Oggi l'incontro fra i due leader sotto lo sguardo vigile di Hillary Clinton
Il presidente americano Barak Obama riceve il premier israeliano Netanyahu (Xinhua)
Washington, Netanyahu incontra Abbas. Nuovo round di negoziati 14 e 15 settembre
Il presidente americano Barak Obama riceve il premier israeliano Netanyahu (Xinhua)
ultimo aggiornamento: 02 settembre, ore 19:37
Washington - (Adnkronos/Ign) - Il premier di Israele: "Venga riconosciuto il nostro Stato come nazione del popolo ebraico". Abu Mazen: "Inizi una nuova era che porti giustizia e sicurezza". L'auspicio del Pontefice per una pace stabile. Ieri nuovo agguato contro i coloni a Ramallah. Hamas: "La lotta armata continuerà". Con 'Miral' Schnabel porta al Lido la questione palestinese
Washington, 2 set. (Adnkronos/Ign) - "Una pace vera, duratura, potrà essere raggiunta solo attraverso concessioni reciproche e dolorose da entrambe le parti". A dichiararlo, in apertura dei negoziati diretti di pace a Washington, è stato il premier israeliano Benjamin Netanyahu a Washington.
"Il popolo di Israele, e io come primo ministro, siamo pronti ad intraprendere questo cammino e percorrere una lunga strada in breve tempo per arrivare ad una pace vera e duratura che porti alla nostra gente sicurezza e prosperità".
"Dobbiamo passare da un disaccordo all'intesa, un grosso compito", ha avvertito ma ha aggiunto che i due pilastri della pace "che ci consentiranno di risolvere tutte le questioni ancora aperte sono la legittimita' e la sicurezza".
Rivolto al presidente palestinese Mahmoud Abbas, Netanyahu ha sottolineato: "Come voi vi aspettate che riconosciamo uno stato palestinese come stato nazione del popolo palestinese, noi ci aspettiamo che riconosciate Israele come stato nazione del popolo ebraico".
Una richiesta che Abu Mazen ha colto nella sua replica, ribadendo la sua determinazione a porre fine al conflitto mediorientale ed avviare "una nuova era per i popoli israeliano e palestinese che porti pace, giustizia e sicurezza per tutti" il presidente palestinese Abu Mazen, intervenuto a Washington in apertura dei negoziati diretti di pace. La sicurezza è fondamentale per raggiungere questo obiettivo, ha aggiunto Abbas, sottolineando come "la pace sia vitale non solo per Palestina ed Israele ma anche per l'intera regione".
Abbas ha quindi condannato gli ultimi episodi di violenza a Ramallah, dove uomini armati hanno aperto il fuoco contro un veicolo ferendo due israeliani. "Non possiamo consentire a nessuno di fare qualcosa che mini la vostra e la nostra sicurezza", ha aggiunto guardando Netanyahu.
Abbas ha anche chiesto nuovamente a Israele di bloccare tutte le attivita' di costruzione negli insediamenti e rimuova completamente l'embargo contro la Striscia di Gaza, controllata dal movimento di resistenza islamico Hamas. ''Chiediamo al governo israeliano di procedere con il suo impegno a bloccare tutte le attivita' negli insediamenti e a rimuovere completamente l'embargo contro la Striscia di Gaza'', ha detto Abbas, citato da 'Ynet', il sito web del quotidiano israeliano 'Yedioth Ahronoth'.
Con un chiaro riferimento agli attacchi contro gli israeliani in Cisgiordania, il leader dell'Anp ha quindi sottolineato come ''noi non vogliamo spargimenti di sangue''. ''Vogliamo - ha detto - che le popolazioni dei due Paesi conducano vite normali''.
"So che la decisione di sedere a questo tavolo non e' stata facile. Avete compiuto un passo importante per liberare i vostri popoli dal legame con una storia che non possiamo cambiare, per muovervi in direzione di un futuro di pace e dignita' che solo voi potete creare". Con queste parole il segretario di Stato americano Hillary Clinton ha accolto i protagonisti dei colloqui di pace diretti.
"A coloro che criticano questo processo...- ha affermato la Clinton - io chiedo di unirsi a questo sforzo. Ora e' il momento di iniziare a dare un contributo al progresso". "Per parte nostra, gli Stati Uniti si sono impegnati ad appoggiare pienamente questi colloqui", ha ancora affermato.
"Noi crediamo, primo ministro e presidente, che possiate riuscire e riteniamo che rientri negli interessi nazionali degli Stati Uniti che lo facciate. Ma non possiamo imporre una soluzione e non lo faremo. Solo voi potete prendere le decisioni necessarie a raggiungere un accordo e garantire un futuro pacifico per il popolo israeliano e palestinese".
Il successo di questi negoziati dipendera' dalla "pazienza, persistenza e leadership", ha poi aggiunto la Clinton, secondo la quale la vera prova di questi negoziati non sara' "il primo giorno, ne' l'ultimo". "Saranno tutti quei lunghi giorni nel mezzo"."Se andrete avanti in buona fede, potremo risolvere tutte le questioni essenziali in un anno".
Il prossimo round di negoziati si terrà il 14 e 15 settembre nella regione mediorientale, così come ha spiegato il mediatore americano per la regione, George Mitchell.
Ieri il presidente americano Barak Obama aveva ricevuto separatamente alla Casa Bianca Netanyahu, il presidente dell'Autorita' Nazionale Palestinese Abu Mazen, Mubarak e il re Abdullah di Giordania. Poi ha riunito tutti per una cena di lavoro. "Questa e' un'opportunita' che potrebbe non ripetersi", ha avvertito Obama, la cui amministrazione si e' strenuamente impegnato per la ripresa del dialogo. "Il lavoro duro comincia adesso - ha dichiarato- Ne' il sucesso, ne' il fallimento sono inevitabili, ma se non ci proviamo il fallimento sara' garantito".
Netanyahu ha chiamato ieri Abu Mazen suo "partner per la pace" e si e' detto pronto a raggiungere "uno storico compromesso", pur ricordando che ogni accordo deve tener conto della sicurezza d'Israele. Abbas ha detto di volersi impegnare con forza "malgrado le difficolta'". Ma ha subito sottolineato quello che sara' il primo scoglio del negoziato: la prossima fine, il 26 settembre, dei dieci mesi di congelamento dell'attivita' edilizia negli insediamenti israeliani.
E dalla Santa Sede, dove oggi il Papa ha incontrato Shimon Peres, è stato espresso l'auspicio che la ripresa dei negoziati diretti fra Israele e Palestinesi ''aiuti a raggiungere un accordo rispettoso delle legittime aspirazioni dei due Popoli e capace di portare una pace stabile in Terra Santa e in tutta la Regione''. E' stata quindi ribadita la condanna di ogni forma di violenza e la necessità di ''garantire a tutte le popolazioni dell'area migliori condizioni di vita''.
Intanto però la tensione è sempre altissima nei Territori. La polizia israeliana e' stata messa in stato di massima allerta, nel timore di nuovi attacchi contro i coloni per sabotare l'avvio dei colloqui di pace. Lo ha riferito il capo della polizia Mickey Rosenfeld, spiegando che un maggior numero di forze e' stato dispiegato in Cisgiordania dopo gli attacchi degli ultimi due giorni. "Potrebbero esserci altri attacchi", ha avvertito anche il generale Nitzan Alon, intervistato dalla radio dell'esercito israeliano.
Hamas, che si oppone ai negoziati, ha rivendicato i due attacchi in Cisgiordania contro auto guidate dai coloni. Nel primo, avvenuto martedi' sera presso Hebron, sono stati uccisi due uomini e due donne, una delle quali incinta. Nel secondo, avvenuto ieri sera vicino Ramallah, un uomo e' stato ferito gravemente mentre una donna ha riportato solo ferite leggere.
Per il movimento di resistenza islamico, i negoziati di pace a Washington "soono illlegittimi e le decisioni che verranno prese non impegneranno il popolo palestinese" ha affermato il portavoce di Hamas, Sami Abu Zuhri. "E' inutile dare un anno di tempo alle parti per vedere i risultati di questi negoziati diretti - ha spiegato - perche' sono 20 anni che si parla di trattative e non abbiamo mai ottenuto niente, se non ulteriori morti, nuove colonie e soprusi ai danni dei palestinesi. Dare un altro anno a loro vuol dire dare altro tempo per ingannare l'opinione pubblica".
Zuhri ha ribadito che "le operazioni di resistenza armata continueranno". Infine il portavoce ha accusato l'Anp di aver arrestato 550 militanti di Hamas in Cisgiordania dopo l'attacco di Hebron e di aver condotto le indagini contro i militanti del gruppo in cooperazione con le forze israeliane.
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