Un grande partito liberale di massa non reagisce con anatemi e minacciando espulsioni
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Fini: chi è indagato abbandoni l'incarico.
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ultimo aggiornamento: 27 luglio, ore 10:47
Napoli - (Adnkronos/Ign) - Intervenendo telefonicamente alla manifestazione di Generazione Italia a Napoli, il presidente della Camera avverte: ''Chi pone la questione morale non può essere considerato un provocatore''. Poi aggiunge: chi è coinvolto in inchieste non detenga incarichi politici, ''anche a livello regionale in Campania''. In mattinata la notizia delle dimissioni del coordinatore del Pdl da presidente del Credito cooperativo fiorentino, seguite da quelle dell'intero cda. La Russa: "Granata faccia i nomi". L'edicola, Granata: ''Non mi scuso e non me ne vado, in malafede i colonnelli di An''. P3, Csm chiude istruttoria trasferimento Marra
Napoli, 26 lug. (Adnkronos/Ign) - "La grande questione dell'etica deve essere un punto fermo e la bandiera del Pdl. La difesa della legalità vuol dire anche non prestare il fianco alle polemiche". Lo dice Gianfranco Fini intervenendo telefonicamente alla prima conferenza regionale di Generazione Italia in Campania, in corso all'hotel Ramada, a Napoli.
"Due devono essere - continua il presidente della Camera - le stelle polari del partito: certamente il garantismo ma c'è da chiedersi se è opportuno, che chi è indagato detenga anche incarichi politici. Una necessità - conclude Fini - anche a livello regionale qui in Campania", attacca con un riferimento evidente a Cosentino.
D'altra parte, sottolinea, "quando si pone la questione morale non si può essere considerati dei provocatori e non si può reagire con anatemi o minacciando espulsione perché'' sono atteggiamenti che ''non appartengono alla storia di un grande partito liberale di massa".
Parole su cui subito Silvio Berlusconi fa sapere che non intende commentare. ''Si avverte che il presidente non ha fatto né farà alcun commento sulle dichiarazioni del presidente Fini. Questo suggerimento tiene conto del tradizionale florilegio di frasi e di giudizi mai pronunciati che accompagna queste vicende e che rischiamo di trovarci stasera sulle agenzie di stampa e domani sui giornali''. Sottolinea in un comunicato diffuso dall'ufficio stampa di palazzo Chigi.
Commenta invece il presidente dei deputati del Pdl, Fabrizio Cicchitto. "Se tutto ciò ha un senso politico questa azione, che fa proprie, addirittura amplificandole, le polemiche della sinistra più radicale e le sviluppa in modo sistematico, ha l’obiettivo di devastare e destabilizzare il partito oscurando anche tutto quello che di buono ha fatto e sta facendo il governo".
Il presidente dei deputati del Pdl poi entra nel merito della richiesta di Fini: "Quanto alle dimissioni degli indagati, un partito garantista non può farsi definire gli organigrammi interni dagli interventi dei magistrati inquirenti senza attendere tutte le chiarificazioni processuali e non. Così ci regolammo quando i pm di Napoli addirittura chiesero l’arresto di Bocchino. In quell’occasione solidarizzammo con lui, e Fini condivise quella linea''.
Cerca la via della conciliazione Ignazio La Russa: "Credo sinceramente che ci sia ancora la possibilità di incontro tra Fini e Berlusconi", dice al Tg3 mentre monta la polemica sulle ultime parole di Fini. "Credo sinceramente -aggiunge- che una soluzione possa essere quella di lasciare il ruolo istituzionale e scegliere con Berlusconi un qualsiasi altro ruolo sia nel governo che nel partito per fare ripartire quel clima che ha dato vita alla speranza del Pdl, partito del 40 per cento".
Fa il punto della questione anche Italo Bocchino. ''O Berlusconi e Fini si chiudono in una stanza e trovano le ragioni di un nuovo patto fondativo o si va alla rottura. E se sarà rottura, sarà traumatica ''. A sottolinearlo è il deputato finiano ospite della trasmissione In Onda su La7. ''Noi -insiste l'esponente del Pdl- non provocheremo la rottura, ma se Berlusconi vuole la rottura, sarà traumatica''. Poi ribadisce: ''Al partito non ci possono cacciare, non possono espellere Fini e noi non ce ne andremo. O pace, o guerra: nessuna sperazione consensuale''.
''Noi non provochiamo una rottura -insiste Bocchino-. Se Berlusconi se ne vuole assumere la responsabilità, sarà una separazione traumatica e non consensuale. Il che non vuol dire far cadere il governo. Non siamo così scemi da far cadere il governo, ma Berlusconi -avverte- si troverà a che fare con un soggetto con cui negozierà, giorno dopo giorno, l'azione di governo''. Il deputato finiano non ha dubbi: ''Non c'è la possibilità di andare avanti con questo logoramento, perché è chiaro che così si sfascia tutto. Berlusconi ha commesso l'errore di sottovalutre Fini, senza valutare che è un soggetto politico che in Italia orienta l'opinione pubblica''.
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