Potrebbe essere sostituito al prossimo Cda, in programma mercoledì
(Adnkronos)
Bufera a Rai3, verso la sostituzione del direttore Ruffini. Scoppia la polemica
(Adnkronos)
ultimo aggiornamento: 07 novembre, ore 18:33
Roma - (Adnkronos/Ign) - Dandini: "Inopportuno mandarlo via, se a Berlusconi non piace Raitre non puo' cambiare canale". Franceschini: "Il governo rispetti l'autonomia della terza rete". Merlo (Pd): "Nessuno azzeri la vocazione della terza rete"
Roma, 7 nov. - (Adnkronos/Ign) - E' polemica per l'annuncio del direttore generale della Rai, Mauro Masi, di una possibile sostituzione di Paolo Ruffini alla guida di Raitre nel prossimo Cda, previsto mercoledì. Come responsabile della terza rete potrebbe essere proposto Antonio Di Bella, ex direttore del Tg3 (già sostituito da Bianca Berlinguer), o Giovanni Minoli attuale direttore di RaiEducational. Ma da più parti si levano voci di protesta.
In primis quella di Giovanni Floris, conduttore di 'Ballarò'. "Credo che uno come Ruffini - commenta sul sito di Articolo21- ogni azienda starebbe attenta a tenerselo stretto essendo quello che ha tirato su la rete migliore, con i migliori ascolti e la migliore qualità". "Io penso -sottolinea Floris- che se il Consiglio di Amministrazione e i vertici Rai si occupano di Raitre debba essere solo per confermare una volta per tutte Paolo Ruffini ed evitare che si vada avanti ogni settimana chiedendosi se viene o no sostituito il direttore".
Per Serena Dandini, conduttrice di 'Parla con me '"per usare una parola gentile, l'idea di mandar via Ruffini mi sembra quantomeno inopportuna". "E' assurdo, il mondo sembra andare al contrario -commenta sul sito di Articolo21- lo si vuole punire perché è andato troppo bene? E' vero che il presidente del Consiglio ha più volte fatto capire che Raitre è una rete che non gli piace, ma dal momento che ce ne sono altre in tv non è mica obbligato a guardarla, puo' semplicemente cambiare canale...".
Anche Carlo Lucarelli, autore e conduttore di 'Blu Notte', si domanda perché se "le cose hanno funzionato fino ad oggi, bisogna cambiarle. Non è che stiamo cambiando quando le cose funzionano proprio perché funzionano? Questo è un sospetto molto antipatico che ci farà lavorare comunque male" dice. E Andrea Vianello, conduttore di 'Mi manda Raitre' usa una metafora calcistica: ''La Raitre di Paolo Ruffini è una squadra che funziona. Segna, fa gioco, è bella da vedere, tatticamente intelligente, solida in difesa e brillante in attacco, ed è seguita da un grandissimo numero di spettatori. E ai vertici della classifica ha un bilancio sano, ha scoperto nuovi ottimi giocatori e quando scende in campo lo fa sempre per il servizio pubblico. Come è possibile che qualcuno stia discutendo di cambiare il suo allenatore?"
Difende a spada tratta Ruffini anche Franca Leosini, autrice e conduttrice di 'Storie Maledette' perché "ha saputo coniugare il passato della migliore Raitre, con un presente innovativo, forte, coraggioso, indipendente.
Mentre Enrico Bertolino, autore e conduttore di 'Glob' ritiene che "la scelta di mettere alla porta Ruffini è in linea con quello che sta accandendo nel resto del Paese: togli 800 milioni alla banda larga e togli Ruffini dalla Rai. E' un paese che tende ad arretrare invece di andare avanti, dove la meritocrazia e i risultati non vanno avanti più". "Se tu hai una rete che produce ottimi risultati dal punto di vista aziendale -continua Bertolino- e ha un rapporto costi-benefici molto alto e decidi di rimuoverne il direttore significa che vuoi allontanare una persona che puo' dare fastidio, magari anche alla raccolta pubblicitaria. Mettere alla porta uno come lui significa che il lavoro non paga e che se cerchi di fare l'interesse di un ente cio' non va bene e che dovresti magari vivere di modelli di lottizzazione". "Ma quello che mi sconvolge di più in questo paese -conclude Bertolino- è il 'Silenzio degli incoscienti' che è un film della sinistra: si fanno mangiare il cranio dall'Hannibal Lecter di turno senza dire niente".
Duro anche il commento degli esponenti politici, Per Dario Franceschini "la politica non deve indicare chi deve essere il direttore di rete, ma la difesa dell'autonomia della terza rete è compito della politica".
Sulla stessa linea Giorgio Merlo, vicepresidente Commissione di Vigilanza Rai. ''La sostituzione o la conferma di Paolo Ruffini alla direzione di Raitre non puo' essere il frutto di una epurazione decisa dal vertice Rai per rispondere ad un diktat politico esterno o, peggio ancora, la conseguenza del recente risultato delle primarie del Pd'', ma deve essere dettata "unicamente da ragioni professionali e produttive''. ''Il Pd -spiega Merlo- non puo' essere lontanamente sfiorato da una polemica che ha il solo obiettivo di snaturare e depotenziare la missione storica e specifica della terza rete''.
Per Ignazio Marino (Pd) ''i vertici della Rai hanno dimostrato spesso mancanza di autonomia nella scelta dei direttori di rete e dei Tg, quasi tutti decisi a Palazzo Grazioli. Scelte fatte quasi mai puntando sul merito. Io credo che nel servizio pubblico televisivo, così come in altri settori strategici del Paese come la sanità, la politica debba fare un gigantesco passo indietro astenendosi dall'allungare le mani sulle nomine e sugli assetti di aziende di interesse pubblico".
articoli correlati
tutte le notizie di Politica


















