News > Politica > Processo breve, le stime dell'Anm: ''Prescritti il 50% dei procedimenti a Roma, Bologna e Torino''
''Smentite clamorosamente le rosee previsioni del ministro della Giustizia''
Processo breve, le stime dell'Anm: ''Prescritti il 50% dei procedimenti a Roma, Bologna e Torino''
ultimo aggiornamento: 23 novembre, ore 19:39
Milano (Adnkronos/Ign) - A Firenze, Napoli e Palermo riguarderà una percentuale tra il 20 e il 30%. Secondo Alfano ''solo l'1% dei procedimenti sarà prescritto''. Il Guardasigilli a Spataro: ''La giustizia? Dovrebbe funzionare come un'azienda. Chiederò più risorse, so di potere contare sulla disponibilità dell'intero governo e di tutti coloro che credono nella giustizia''. Processo breve, ddl sbarca martedì al Senato
Roma, 23 nov. (Adnkronos/Ign) - Con il ddl sul processo breve sarà prescritto il 50% dei procedimenti pendenti a Roma, Bologna e Torino. La stima è stata fatta dall'Associazione nazionale magistrati. A Firenze, Napoli e Palermo, mette in luce il sindacato delle toghe, l'estinzione riguarderà una percentuale di processi compresa tra il 20 e il 30%.
"Eccoli - si legge in una nota - i numeri che il ministro ritiene che l'Anm, non possieda: Roma, Bologna e Torino oltre il 50%, Firenze, Napoli e Palermo, tra il 20 e il 30%. Sono queste - si spiega - le percentuali dei procedimenti in fase di udienza preliminare e dei dibattimenti in primo grado già prescritti, o dei quali sarebbe imminente la prescrizione, in caso di entrata in vigore del ddl sul processo breve".
Dati che smentiscono "clamorosamente le rosee previsioni" del ministro Alfano, che alla Camera aveva parlato dell'1% della prescrizione dei procedimenti interessati dal ddl. Una rilevazione, si precisa, compiuta nei tribunali capoluogo dei maggiori distretti. L'Anm sottolinea come "sebbene si tratti dei primi dati comunicati dagli uffici giudiziari, sono calcolati su un campione particolarmente significativo e rappresentativo, poiché provengono dai Tribunali delle grandi città". Il sindacato delle toghe ora si aspetta "una discussione serena ma informata, che si estenda anche alla legge finanziaria e alle residue possibilità di prevedere risorse e stanziamenti adeguati al rilancio della giustizia".
I vertici dell'Anm Luca Palamara e Giuseppe Cascini sottolineano che nei prossimi giorni "anche in occasione del Salone di Rimini, dove saranno presenti tutte le componenti della giustizia, potremmo fornire fati più completi e confrontarci con gli altri protagonisti del processo, senza dimenticare le vittime del reato".
La nota rileva che "quel che non è possibile immaginare è che giudici e pm, ma anche gli organi di polizia giudiziaria possano continuare a svolgere serenamente e con impegno il proprio lavoro, sapendo che la metà della loro attività sfumerà certamente entro il primo grado di giudizio. Ne si pensi che le percentuali, aritmeticamente inferiori che risulterebbero tenendo conto di tutti i procedimenti per i quali sia stata esercitata l'azione penale, potrebbero tranquillizzare: la prescrizione - concludono - evidentemente matura in corso di giudizio e la sorte è quella che emerge dai primi numeri sia nei dibattimenti sia nei procedimenti in fase di udienza preliminare".
I dati dell'Anm arrivano dopo che oggi il ministro della Giustizia, Angelino Alfano aveva invitato apertamente il sindacato delle toghe a fornire delle cifre circa il numero dei procedimenti che verrebbero prescritti nel caso in cui il processo breve diventasse legge. ''Io ho parlato dell'1% dei procedimenti. Sia Spataro che l'Anm continuano ad attaccare quel dato, senza fornire un'alternativa - ha dichiarato il Guardasigilli -. Questo dimostra che non hanno numeri alternativi da offrire e che cioè non riescono a contraddirmi nel merito''.
''Alcuni giornali hanno parlato di 600mila procedimenti che andrebbero prescritti, altri di 100mila - ha continuato Alfano - mi rendo conto che alcuni magistrati non prendano come fonte l'Unità e la Repubblica perché si rendono conto che sono fallaci''. Il Guardasigilli è quindi tornato a sottolineare la necessità di ''rendere i tempi della Giustizia compatibili con le esigenze dei citatdini''.
Poi, rispondendo alle affermazioni del procuratore aggiunto di Milano, Armando Spataro, che ieri aveva parlato di logiche aziendali nei progetti di riforma del governo per il sistema giudiziario, ha sottolineato: ''La giustizia italiana dovrebbe andare bene come un'azienda che funziona, perché dovrebbe dare un utile, e cioè rendere giustizia rapidamente ai cittadini''.
Questa ''è l'unica cosa che condivido. Quando Spataro accusa il governo di essere animato e assistito anche da logiche aziendali - ha continuato - io lo rivendico con orgoglio''. Per il ministro della Giustizia ''il senso negativo, quasi di disprezzo, con cui è stata usata la parola 'aziendale', rende ragione di come alcuni vivano l'efficienza del sistema della giustizia''. Secondo Alfano ''evidentemente nessuno di quelli che ci attaccano con un'ostilità preconcetta si rende conto che se oggi la giustizia italiana fosse valutata secondo canoni aziendali, sarebbe sull'orlo del fallimento''.
''In Finanziaria chiederò maggiori risorse per la Giustizia'', ha poi annunciato il Guardasigilli. So ''di potere contare sulla disponibilità dell'intero governo, del Pdl, del presidente della Camera e di tutti coloro che credono nel funzionamento della giustizia per avere maggiori risorse'', ha aggiunto. Servono ''da un lato riforme legislative, dall'altro - ha concluso - regole di efficienza anche aziendale che siano supportate economicamente''.
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| barone rosso ha scritto (23/11/2009 - ore 13:06) | segnala un abuso |
| Il signor Alfano dimentica forse che la logica aziendale a cui vorrebbe si ispirasse la giustizia italiana è a sua volta dettata dal suo padrone aziendale che con ignoranza e sprezzo della Costituzione vorrebbe assoggettare a sé anche l'Italia intera. L'avvocato Alfano dovrebbe ricordarsi chi lo paga, prima di alzare il ditino puntiglioso. | |
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