Usa, negata la grazia all'afroamericano Troy Davis, domani l'esecuzione
ultimo aggiornamento: 20 settembre, ore 19:21
Atlanta - (Adnkronos) - Per la sua salvezza si è mobilitata una grande campagna internazionale sulla base di enormi e consistenti dubbi sulla sua colpevolezza. Appello del Vaticano: "Non uccidetelo"
Atlanta, 20 set. - (Adnkronos) - Svanisce l'ultima speranza di bloccare l'esecuzione di Troy Davis, il condannato a morte in Georgia per la cui salvezza si e' mobilitata una grande campagna internazionale sulla base di enormi e consistenti dubbi sulla sua colpevolezza.
La commissione per la grazia della Georgia ha infatti respinto la richiesta presentata dagli avvocati del 42enne afroamericano, confermando cosi' l'esecuzione fissata per domani. L'uomo e' stato condannato a morte per l'omicidio di un agente in un parcheggio di Savannah nel 1989, ma sulla sua colpevolezza molti, da ultimo anche un ex direttore dell'Fbi, hanno avanzato dubbi.
Dal momento che il governatore della Georgia non ha il potere di fermare un'esecuzione, la commissione dello stato che decide per la liberta' sulla parola e sulla grazia era l'ultima speranza per Davis. Infatti i suoi avvocati non ritengono che il caso presenti la possibilita' di chiedere un nuovo intervento della Corte Suprema, che nel 2008 interveni' appena 90 minuti prima dell'inizio dell'esecuzione per poi pero' rifiutarsi di rivedere il caso.
E' da anni infatti che gli avvocati di Davis, con il sostegno di organizzazioni come Amnesty International, si battono per poter dimostrare l'innocenza del proprio assistito, condannato in assenza di prove materiali.
Quella di domani e' infatti la quarta data fissata per l'esecuzione di Davis: nel 2007 era stata la state board parole a bloccarla mentre il detenuto si preparava alle sue ultime ore, affermando che non si poteva procedere a meno che "tutti i suoi membri erano convinti senza alcun ragionevole dubbio della colpevolezza dell'accusato". Da allora nel board sono entrati tre nuovi membri.
Per la grazia in favore di Troy si sono espressi il Papa, l'ex presidente americano Jimmy Carter, ma la voce che ha maggiormente colpito e' quella di William Session, un ex giudice distrettuale del Texas che ha guidato l'Fbi sotto Ronald Reagan, George Bush sr. e Bill Clinton, che ha chiesto di tramutare la sentenza di morte in ergastolo di fronte ad "ampi ed pervasivi dubbi" del condannato.
L'arma del delitto non e' mai stata trovata, come non esistono prove fisiche che colleghino all'omicidio Davis che si proclama innoncente indicando in un altro uomo presente sulla scena del delitto il colpevole. "Seri dubbi sulla colpevolezza di Davis, aumentati dalle ritrattazioni dei testimoni, le accuse di confessione estorte rivolte alla polizia, e la mancanza di rilevanti prove fisiche, pesano sulla sua condanna", ha scritto Session, che e' favorevole alla pena di morte, in un articolo pubblicato sull'Atlanta Journal-Constitution.
Davis è diventato un simbolo per gli attivisti contrari alla pena capitale e la sua condanna e' oggetto di numerose contestazioni anche a sfondo razziale in quanto Davis e' un afroamericano accusato di aver ucciso un poliziotto bianco. Ancora ben 7 testimoni su 9 hanno ritrattato mentre, si spiega, non e' mai stata ritrovata l'arma del delitto e le prove per la colpevolezza di Davis sono scarse.
Un estremo appello per la grazia arriva intanto dal Vaticano "affinche' il sistema penitenziario possa, in questo caso, salvare una vita e mirare a una conversione e trasformazione del condannato - afferma il cardinale Peter Turkson, presidente del Pontificio consiglio giustizia e pace rivolgendosi alle autorita' americane -. Pensiamo che se riusciamo a provocare una conversione e un cambiamento di vita, questo puo' aiutare un sistema che favorisce la reintegrazione nella societa', anziche' eliminare una vita''.
Il cardinale ha precisato di non voler entrare nello specifico della sentenza e quindi non si pronuncia sul fatto che ''sia meritata o no'', diciamo pero', ha aggiunto, ''che il Signore e' venuto perche' la vita abbia la sua pienezza''.
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