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Cicchitto: ''Ci sono garantisti a corrente alternata''
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Inchiesta eolico, voci su Verdini indagato: nessun avviso di garanzia ricevuto. I finiani chiedono un passo indietro
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ultimo aggiornamento: 11 luglio, ore 19:15
Roma - (Adnkronos/Ign) - Bocchino a 'La Stampa': per il coordinatore del Pdl 'soluzione Brancher'. Bondi e La Russa: ''No a giustizialismo e condanna preventiva''. Della Vedova: ''Situazione insostenibile, Verdini chiarisca''. Valditara: ''Berlusconi faccia pulizia''. Verdini: ''Contro di me fiume di fango e menzogne''
Roma, 11 lug. (Adnkronos/Ign) - Dopo il caso Brancher è l'inchiesta sull'eolico ad agitare le acque nel Pdl. La vicenda infatti coinvolge anche il coordinatore del partito Denis Verdini che ieri si è detto ''pronto a chiarire tutto davanti ai magistrati''. Frasi amare quelle di Verdini che ha parlato di ''fiume di fango e di menzogne'' e di ''uno tsunami mediatico-giudiziario di violenza inaudita''.
In merito alla notizia dell'iscrizione nel registro degli indagati nell'ambito dell'inchiesta sull'eolico, nello staff del coordinatore del Pdl affermano che Verdini non avrebbe ricevuto alcun avviso di garanzia. Allo stato, riferiscono, Verdini non può né confermare né smentire le indiscrezioni.
Oggi in un'intervista a 'La Stampa' Italo Bocchino ha chiesto un passo indietro al coordinatore del Pdl. ''Il Berlusconi 'ghe pensi mi' come ha risolto il caso Brancher così deve risolvere il caso Verdini'' dice Bocchino. ''La cosa davvero preoccupante - sottolinea il vicecapogruppo Pdl a Montecitorio - è il risvolto di malcostume nel partito''. ''Sui profili penali non voglio esprimermi. Da amico, mi auguro che Denis Verdini sappia dimostrare la sua innocenza. Dal punto di vista politico - rimarca Bocchino - c'è un'enorme problema di opportunità che Silvio Berlusconi non può far finta di non vedere. Insomma, il caso Brancher docet''.
Gli altri due coordinatori del Pdl, Sandro Bondi e Ignazio La Russa, hanno tenuto a ricordare, "in riferimento ad alcune prese di posizione'', che ''la cultura del Pdl non è il giustizialismo né la condanna preventiva emessa sui mezzi di comunicazione. Questo principio di cultura liberale e di rispetto della dignità di ogni persona vale sia per i nostri avversari politici che per gli esponenti del nostro partito. In questo caso vale naturalmente per Verdini al quale rinnoviamo la nostra solidarietà. E questo principio vale sempre e per chiunque sia stato coinvolto in indagini giudiziarie, senza che sia intervenuto un giudizio di merito della magistratura".
Fatto è che prima delle indiscrezioni sull’avviso di garanzia il dibattito all'interno del partito è rimasto acceso. ''Francamente non è gradevole vedere che il garantismo vale per taluni solo a correnti alternate e magari chi ne ha usufruito nel passato adesso erge tribunali speciali che emettono sentenze senza neanche la lettura delle carte - attacca il presidente dei deputati del Pdl, Fabrizio Cicchitto - Inoltre, abbiamo sempre diffidato, e continuiamo a diffidare, nei confronti di chi è garantista o giustizialista solo in funzione degli organigrammi da definire''.
Per Silvano Moffa spetta alla ''sensibilità personale'' la decisione se fare un passo indietro, ma ''mi preoccupa il clima che si sta creando, un clima da fine dell'impero che getta inquietudini e sospetti sul partito e rischia di danneggiare l'immagine del suo leader''.
Mentre il deputato del Pdl, Barbara Saltamartini, sottolinea all'Adnkronos che la vicenda del coordinatore del Pdl è ''molto differente'' dal caso Brancher: ''Verdini non ha incarichi di governo. Quanto all'opportunità politica, sta agli organi di partito la decisione e alla sensibilità di Verdini stesso''.
Più netto il senatore del Pdl, Giuseppe Valditara, che chiede a Berlusconi di ''fare pulizia'' all'interno del partito. ''Si è raggiunto - osserva - un livello di guardia che rischia di creare tensioni ulteriori e di danneggiare gravemente l'immagine del partito. E' in particolare opportuno che coloro che sono coinvolti in vicende dai contorni torbidi, emerse sulla stampa in questi ultimi giorni, facciano un passo indietro. Fermo restando che spetterà poi alla magistratura accertare la rilevanza penale dei fatti''.
Chiede a Verdini di chiarire i contorni della vicenda che lo ha coinvolto Benedetto Della Vedova. ''Spieghi in maniera convincente come sono andate le cose. Dovrebbe fare chiarezza, non resistere dicendo che è tutto un complotto, fare così - avverte - non è nell'interesse del Pdl''. ''La situazione così com'è non mi sembra sostenibile - dice il deputato del Pdl all'Adnkronos - Nell'interesse del Pdl, Verdini deve trovare il modo di spiegare. Dire che è una macchinazione, è un atteggiamento sbagliato. Serve responsabilità nei confronti del partito''.
Solidale con Verdini è il ministro per il Turismo, Michela Vittoria Brambilla, per la quale ''in certi casi è sempre più dignitoso e serio tacere piuttosto che esprimere giudizi affrettati ed ergersi a rappresentanti di metodi giustizialisti. Attaccare il coordinatore nazionale del Pdl sulla base di accuse che non hanno fondamento e che servono solo a gettare fango senza che ci sia stato il minimo vaglio processuale, è grave, strumentale e sospetto. A Verdini va la mia personale solidarietà e, ne sono certa, quella di tutti coloro che in questi anni hanno condotto battaglie contro l'uso politico della giustizia''.
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