Tra il 2001 e il 2002 il capomafia Bernardo Provenzano ''ha riparlato con Marcello dell'Utri"

Ciancimino: ''FI frutto della trattativa Stato-mafia''.

Massimo Ciancimino  Massimo Ciancimino
ultimo aggiornamento: 08 febbraio, ore 17:14
Palermo (Adnkronos) - Secondo il figlio dell'ex sindaco Di Palermo, nella sua deposizione al processo Mori, nel 1994 Provenzano avrebbe scritto un 'pizzino' indirizzato a Dell'Utri e ''per conoscenza a Berlusconi". Dell'Utri: "E' un folle totale, lo denuncerò". Una settimana fa: ''Dell'Utri trattava con Provenzano in maniera diretta''
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Palermo, 8 feb.- (Adnkronos) - "Forza Italia è il frutto della trattativa" tra lo Stato e Cosa nostra dopo le stragi del '92. A dirlo in aula è stato Massimo Ciancimino, che continua la sua deposizione al processo a carico del generale Mario Mori e del colonnello Mauro Obinu, accusati di favoreggiamento aggravato a Cosa nostra. A riferirlo a Ciancimino sarebbe stato il padre Vito Ciancimino, l'ex sindaco di Palermo, che secondo il figlio avrebbe avviato dopo il maggio del 1992 la trattativa con i Carabinieri da un lato e i boss mafiosi dall'altro. Ciancimino junior sta spiegando al pm Antonio Ingroia il contenuto di alcuni 'pizzini'.

E' ripreso dunque stamattina, nell'aula bunker del carcere Ucciardone di Palerrmo, la deposizione di Massimo Ciancimino che la scorsa settimana aveva deposto in due udienze affermando, tra l'altro, che il senatore Marcello Dell'Utri avrebbe avuto "rapporti diretti" con il capomafia Bernardo Provenzano e che il boss avrebbe goduto durante la sua lunga latitanza di una sorta di "immunità territoriale". Cose apprese, secondo il teste, dal padre Vito, morto nel 2002.

Secondo quanto sta raccontando in aula Massimo Ciancimino, nel 1994, Bernardo Provenzano avrebbe scritto un 'pizzino' indirizzato a Marcello Dell'Utri e ''per conoscenza'', come dice il teste, ''a Silvio Berlusconi''. Nel documento si legge: ''Intendo portare il mio contributo che non sarà di poco perché questo triste evento non si verifichi, sono convinto che Berlusconi potrà mettere a disposizione le sue reti televisive''.

Il 'triste evento' a cui si riferisce Ciancimino Junior sarebbe stato il ventilato sequestro di uno dei figli del presidente del Consiglio. ''Mio padre - ha spiegato Ciancimimo junior illustrando il biglietto - mi disse che questo documento, insieme all'immunità di cui aveva goduto Provenzano e alla mancata perquisizione del covo di Riina, era il frutto di un'unica trattativa che andava avanti da anni. Con quel messaggio Provenzano voleva richiamare il partito di Forza Italia, nato grazie alla trattativa, a tornare sui suoi passi e a non scordarsi che lo stesso Berlusconi era frutto dell'accordo''. Una parte del documento, secondo quanto dice in aula il figlio dell'ex sindaco, sarebbe sparita.

In Aula Ciancimino jr. ha inoltre affermato che tra il 2001 e il 2002 il capomafia Bernardo Provenzano ''ha riparlato con Marcello dell'Utri. Me lo disse mio padre''. In quell'occasione sarebbero state date "rassicurazioni" su provvedimenti a favore dei boss, come "l'aministia e l'indulto".

Un agente dei Servizi segreti, chiamato il 'signor Franco', avrebbe invitato caldamente Massimo Ciancimino a "tacere" e a "non parlare più di certe vicende perché tanto non sarei mai stato coinvolto e non sarei mai stato chiamato a deporre", ha riferito ancora il figlio dell'ex sindaco di palermo. "Cosa che avvenne - aggiunge Ciancimino junior - visto che fino al 2008, quando decisi di collaborare con i magistrati, nessuno mi interrogò mai''.

E grazie alla mediazione del 'signor Franco', a Ciancimino jr. la Questura di Roma aveva rilasciato il passaporto del figlio Vito Andrea, a pochi giorni dopo la sua nascita. Documento che è stato consegnato al tribunale insieme ad altri documenti, fra cui uno su Ustica e il verbale di quando fu fermato e perquisito sul Monte Bianco nel maggio 2009.

A sorpresa Ciancimino ha anche consegnato una lettera scritta dall'ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino e indirizzata a Marcello Dell'Utri e per conoscenza Silvio Berlusconi. Lettera che sarebbe la rielaborazione di uno dei 'pizzini' scritti dal boss mafioso Bernardo Provenzano e sarebbe stata scritta in un primo tempo dal capomafia Bernardo Provenzano ma poi "elaborata da mio padre", spiega il teste. Una parte della lettera è identica al 'pizzino' scritto dal capomafia, mentre un'altra parte è diversa. "Sono le aggiunte fatte da mio padre in carcere", dice Ciancimino junior.

"Non ho mostrato subito i documenti ai magistrati, ma ho aspettato un anno dall'inizio della mia collaborazione, perché ero preoccupato. Incominciarono ad arrivare lettere minatorie con bossoli, altre intimidazioni, incluso un presunto pacco bomba. Mia moglie non ce la faceva più ed arrivò anche a chiedere la separazione perché era una vita familiare molto complicata. Per motivi di sicurezza, non potevo neppure accompagnare mio figlio a scuola". Ma dietro i ritardi ci sarebbe stato, ha precisato Ciancimino junior, "anche un problema di carattere giuridico". "Non potevo andare a prendere in quel periodo la documentazione - ha spiegato - perche' si trovava all'estero".

''Ancora non l'ho detto nemmeno a mia moglie, ma fino alla settimana scorsa ho subito ulteriori minacce sottolinea poi - Sul parabrezza dell'auto blindata la mia scorta a Bologna ha trovato una lettera minatoria in cui si diceva che nessuno, neppure i magistrati di Palermo con cui sto collaborando, sarebbero riusciti a salvarmi''.

Non è escluso che il generale Mori possa fare, al termine dell'udienza di oggi, dichiarazioni spontanee.

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ugc
micaria ha scritto (08/02/2010 - ore 16:56) segnala un abuso
ugc
Siamo alla pura follia!Siamo di fronte a un folle e altrettanto folli magistrati che consentono questo scempio della verità senza far nulla! Un'altra magistratura avrebbe già da tempo gettato in catene quest'individuo e fatte sparire le chiavi! Non se ne può più!!!
ugc
ugc
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