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Wangari Maathai, la "madre degli alberi"

ultimo aggiornamento: 26 settembre, ore 14:49
Nairobi - (Adnkronos/Dpa) - Nel 2004 arrivò il Nobel per "il suo contributo alle cause dello sviluppo sostenibile, della democrazia e della pace". Lascia in eredità oltre 30 milioni di alberi piantati e una rete attiva di centinaia di piccole comunità per la difesa dell'ambiente, animate principalmente da donne


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Nairobi, 26 set. (Adnkronos/Dpa) - In Kenya la chiamavano con rispetto Mama Miti, la "madre degli alberi". Ed è infatti dagli alberi che è partito il movimento ecologico e di liberazione della donna fondato da Wangari Maathai, prima donna africana a ricevere il nobel per la Pace, morta ieri di un tumore all'età di 71 anni.

Nata nell'aprile 1940 in una famiglia modesta nella cittadina keniota di Nyeri, la Maathai è stata la prima donna dell'Africa orientale a ottenere un Phd in biologia negli Stati Uniti e la prima a guidare un dipartimento universitario in Kenya. Ma il grande impegno della sua vita è stato la creazione del Green Belt Movement, un movimento per la riforestazione del Kenya che è partito a livello di piccole comunità locali per espandersi a tutto il paese africano e oltrepassarne poi i confini. In prima linea per piantare nuovi alberi sono state soprattutto le donne, facendo del Green Belt un diffuso strumento di emancipazione.

Il movimento "ha dato un senso di speranza e potere alle donne comuni - spiegava la Maathai - donne che sapevano a mala pena leggere e scrivere si univano al movimento. Le donne hanno risposto in fretta perché vedevano nella causa comune un modo di aiutare tutta la comunità". Inizialmente il presidente keniota Daniel Arap Moi aveva sostenuto l'azione della Maathai. Poi, quando nei primi anni Novanta la biologa criticò un progetto governativo per la costruzione di un palazzo di 60 piani in un parco di Nairobi, Moi rispose con la forza. La Maathai fu ripetutamente minacciata e fermata dalla polizia.

Riferendosi chiaramente alla futura premio Nobel, Moi disse allora che chi si opponeva al progetto di costruzione aveva "insetti nella testa". Aggiungendo che era "anti africano e inimmaginabile" che le donne potessero sfidare gli uomini. Nel 1999 la Maathai fu duramente picchiata dalla polizia mentre piantava alberi nella foresta di Karura a Nairobi, suscitando le proteste delle organizzazioni internazionali per i diritti umani.

La "madre degli alberi" si candidò diverse volte in parlamento, ma riuscì a entrarvi solo nel 2002 quando il partito di Moi passò all'opposizione. Fra il 2003 e il 2005 la Maathai fu nominata vice ministro per l'Ambiente nel governo del presidente Mwai Kibaki. "Almeno non devo passare le mie giornate nelle celle della polizia - commentò allora - ora è divertente incontrare gli stessi poliziotti che mi inseguivano con armi e bastoni. Oggi sono molto rispettosi e mi salutano ovunque vada".

Nel 1984, la Maathai fu insignita del premio svedese Right Livelihood Award, spesso chiamato il Nobel alternativo. Nel 2004 arrivò il vero e proprio Nobel per "il suo contributo alle cause dello sviluppo sostenibile, della democrazia e della pace". Il premio le permise di girare il mondo per diffondere le sue idee. Oggi lascia in eredità oltre 30 milioni di alberi piantati e una rete attiva di centinaia di piccole comunità per la difesa dell'ambiente, animate principalmente da donne. E, al centro di Nairobi, il grande polmone verde del parco di Uhuru è il risultato tangibile di una delle sue maggiori vittorie. Lascia tre figli, Waweru, Wanjira e Muta, oltre a una nipote, Ruth.


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