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''Se non me lo chiede il Governo, io resto al mio posto''

Bertolaso: ''Mi sento alluvionato''.

Guido Bertolaso (Adnkronos)  Guido Bertolaso (Adnkronos)
ultimo aggiornamento: 18 febbraio, ore 10:14
Roma - (Adnkronos/Ign) - Lettera aperta del sottosegretario: ''Da processo mediatico giustizia sommaria, mi considero parte lesa e non coimputato''. (VIDEO) Bossi: ''Non vedo una nuova Tangentopoli, spero che attaccando lui non si voglia colpire Berlusconi''. Dopo 40 anni di servizio si dimette il procuratore aggiunto di Roma. Protezione civile, al via esame alla Camera: si va verso la fiducia
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Roma, 17 feb. (Adnkronos/Ign) - ''Basta fango''. Guido Bertolaso prende carta e penna e passa al contrattacco, scrivendo una accorata lettera aperta ''alle donne e agli uomini della Protezione Civile''.

Il sottosegretario, accusato di corruzione per gli appalti nel G8 della Maddalena, parla di un ''processo mediatico'' che significa ''giustizia sommaria'' e ''fango gettato nelle pale del ventilatore''. Confessa di provare ''l'angoscia, il senso di ingiustizia, di devastazione, di perdita totale e senza eccezione delle tante persone che abbiamo soccorso dopo che le loro case erano state invase da fiumi di fango''. E proprio ''come un alluvionato'', si trova a patire ''sofferenza, rimpianti, strazianti ricordi''.

''Errori, mancanze di controlli, gente che ha lavorato con noi in modo disonesto: mi considero parte lesa, non coimputato o colpevole, come mi considero fin d'ora responsabile di qualche possibile errore ed omissione'', rileva Bertolaso.

''Da oltre una settimana - scrive - sono diventato oggetto di due diverse iniziative giudiziarie. La prima, dei giudici del Tribunale di Firenze, che stanno indagando su di me per capire se sono corrotto, corruttore, amico di corrotti e corruttori ed anche se, grazie al mio ruolo, in questa veste di amico, conoscente, sodale con persone disoneste io ne abbia favorite alcune in cambio di denari, servizi e prestazioni sessuali. Fin qui la magistratura. Nulla da eccepire a che la magistratura indaghi su tutti e chiunque, me compreso, perché è il suo lavoro, perché il controllo della magistratura è importante in un sistema democratico, perché è giusto che chi commette reati venga indagato, poi se del caso imputato, giudicato e condannato o assolto''.

''Discuto, invece, come tutti coloro che si sono trovati nella situazione nella quale ora mi trovo, sul sostanziale silenzio che sembra generale consenso che copre la diffusione di carte, registrazioni, documentazione raccolta dai magistrati a fini processuali, ancora ovviamente tutta da verificare, che arriva alla stampa e ai media. Su questo fronte - aggiunge il Capo della Protezione civile nella lettera aperta al personale - si apre la seconda iniziativa giudiziaria di cui sono oggetto. Da giorni i giornali titolano non sospetti su di me, ma certezze, pubblicano intercettazioni usandole non come elementi indiziari ma come prove di colpe commesse, di fatto dando una immagine complessiva della rete dei corrotti e corruttori, di cui sarei parte, magari non proprio protagonista, ma sicuramente parte''.

A giudizio di Bertolaso, ''il secondo procedimento giudiziario si chiama giustizia sommaria, si chiama fango gettato nelle pale del ventilatore, si chiama diffondere illazioni, interpretazioni, accuse, pseudocertezze, precondanne e stigmate di malavitoso addosso a chi non ha altro strumento per difendersi che la propria storia, la propria pretesa innocenza, l'inservibile appello alla verità. Nei processi mediatici - osserva - la verità è l'ultima cosa che interessa, si cercano emozioni, pruderie, notizie sfiziose sui difetti, le debolezze, le leggerezze, ma soprattutto si cerca e si riesce, gettando fango, di sfigurare il profilo di ogni persona investita da questa tempesta provocata ad arte''.

''Ho provato, in questi giorni, l'angoscia, il senso di ingiustizia, di devastazione, di perdita totale e senza eccezione delle tante persone che abbiamo soccorso dopo che le loro case erano state invase da fiumi di fango - scrive tra l'altro Bertolaso - Ti guardi intorno e vedi che ogni cosa della tua vita è sommersa, ricoperta da una patina untuosa e maleodorante. Se ti sposti, da lì, incontri lo sguardo tra la compassione per il disastro, il disappunto per la tua presenza sporca, un brivido di distinguo, di diversità soddisfatta che separa chi guarda da chi è stato colpito''.

''Come un alluvionato, mi trovo a patire sofferenza, rimpianti, strazianti ricordi - dice ancora - e a misurare con la mente l'abisso che un semplice fatto ha scavato tra la mia vita normale e questi giorni di pubblico ludibrio, di autorizzazione data a chiunque di sentenziare su di me e sul mio operato. In più - prosegue la lettera aperta - il fango nel ventilatore e coloro che a secchi alimentano questa operazione, colpiscono senza alcuno scrupolo non solo la vittima designata, ma anche tutte le persone che costituiscono la rete dei rapporti di vita di ciascuno, la moglie, i figli, i parenti, gli amici. Nel mio caso, anche le migliaia di persone che lavorano nella Protezione Civile italiana''.

''Se fossi accusato di un reato preciso, circostanziato, tutto sarebbe più facile - lamenta Bertolaso - In questa vaghezza, in questo accostare la mia faccia a chiunque abbia potenzialmente compiuto reati o ci abbia provato, in questo pretendere che un pezzo di telefonata registrata dimostri e sia prova di cose mai avvenute, come le mie avventure di sesso con una fisioterapista che semplicemente dava sollievo alla mia cervicale con una grande professionalità o i miei focosi incontri ravvicinati con una signora brasiliana che non ho mai avuto l'occasione di avere tra le braccia, non sai come fare ad evitare che la tempesta si chiuda, almeno, solo su chi è sospettato di esserne parte, senza arrivare ad un intero sistema che ha, come unica colpa, quello di essere efficiente, capace, pronto, disponibile e generoso come nessun altro al mondo''.

E ribadisce: ''Se il Governo mi chiede di lasciare i miei incarichi, la mia valigia è pronta come al solito. Ma se non me lo chiede il Governo, io resto al mio posto, lavorando per primo a ripulire dal fango la mia persona, la mia casa, i miei amici e il mio mondo, che non ho mai infangato e non ho mai tradito. Ho scommesso la mia vita sul servizio al mio Paese, ho scommesso i miei anni a capo del Servizio Nazionale come un patto di fiducia tra noi e i cittadini, che ho sempre onorato. Mi batterò per la verità, anche se non interessa a nessuno, tranne che a me, alla mia famiglia e a molti di voi''.

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ugc
franz43 ha scritto (18/02/2010 - ore 09:50) segnala un abuso
ugc
Non cominciamo ad offendere gli alluvionati! Il capo deve essere responsabile dei subalterni, perchè è pagato per questo! E poi il nepotismo dove lo mettiamo? Come si puo' aver fiducia? Solo perche' ha risolto il problema delle immondizie, non giustifica il saccheggio di stato!
ugc
ugc
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