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La seduta è ripresa nel pomeriggio, si profila prolungamento in notturna

Intercettazioni, giro di vite per gli editori. Accantonata la norma su pene ai giornalisti

Un momento della manifestazione della Fnsi davanti al Senato il 28 aprile scorso (Adnkronos)   Un momento della manifestazione della Fnsi davanti al Senato il 28 aprile scorso (Adnkronos)
ultimo aggiornamento: 19 maggio, ore 19:37
Roma - (Adnkronos/Ign) - Il testo approvato in commissione Giustizia del Senato prevede multe fino a 464.770 euro. Slitta a lunedì l'esame della norma che riguarda la pubblicazione di atti . Idv: ''Arrestateci tutti. Saremo tutti giornalisti''. Scontro tra maggioranza e opposizione
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Roma, 19 mag. (Adnkronos/Ign) - Ancora un giro di vite sulle intercettazioni. La commissione Giustizia del Senato ha bocciato gli emendamenti presentati dalle opposizioni per sopprimere le norme che inaspriscono le pene per gli editori. Via libera quindi alle multe da 64.700 a 464.770 euro a quegli editori che decidono di pubblicarle.

Accantonato invece per il momento l'emendamento sulle pene per i giornalisti che pubblicano atti di un procedimento penale, che comporta l'arresto fino a due mesi o l'ammenda da 2000 a 10.000 euro.

La commissione Giustizia tornerà a esaminarlo nella prossima seduta, quindi presumibilmente lunedì prossimo. E' saltata infatti la seduta prevista per stasera. Il presidente Filippo Berselli ha fatto sapere che, in considerazione della seduta congiunta di domani con la prima commissione per il ddl anti-corruzione, "non possiamo lavorare tutta la notte e poi essere presenti domani mattina. Per questo stasera alle 21.15 proporrò all'ufficio di presidenza di proseguire i lavori lunedì sera".

E la stretta sulle intercetazioni non ha mancato di creare polemiche. ''Arrestateci tutti. Saremo tutti giornalisti - afferma il portavoce nazionale dell'Idv, Leoluca Orlando - Noi dell'Italia dei Valori non lasceremo, infatti, soli i cronisti dalla schiena dritta a combattere per la libertà d'informazione. Chiederemo la disobbedienza civile di tutti i cittadini onesti, mobiliteremo le piazze e, se necessario, occuperemo pacificamente le istituzioni. Qui in gioco c'è soprattutto la libertà, la democrazia, messa in pericolo dalla cricca che non vuole far scoprire i suoi reati''.

''Adesso la cricca non si accontenta più dell'impunità: si fa dittatura. Infatti, il carcere per gli editori e giornalisti che divulgano un'intercettazione - aggiunge l'esponente dipietrista - non è previsto neanche nel peggiore regime. Tutto ciò è gravissimo ed è in pericolo l'articolo 21 della Carta. Siamo certi che il capo dello Stato, garante della nostra Costituzione, non farà passare un sfregio simile alla norma fondamentale di uno Stato di diritto''.

Sulle intercettazioni la commissione Giustizia del Senato è alle ultime battute. "Mancano pochi emendamenti", circa una cinquantina, "ma se l'ostruzionismo delle opposizioni continua, potrebbe anche non bastare un'ora per ogni singolo emendamento", aveva chiarito Berselli nel pomeriggio.

Il confronto prosegue serrato. La seduta stanotte si è conclusa alle 3.40 e proprio in nottata è stato dato disco verde ad alcuni punti chiave del disegno di legge. Tra questi, la cosiddetta norma 'D'Addario': non si potranno più registrare conversazioni senza che ci sia il consenso di tutte le parti interessate. Stop anche alle riprese visive: chiunque verrà condannato per riprese e registrazioni fraudolente, rischia fino a quattro anni di reclusione.

Non si potranno inoltre fare riprese tv di processi se non ci sarà il consenso di tutti. Passa anche la misura 'antitalpe': chiunque riveli notizie che riguardano atti o documenti processuali coperti da segreto, rischia il carcere da 1 a sei anni.

Passa anche la norma che rafforza l'obbligo già esistente per il pm di informare le gerarchie ecclesiastiche qualora ad essere indagato e intercettato sia un sacerdote o un vescovo: in quest'ultimo caso, il 'pm invia l'informazione al cardinale segretario di Stato'.

Oggi intanto sono arrivate nuove repliche a Daniela Santanchè che ha invocato il diritto di privacy anche per i mafiosi. ''Se la privacy crea problemi per l'ordine pubblico e fa morire delle persone, credo sia un valore quello della sicurezza e che sia maggiore della difesa della privacy'' ha commentato il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso. ''E' un'opinione che certamente non condivido - ha aggiunto - ma rispetto come tutte le opinioni. Il problema è cosa si dicono durante quei colloqui e se servono poi per far commettere nuovi omicidi collegandosi con le cosche che stanno fuori. Quello è il problema''.

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