Un successo 'made in Naples' che attraversa 4 continenti
Menniti (Harmont&Blaine): ''Puntiamo a +20-25% fatturato nel 2012''
ultimo aggiornamento: 04 febbraio, ore 16:31
Milano - (Adnkronos) - L'amministratore delegato del gruppo di abbigliamento con il marchio del 'Bassotto': "Abbiamo chiuso il 2011 con 14-15% di incremento e contiamo di farlo anche nell'anno più difficile in assoluto per la nostra economia''
Milano, 4 feb. (Adnkronos) - Aumento a due cifre, anche in tempo di crisi, per Harmont & Blaine. Un successo 'made in Naples' che attraversa 4 continenti. "Abbiamo chiuso il 2011 con 14-15% di incremento e contiamo di farlo anche nell'anno più difficile in assoluto per la nostra economia. Nel 2012 contiamo di chiudere con una crescita del fatturato fra il 20-25%". Ad annunciarlo all'Adnkronos è Domenico Menniti, amministratore delegato del gruppo di abbigliamento con il marchio del 'Bassotto'.
Un fatturato di 49 milioni di euro nel 2010, 950 negozi e 40 boutique monomarca sparsi nel mondo, "dal 2011 siamo riusciti a crescere da allora di 13 volte, del 1300%. Probabilmente avremmo potuto fare anche qualche numero in più, ma questo sarebbe andato a discapito del consolidamento dell'immagine e della qualità", spiega l'ad di Harmont & Blaine.
Napoletano d'adozione, alla guida di un'azienda con una tradizione familiare, Menniti ama le sfide e non abbandona la sede a Caivano, comune dell'hinterland campano. "Non è una scelta di coraggio, ma di vigliaccheria. Non c'è nessun motivo reale che ci tenga legati a questo territorio. Una logica imprenditoriale pura vedrebbe il trasferimento di questa azienda non solo verso l'Italia del Nord, ma fuori confine".
Una possibilità che "se si continua così è più di un rischio. Dovessi pensare a un trasferimento, mi trasferirei dove i patti sono chiari tra Stato e contribuente". Inutile nascondere che al Sud bisogna fare i conti con "diseconomie del territorio" e una "serie di viscosità" che mettono a dura prova spirito imprenditoriale e di sopravvivenza.
Il 'made in Italy', però, può farcela a patto di "partire con uno studio molto serio dei mercati e un'azione politica molto forte. Gli accordi devono essere fatti tra Stati, bisogna che si muova la diplomazia, che si pensi a realizzare accordi che aprano i mercati. Poi ce la andremo a giocare con la bontà e l'appeal del nostro prodotto".
Per Menniti "bisogna che vengano consultati operatori che abbiano esperienza e non che abbiano solo un bel nome. Riuscire ad arrivare in paesi come la Cina, Hong Kong, in Russia o a Dubai da soli è una cosa veramente complessa e difficile, quando dall'altra parte si vede la presenza massiccia della diplomazia industriale".
E l'invito è a "fare sistema. Con l'iniziativa del singolo non si può competere, né con le missioni alla 'Marco Polo' con centinaia di persone, di funzionari e di enti ma senza avere un piano strategico. Non si può affrontare - conclude - il mercato cinese o americano come se si affrontasse il mercatino rionale sotto casa".
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