Oggi in aula il voto sul rendiconto Premier: "Dopo deciderò che fare"
Silvio Berlusconi (Adnkronos)
ultimo aggiornamento: 08 novembre, ore 10:03
Roma - (Adnkronos/Ign) - Il premier interviene per smentire le voci su imminenti dimissioni rilanciate da Giuliano Ferrara: "Fiducia su lettera Ue. Voglio vedere in faccia i traditori". Gianni Letta: "Impegni presi restano anche se il governo cambia". Crosetto: ''Non sono io al telefono con Bechis''. Borsa, indiscrezioni di stampa nel mirino della Consob: rischio listini condizionati. Anche la Carlucci passa all’Udc. Maroni: "La maggioranza non c'è più". Marina Berlusconi al padre: "Contro di te l'Italia degli irresponsabili"
Roma, 8 nov. (Adnkronos/Ign) - "Non capisco come siano circolate le voci delle mie dimissioni, sono destituite di ogni fondamento. Domani (oggi, ndr.) si vota il rendiconto alla Camera, quindi porrò la fiducia sulla lettera presentata a Ue e Bce. Voglio vedere in faccia chi prova a tradirmi". Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ieri è intervenuto per mettere a tacere le voci inseguitesi per tutta la mattinata che parlavano di sue dimissioni.
E in serata, in collegamento telefonico con l'iniziativa di partito 'Ripartiamo da qui' per il rilancio del Pdl sul territorio, alla Villa Reale di Monza, si dice ''convinto che il voto confermerà la maggioranza per fare quello che ci è stato chiesto dalla Ue e per completare le riforme''. ''Andiamo avanti - scandisce il premier - dobbiamo essere pronti a lottare perché se ci fosse un ribaltone con un governo, non eletto, con la sinistra, si verificherebbe il contrario della democrazia''.
A lanciare il tam tam sulel dimissioni ieri sono stati il direttore de 'Il Foglio' Giuliano Ferrara e Franco Bechis, vice direttore di 'Libero'. "Che Silvio Berlusconi stia per cedere il passo è cosa acclarata, è questione di ore. Alcuni dicono di minuti", afferma Ferrara, mentre Bechis, via Twitter, scrive: "Devo rettificare quel che ho detto ad Omnibus. Ora ho notizie dirette. Berlusconi si dimette".
Le indiscrezioni sembravano concordare con quanto detto in mattinata dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta: "Nel passaggio, non è che lo stia auspicando, da un governo all'altro, gli impegni assunti non è che si rinnovano o cambiano, continuano. Si chiama principio della continuità amministrativa". Letta, rispondendo a chi gli chiedeva se l'accordo sui fondi strutturali con le Regioni del Sud e la Commissione Ue, nell'ambito delle misure anticrisi, rischia di essere messo in forse in caso di caduta del governo, ha aggiunto: ''Posso garantire che il patto sottoscritto resiste a qualunque evento, ammesso che eventi di quel tipo ce ne siano".
E nonostante le parole del premier, Giuliano Ferrara rilancia e spiega: "La via d'uscita c'è. Invece di prolungare l'agonia, Berlusconi si presenta alle Camere, chiede la fiducia per varare la legge di stabilità e il maxiemendamento, annuncia che si dimetterà un minuto dopo e chiede le elezioni a gennaio. Di questo si discute". Il direttore de 'Il Foglio' conferma inoltre di aver "raccolto e riproposto voci note su un imminente passo di Berlusconi per sottrarre il paese e sé stesso a un'incertezza radicale, a un'agonia politica senza capo né coda". Per Ferrara poi "la dichiarazione di Gianni Letta sulle misure economiche che restano, secondo il principio di continuità amministrativa, anche quando il governo cambia, mi sembra molto più autorevole della mia, e molto indicativa di ciò di cui si discute".
Il premier si prepara quindi al redde rationem in Parlamento, che non sarà però oggi pomeriggio, quando a Montecitorio si voterà sul rendiconto generale dello Stato, già bocciato dalla Camera nelle settimane scorse. Nonostante i numeri della maggioranza sempre più in bilico, il provvedimento dovrebbe infatti passare. Il futuro del governo potrebbe decidersi tra mercoledì e giovedì, prima con l'intervento di Berlusconi e poi 24 ore dopo con il voto di fiducia. La situazione sembra quindi arrivata al tornante decisivo. Per questo, dopo una giornata passata a Milano per fare il punto con la famiglia e i vertici di Mediaset e per un confronto con la Lega, il Cavaliere rientra a Roma in serata. Berlusconi ha deciso di giocare in prima persona la partita per salvarsi e salvare l'esecutivo.
Per il momento i deputati di Pid, Pippo Gianni, Michele Pisacane, Giuseppe Ruvolo e la senatrice Maria Pia Castiglione assicurano, finché Saverio Romano sarà ministro, il loro voto di fiducia al governo.
Il ministro per l'Attuazione del programma di Governo, Gianfranco Rotondi, uscendo da Villa San Martino ad Arcore dove ha incontrato Berlusconi, si dice ottimista: "Il lavoro continua, siamo al servizio del Paese. Continuiamo a lavorare e siamo sereni. Credo che conserveremo la maggioranza. Con la crisi doveva scattare la coesione nazionale, invece Casini e Bersani vanno a cercare i nostri parlamentari".
Anche il ministro del Welfare Maurizio Sacconi si dice fiducioso che il governo domani "avrà la maggioranza. E poi - sottolinea - si va avanti finché il Parlamento non sarà di diverso avviso". Per Sacconi comunque non c'è dubbio che "se viene meno la maggioranza che hanno voluto gli italiani non si può che riportare la parola agli italiani".
Mentre Beppe Pisanu parla dell'ipotesi Gianni Letta premier. ''Ha tutte le carte in regola per guidare un governo di unità nazionale'' spiega al Tg3. Ma il Pd non sosterrà un governo a guida Letta, obietta il direttore Bianca Berlinguer: ''Senza il Pd non sarebbe governo unità nazionale'', replica Pisanu. ''Se la mozione'' di sfiducia ''puntasse alla nascita governo di larghe intese o di unità nazionale la voterei. Da mesi mi batto per questa soluzione, come potrei tirarmi indietro?'' afferma Pisanu.
Nel pomeriggio anche Roberto Calderoli è andato a trovare il premier ad Arcore. Poi in serata insieme al leader della Lega Umberto Bossi ha lasciato via Bellerio per rientrare a Roma. Nella sede del Carroccio nel primo pomeriggio oltre a Bossi e Calderoli si sono incontrati il ministro dell'Interno Roberto Maroni, il capogruppo alla Camera Marco Reguzzoni e il presidente delle Regione Piemonte, Roberto Cota.
Dall'opposizione interviene Massimo D'Alema che propone un nuovo governo di larghe intese: il nuovo esecutivo, dice l'esponente del Pd, "dovrebbe fare poche cose essenziali per affrontare la crisi: sostenere la ripresa e poi favorire un cambiamento della legge elettorale". Un eventuale governo di larghe intese, spiega, "dovrebbe varare un pacchetto di misure essenziali su cui è certamente possibile trovare un accordo ampio".
Il leader di Alleanza per l'Italia Francesco Rutelli, dopo aver pranzato con il leader Udc Pier Ferdinando Casini, chiede di staccare la spina: "Berlusconi sta portando il Paese alla bancarotta; il presidente del Consiglio può anche lavorare a quei due o tre numeri in Parlamento, ma il problema vero è dato dalla sfiducia che il mondo ha nei suoi confronti e che ci costa 50 punti di spread ogni giorno".
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