News > Politica > Da 'idiota' a 'gangster' fino a 'vada a morire ammazzata': ecco l'onorevole turpiloquio
Già De Gasperi e Togliatti si insultavano ma con ben altri toni ed epiteti
Il centrodestra brinda con lo champagne alla caduta del governo Prodi (da Youtube)
Da 'idiota' a 'gangster' fino a 'vada a morire ammazzata': ecco l'onorevole turpiloquio
Il centrodestra brinda con lo champagne alla caduta del governo Prodi (da Youtube)
ultimo aggiornamento: 18 ottobre, ore 16:56
Roma - (Adnkronos) - Berlusconi, Brunetta, Prodi, Tremonti, Mastella... è lunga la lista dei protagonisti che accompagnano lo scontro politico con frasi offensive e parolacce
Roma, 18 ott. (Adnkronos) - Nel 1948, in piena campagna elettorale, due giganti della politica d'altri tempi si insultavano con epiteti che oggi farebbero sorridere. "E' un agnello dal piede caprino", diceva Alcide De Gasperi del leader comunista Palmiro Togliatti, che gli rispondeva accusandolo di essere "uomo di non troppo grande cultura". Giorni che oggi appaiono lontani, forse troppo, a giudicare dai toni e dalle parole che contraddistinguono il confronto dentro e fuori le aule parlamentari, come sottolineano organi di stampa e osservatori della vita politica.
Demente, gangster, utile idiota, pezzo di m..., coglione, delinquente, ubriaco, ladro, vigliacco, rompicoglioni, schifoso: la lista delle parolacce entrate a far parte del lessico politico è diventata piuttosto lunga col passare degli anni, anche se questo non vale per tutti i rappresentanti del popolo che siedono a Montecitorio, a palazzo Madama o a palazzo Chigi.
Solo pochi giorni fa, il premier Silvio Berlusconi a Benevento ha criticato certa stampa che "sputtana il Paese"; un mese addietro il ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta aveva accusato "la povera sinistra" di farsi "condizionare da un'elite di m..."., aggiungendo che la "sinistra per male", deve andare "a morire ammazzata".
Ricorrere a parole forti non è comunque una novità della cosiddetta seconda Repubblica. Forse è difficile tenere i nervi (e la lingua) a posto quando la dialettica politica si fa serrata. Fatto sta che la tentazione di ricorrere talvolta ad espressioni un po' rozze sembra non risparmiare nessuno. Nella passata legislatura, l'allora segretario del Pdci Oliviero Diliberto volle precisare quanto grande fosse la sua distanza politica dal Cavaliere: "Non ho nulla a che vedere con Berlusconi. E voglio farlo capire bene. Bisogna far vedere in tutti i modi che ci fa schifo". Per tutta risposta, si beccò da Paolo Bonaiuti, portavoce del premier, l'accusa di essere un burocrate staliniano.
Né ci andò leggera la 'dissidente' Daniela Santanchè, critica nei confronti di Gianfranco Fini, allora leader di An, ma anche di quanti nel partito, a suo dire, erano troppo inclini ad accettare tutte le decisioni del capo: "Ci sono troppe 'palle di velluto', accondiscendenti ai poteri del Re Gianfranco".
Poco o nulla, comunque, rispetto al clamore che fece l'ormai celebre frase rivolta da Berlusconi agli elettori del centrosinistra, alla vigilia delle elezioni politiche del 2006: "Ho troppa stima per l'intelligenza degli italiani per credere che ci possano essere in giro tanti coglioni che votano per il proprio disinteresse". Solo pochi giorni prima nel faccia a faccia televisivo all'americana il Cavaliere e il Professore se l'erano cantate a vicenda davanti alla telecamera a colpi di "ubriaco", "utile idiota della sinistra", "poveraccio", "coniglio".
Gli scambi di battute dai toni forti, spesso volgari, non sono stati pochi negli ultimi anni. A cominciare da quella frase su Marco Biagi, il giuslavorista assassinato dalle Brigate rosse, che nel 2002 costò il posto al Viminale a Claudio Scajola. "Non fatemi parlare, fatevi dire da Maroni se era una figura centrale. Era un rompicoglioni che voleva il rinnovo del contratto di consulenza", rispose ai giornalisti che lo incalzavano. Poi Scajola smentì di aver mai pronunciato quelle parole.
Pochi mesi prima Giulio Tremonti aveva definito la nomina di Vincenzo Visco a ministro delle Finanze come la scelta di "affidare l'Avis, l'associazione dei donatori di sangue, a Dracula", sintetizzando poco dopo il concetto affermando che Visco era "un gangster contabile". E a Cernobbio, davanti agli industriali, ribadì come la finanziaria 2001 fosse "l'ultimo esempio in Europa di supply side, una politica da gangster". E di Francesco Rutelli disse: "Non voglio dire che sia un terrorista contabile, ma senz'altro un analfabeta contabile".
Parole taglienti, come quelle che Berlusconi nel 2003 indirizzò all'eurodeputato Martin Schulz nell'emiciclo di Strasburgo, reo di aver criticato la situazione italiana sul conflitto di interessi e gli attacchi alla magistratura. "Lei - disse il Cavaliere - può fare la parte del kapò in un film sui nazisti". Successivamente, il leader del Pdl avrebbe bollato Fassino come "testimonial di pompe funebri" e dipinto Fabio Mussi come "uno con la faccia a metà tra un salumiere e Hitler".
E, tanto per rimanere in tema di personaggi storici, non si può omettere come Romano Prodi abbia a suo tempo apostrofato con durezza Berlusconi: "rispetto a lui anche Goebbels era un bambino", paragonando il Cavaliere al perfido ministro della propaganda nazista per l'uso "cinico e sfrontato" dei media.
In alcuni casi teatro dei botta e risposta a suon di parolacce e insulti sono state le aule parlamentari. Come nel 2004 quando Cesare Previti e il deputato diessino Francesco Bonito si scambiarono parole non proprio eleganti. "Sei un pezzo di m...", avrebbe detto il parlamentare forzista all'avversario politico che, di rimando, gli avrebbe risposto: "Lo sei tu, oltre che un noto ladro e delinquente".
Stesso mese, dicembre, stesso anno, 2004, evidentemente carico di tensioni politiche. In aula presiede Clemente Mastella, che non accoglie una richiesta del centrosinistra sull'ordine dei lavori e viene apostrofato da Rosy Bindi con un sonoro "vigliacco", condito da un altrettanto pesante "venduto". La replica del leader dell'Udeur, stando a quanto hanno scritto i giornali dell'epoca, sarebbe stata il più classico dei "vaffa...".
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| Hugo_mi ha scritto (18/10/2009 - ore 18:39) | segnala un abuso |
| Rispecchiano noi italiani. Un popolo di bifolchi e senza stile. Non è autolesionismo, ma dura e semplice constatazione accertabile da chiunque sappia una seconda lingua o sia stato all'estero. Cordialità | |
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