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Il ministro dell'Economia punta a un testo condiviso il più possibile all'interno della maggioranza

Finanziaria, fuori i tagli per Irap e Irpef. Fini: ''No a fiducia su maxi-emendamento''

Gianfranco Fini (Adnkronos)  Gianfranco Fini (Adnkronos)
ultimo aggiornamento: 25 novembre, ore 20:50
Roma - (Adnkronos/Ign) - Dovrebbe saltare anche la cedolare secca sugli affitti. Tremonti ha assicurato che il governo rispetterà le prerogative del Parlamento. Il presidente della Camera: ''Sarei in grossa difficoltà se fosse chiesta la fiducia non sul testo che esce dalla Commissione''
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Roma, 25 nov. (Adnkronos/Ign) - Non ci saranno nuove misure di riduzione delle tasse nella Finanziaria. In arrivo, invece, il finanziamento del 5 per mille, per i libri della scuola dell'obbligo e per le carceri. La consulta economica del Pdl, riunita oggi, avrebbe trovato l'intesa per inserire queste misure nella manovra, utilizzando parte del gettito in arrivo dallo scudo fiscale, stimano oggi in circa 4 miliardi di euro.

Resterebbero fuori invece gli interventi fiscali di cui si è già discusso al Senato: era già stata accantonata l'ipotesi di intervenire sull'Irap, mentre il dibattito sull'introduzione di sgravi per gli affitti e gli interventi sull'Irpef per le famiglie è stata archiviata nel corso dell'incontro. Né sarebbero previsti altri interventi di riduzione fiscale. Per il momento è esclusa anche l'ipotesi di introdurre la riduzione dell'acconto Irpef, attraverso un emendamento, facendo decadere il decreto legge che contiene la norma.

Resta sul tavolo invece, secondo quanto riferiscono fonti presenti all'incontro, la banca del Sud, il finanziamento di ulteriori interventi in Abruzzo e il ponte sullo stretto di Messina. La manovra dovrebbe contenere anche i fondi per la sicurezza, da destinare sia alle forze armate sia alle forze dell'ordine. Allo studio anche la possibilità di alleggerire i vincoli del patto di stabilità per gli enti locali e l'ipotesi di mettere altre risorse nel fondo di garanzia per le piccole e medie imprese.

Giulio Tremonti ha preso la parola durante la Consulta per fare il punto della situazione. Il titolare di via XX settembre punta a un testo condiviso il più possibile all'interno della maggioranza. Da qui l'invito ai parlamentari di lavorare compatti in modo da portare un provvedimento unico in aula. L'obiettivo è evitare assalti alla diligenza.

Il ministro dell'Economia, raccontano alcuni partecipanti all'incontro, non avrebbe indicato numeri. Ma il Pdl sta ragionando sulla possibilità di mettere insieme 4 miliardi di euro di misure aggiuntive da inserire nella legge di bilancio alla Camera, risorse attese dallo scudo fiscale. Il governo, avrebbe assicurato Tremonti, rispetterà le prerogative del Parlamento.

Dal canto suo il presidente della Camera Gianfranco Fini, in vista del prossimo arrivo della Finanziaria a Montecitorio dopo l'approvazione in Senato, ha bocciato l'ipotesi di un voto di fiducia su un maxi emendamento alla Manovra. ''Il presidente della Camera sarebbe in grossa difficoltà se la fiducia fosse chiesta non sul testo che esce dalla Commissione ma su un maxi-emendamento che, come sempre, viene proposto dal governo e che mette il Parlamento in condizione di non intervenire'', ha detto parlando ad un convegno alla Camera.

Fini ha chiarito che "il voto di fiducia è una scelta autonoma del governo", ma "non tutte le fiducie hanno lo stesso impatto politico. Se la fiducia si mette su un testo che è stato dibattuto in commissione è un conto. Se si mette sul testo che esce dal Consiglio dei ministri, o dal Senato, è un altro conto dal punto di vista politico dei rapporti tra esecutivo e Parlamento".

Anche in questo caso, il presidente della Camera ha sottolineato che la "centralità del Parlamento vuol dire dare tempo alla commissione per esaminare la Finanziaria, stabilire cosa è emendabile, discutere degli emendamenti". Per Fini "è essenziale che la commissione termini il lavoro con l'approvazione del testo. Sono regole, queste, che non possono essere soppresse".

A condividere le perplessità espresse da Fini è il segretario del Pd, Pierluigi Bersani: ''Il presidente della Camera fa bene a preoccuparsi perché il Parlamento - spiega - deve essere messo in condizione di poter discutere su temi così rilevanti. E auspico che Fini faccia valere le sue parole".

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ugc
Peter ha scritto (25/11/2009 - ore 18:45) segnala un abuso
ugc
La caduta del Governo stesso. No così proprio non va.
ugc
ugc
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