News > Politica > Napolitano: ''Non c'è ancora clima propizio per le riforme. Il ruolo del Parlamento è stato compresso''
Discorso al Quirinale per gli auguri con le alte cariche dello Stato
Giorgio Napolitano al Quirinale per gli auguri con le alte cariche dello Stato (foto dal sito del Quirinale)
Napolitano: ''Non c'è ancora clima propizio per le riforme. Il ruolo del Parlamento è stato compresso''
Giorgio Napolitano al Quirinale per gli auguri con le alte cariche dello Stato (foto dal sito del Quirinale)
ultimo aggiornamento: 21 dicembre, ore 19:52
Roma - (Adnkronos/Ign) - Il presidente della Repubblica: ''Gli equilibri istituzionali sono stati distorti per l'uso dei decreti''. Quindi il monito: ''Non si paventino complotti contro il governo''. Sull'aggressione a Berlusconi: ''Violenza sia motivo di ripensamento collettivo''. Ai militari in missione: ''Serenità difficile anche in patria''. Riforme, Bersani: ''Confronto sì ma in Parlamento, non c'è bisogno di un vertice con Berlusconi''
Roma, 21 dic. (Adnkronos/Ign) - "Non si paventino complotti che la Costituzione e le sue regole rendono impraticabili contro un governo che goda della fiducia della maggioranza in Parlamento". Lo ha detto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel discorso al Quirinale per gli auguri con le alte cariche dello Stato. "Ancoriamo - ha proseguito il presidente - il gioco politico democratico alla stabilità delle istituzioni, facciamo affidamento sulle garanzie che esse offrono".
Il forte monito di Napolitano ha riguardato anche le riforme. "Siamo dinanzi a problematiche che richiederebbero il massimo di condivisione e di continuità nel tempo - ha avvertito il capo dello Stato - anche al di là dell'alternarsi delle maggioranze politiche perché sono messi in gioco impegni e interessi nazionali di lungo periodo". Tuttavia "ancora non si vede in tal senso un clima propizio nella nostra vita pubblica, una consapevolezza comune a maggioranza e opposizione in Parlamento: che dovrebbero abbracciare egualmente l'aspetto del funzionamento e della riforma delle istituzioni".
E indica nella ''più larga condivisione'', ''la strada maestra per le riforme istituzionali". Il presidente ha ricordato a questo proposito alcuni "non trascurabili momenti di unità" che si sono realizzati quest'anno, "l'ampia convergenza nell'approvazione di una legge impegnativa come quella del federalismo fiscale o di una riforma significativa come la nuova legge di contabilità e finanza pubblica".
Il presidente della Repubblica ha poi evidenziato come nell'ultimo anno sia stato "compresso l'esercizio del ruolo del Parlamento", mentre "il governo ha esercitato intensamente i suoi poteri". "E' un fatto innegabile che nel 2008-2009 il governo ha esercitato intensamente i suoi poteri, non ha trovato alcun impedimento, a nessun livello, a decidere e attuare tutti i provvedimenti che ha giudicato opportuni per reagire alla crisi finanziaria ed economica. E' stato invece compresso l'esercizio del ruolo del Parlamento: ruolo che - ha rimarcato il presidente - si esplica non solo con la libertà di discutere, ma con la libertà di pronunciarsi attraverso il voto sulle disposizioni di legge sottoposte al suo esame e sulle relative proposte di modifica. Ed è stata nello stesso tempo gravemente condizionata e colpita la qualità della produzione legislativa".
Il presidente della Repubblica ha criticato il "continuo succedersi di decreti legge". "Il loro divenire sempre più sovraccarichi ed eterogenei nel corso dell'iter parlamentare di conversione - ha spiegato - la pratica del ricorso, in fase conclusiva, ad abnormi accorpamenti di norme in maxi articoli su cui apporre la fiducia, hanno continuato a produrre evidenti distorsioni negli equilibri istituzionali e nelle possibilità di ordinato funzionamento dello Stato, dell'amministrazione chiamata ad attuare le leggi e dell'amministrazione della giustizia". Napolitano ha ricordato che non si tratta di fenomeni dell'ultimo anno: "Si tratta, lo ripeto, di fenomeni non nati nel 2009, ma emersi e radicatisi in un tempo ben più lungo e che tendono a consolidarsi e aggravarsi".
Il capo dello Stato ha fatto poi riferimento all'aggressione subita dal premier. "Ci incontriamo oggi a breve distanza di tempo dalla brutale aggressione al presidente del Consiglio - ha detto - al quale rinnovo i sensi della mia solidarietà personale e istituzionale e fervidi auguri di pronto ristabilimento". "E' stato un fatto assai grave - ha rimarcato - di abnorme inconsulta violenza, che ha costituito motivo non solo di profondo turbamento ma anche di possibile (ne abbiamo visto i primi segni) ripensamento collettivo". Il contrastare un clima di violenza, ha avvertito, è "un dovere cui nessuno può sottrarsi specialmente dopo quel che è accaduto a Milano il 13 dicembre".
"Stiamo attenti - ha quindi ammonito - a non lacerare quel fondo di tessuto unitario che si mostra vitale e che è condizione essenziale per affrontare le sfide e i rischi del nostro tempo". "Di qui - ha proseguito - il mio richiamo di alcune settimane fa perché si fermasse 'la spirale di una crescente drammatizzazione delle polemiche e delle tensioni tra le parti politiche e tra le istituzioni'. Un richiamo dettato anche dal dovere di prevenire ogni degenerazione verso un clima di violenza".
Napolitano ha però anche sottolineato che se è vero che in Italia c'è "una conflittualità che va ben oltre il tasso fisiologico" in tante occasioni il nostro Paese ha saputo essere unito. "L'Italia non è, come talvolta si scrive, un Paese 'diviso su tutto'", ha detto il presidente della Repubblica, ricordando alcuni momenti significativi di unità come è successo durante il G8 all'Aquila, nell'omaggio ai caduti in Afghanistan e ancora nella risposta al terremoto in Abruzzo che "ha potuto contare su una vasta solidarietà e mobilitazione nazionale" e che "costituisce una pagina all'attivo dell'Italia e della sua immagine internazionale nel 2009".
Ed ancora, ha aggiunto Napolitano, "l'Italia è stata ed è unita attorno alle forze dello Stato che garantiscono la sicurezza dei cittadini e delle istituzioni; unita, al di là della naturale dialettica tra maggioranza e dell'opposizione sui termini generali dell'indirizzo di governo, attorno a tutti i protagonisti dell'impegno e dei successi della lotta contro la mafia e contro le altre organizzazioni criminali".
Sulla giustizia, l'opinione del capo dello Stato è che "per stabilire un più corretto rapporto tra politica e giustizia, insieme con comportamenti più misurati e costruttivi, occorrono modifiche sia di leggi ordinarie sia di clausole costituzionali". "E' questo d'altronde che si intende - ha proseguito il presidente della Repubblica - quando si parla di riforma della giustizia, oltre che far riferimento a interventi come quelli che il governo ha sottoposto al Parlamento in materia di processo civile e di processo penale e che si auspica assumano svolgimenti più organici e di più ampio respiro".
Napolitano non ha mancato infine di sottolineare alcuni ''temi obbligati'': "Occupazione per i giovani, sviluppo del Mezzogiorno come condizione per il rilancio, su basi più larghe, dello sviluppo nazionale nel suo complesso: sono questi alcuni dei temi obbligati di un confronto e di un'azione che si proiettino oltre la crisi che abbiamo attraversato e con cui continuiamo a fare i conti, che guardino già al dopo, e mirino a creare le condizioni di una crescita dell'economia italiana più sostenuta ed equilibrata che negli ultimi 10-15 anni".
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| Peter ha scritto (22/12/2009 - ore 15:41) | segnala un abuso |
| Il Capo dello Stato ammonisce sempre per una più coesa e fattiva collaborazione delle forze politiche ma queste sembrano piuttosto indolenti e come se Parlasse ai sordi che non intendono sentire. Prima smettono di accapigliarsi e meglio sarà perchè sappino che i cittadini ne hanno piene i pantaloni; alle volte mi sembra che i bambini siano più seri. | |
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