i diplomatici siriani. Pechino riceve gli oppositori: dialogo e stop a violenze per risolvere la crisi. ''Saccheggiato sito archeologico di Palmira''


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Damasco, 9 feb. (Adnkronos/Aki/Ign) - E' di almeno 105 morti il bilancio della sanguinosa repressione messa in atto anche oggi in Siria da parte delle forze di sicurezza di Bashar al-Assad. Lo denunciano gli attivisti dei Comitati di coordinamento locale, precisando che 93 vittime si registrano solo a Homs, da giorni sotto il fuoco delle forze governative. Tra i 105 morti, secondo gli attivisti, vi sono dieci bambini e ragazzini, e si contano anche tre famiglie intere.

Oltre ai 93 morti di Homs, quattro persone sono state uccise a Maarat Al-Noman nella zona nordoccidentale di Idlib, cinque nei sobborghi della capitale Damasco (Madaya e az-Zabadani), due ad Ayn Al-Arab (Kobany) nella zona di Aleppo e una a Lattakia.

La situazione a Zabadani è ''tragica'', ha denunciato il portavoce degli attivisti del Local Free Council, Ali Ibrahim, in un'intervista alla libanese Future News. L'attivista ha affermato che le forze governative siriane stanno ''cannoneggiando la città''. Nel mirino delle forze governative, ha aggiunto, ''sono finite le moschee e una chiesa di Zabadani''. E in città, ha concluso, inizia a ''scarseggiare il cibo'', mentre tutte ''le linee di comunicazione sono state interrotte''.

La Lega Araba riprenderà la missione dei suoi osservatori in Siria, ma con la collaborazione delle Nazioni Unite, ha annunciato il Segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon, che ha definito ''disastroso'' il fallimento dell'accordo su una risoluzione che potesse portare Damasco a ''interrompere la guerra contro il suo stesso popolo''.

Sabato la Russia e la Cina hanno posto il loro diritto di veto alla risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che chiedeva le dimissioni di Bashar al-Assad e la fine delle violenze in corso in Siria da metà marzo. ''Temo che la spaventosa brutalità che abbiamo visto a Homs, con armi pesanti usate contro i quartieri di civili, è un triste preambolo del peggio che deve ancora venire'', ha detto Ban a New York.

Nel vertice in programma domenica al Cairo, i ministri degli Esteri della Lega Araba discuteranno di un possibile riconoscimento del Consiglio nazionale siriano (Cns) come legittimo rappresentante del popolo siriano, secondo quanto riporta il giornale saudita semi-ufficiale al Sharq citando fonti della Lega Araba. Fonti anonime hanno inoltre riferito al quotidiano che ''i ministri cercheranno anche una soluzione urgente per fermare la macchina della morte in Siria''.

Intanto, mentre il ministero della difesa russo fa sapere che Mosca monitora con attenzione la situazione in Siria e si oppone con forza a un intervento militare nelle questioni interne siriane, il primo ministro britannico David Cameron ha detto che nei confronti della Siria è necessario "adottare la risposta più dura possibile". "Quello che vediamo in televisione è inaccettabile - ha affermato - è orribile vedere la distruzione di Homs. E' chiaro che questo è un regime determinato a uccidere i propri cittadini". Cameron si è poi detto "molto deluso" dal veto russo e cinese alla risoluzione Onu contro Damasco.

La Germania ha deciso di espellere dal paese quattro diplomatici siriani, ha annunciato il ministro degli Esteri Guido Westerwelle. "A seguito dell'arresto di due persone sospettate di spionaggio per conto della Siria ho dato istruzioni affinché quattro dipendenti dell'ambasciata siriana a Berlino venissero espulsi", ha spiegato Westerwelle. "L'ambasciatore siriano - ha precisato - è stato informato della decisione". Ai quattro diplomatici, tre uomini ed una donna, è stato dato tempo tre giorni per lasciare il paese.

Anche il ministero degli Esteri libico ha dato 72 ore di tempo allo staff diplomatico dell'ambasciata siriana a Tripoli per lasciare la Libia. Lo ha annunciato al-Jazeera.

Si è svolto nel frattempo un primo incontro tra responsabili cinesi e una delegazione di oppositori siriani dopo il veto di Pechino e Mosca alla risoluzione del Consiglio di Sicurezza Onu sulla Siria. Il portavoce del ministero degli Esteri della Repubblica Popolare, Liu Weimin, ha rivelato che responsabili cinesi - primo tra tutti il vice ministro degli Esteri Zhang Zhijun - e una rappresentanza del Coordinamento nazionale per il cambiamento democratico, appartenente all'opposizione siriana interna, si sono seduti negli ultimi giorni intorno a uno stesso tavolo a Pechino. E dalla Repubblica Popolare, da sempre sostenitrice della via del dialogo, è giunto un nuovo invito a tutte le parti coinvolte nella crisi siriana a porre fine alle violenze.

La visita in Cina degli oppositori ''era in programma da tempo'', ha sottolineato Liu parlando con i giornalisti, come a voler negare ogni possibile legame con le reazioni suscitate a livello internazionale dalla decisione di ricorrere al veto in Consiglio di Sicurezza. Al vice ministro Zhang, ha detto il portavoce, gli oppositori hanno ribadito la speranza che Pechino ''giochi un ruolo di maggior rilievo per una rapida soluzione della crisi siriana'', che ha già fatto almeno 5.400 morti.

La Russia dal canto suo ha fatto sapere di non considerare legittima l'iniziativa 'Friends of Syria', il gruppo di contatto sulla crisi siriana proposto da Washington e rilanciato prima dalla Francia e poi dalla Turchia, che intende riunirlo "al più presto" a Istanbul. "Siamo molto cauti sui vari format che non consideriamo legittimi sulla base del diritto internazionale", ha detto Alexander Lukashevich, portavoce del ministero degli Esteri di Mosca, citato dall'agenzia Ria Novosti.

Amnesty International ha chiesto alla Russia di dire in modo chiaro, in forma pubblica o privata, al governo siriano che gli attacchi contro Homs devono cessare immediatamente. La situazione a Homs è critica, denuncia l'organizzazione, e sta producendo una grave crisi umanitaria. La Russia, aggiunge Amnesty, dovrebbe anche spiegare al governo siriano che il veto di sabato alla risoluzione del Consiglio di sicurezza non ha dato il via libera a stroncare la resistenza di Homs con ogni mezzo. Amnesty International continua a chiedere che la situazione siriana sia deferita alla Corte penale internazionale, che sia imposto un embargo totale sulle armi alla Siria e siano congelati i beni patrimoniali del presidente Bashar al-Assad e dei suoi più stretti collaboratori.


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