Tra strette di mano e sorrisi
Per Di Girolamo 'cerimonia degli addii': "Ma è meglio Regina Coeli o Rebibbia?"
ultimo aggiornamento: 02 marzo, ore 18:38
Roma - (Adnkronos) - Il senatore incontra alcuni colleghi a Palazzo Madama: "Vorrei salutarvi tutti". Domani il voto sulle sue dimissioni, e poi potrebbero aprirsi le porte del carcere.
Roma, 2 mar. (Adnkronos) - Come 'cerimonia degli addii' magari immaginava altro, ma il senatore Nicola Di Girolamo si ritrova tra la tabaccheria e il guardaroba di palazzo Madama a stringere mani e a sorridere. Domani l'aula verosimilmente voterà le sue dimissioni e poi potrebbero aprirsi le porte del carcere.
Attorno a lui prima due, poi quattro, cinque colleghi di maggioranza e il cronista dell'ADNKRONOS. Ci sono, fra gli altri, Lucio Malan e Domenico Gramazio. "Ragazzi, ditelo voi agli altri. Vorrei salutarvi tutti ma qui non so quello che succederà... Oddio, per quei reati lì la carcerazione preventiva è anche di sei mesi. Gliel'ho detto al 'Corriere' che avrei compiuto 50 anni in gattabuia, il 25 giugno, ma quasi non mi credevano...".
Gli chiedono chi lo assisterà: "Ho un contatto con lo studio Taormina -ma non so fino a che punto". L'uomo appare scosso, a suo modo euforico e continua a parlare, incurante del cronista. "Ma dove ti mandano?'', gli chiede uno. "Non lo so. Anzi, voi che dite, meglio Regina Coeli o Rebibbia?''.
"Rebibbia, Rebibbia", replica sicuro, uno dei colleghi. E lui continua: "Ma sapete che non so cosa posso portarmi? Per esempio, il rasoio me fanno portare? Mi sa di no, perché ti puoi ammazzare. E' come il fil di ferro...".
E continua, mezzo spaesato, mezzo temerario: "E i denari, quelli li fanno utilizzare? Riciclati, naturalmente...". Sa che può essere il suo ultimo giorno da senatore e saluta con cordialità anche qualche persona che deve aver lavorato con lui, in queso angolo di piano terra, tra l'ascensore che si apre e si chiude, un viavai di gente. "Vi vorrei sentire uno a uno", dice Di Girolamo, riferendosi ai colleghi del gruppo parlamentare, e uno degli interlocutori, di rimando: "No, no, che ci chiamano come correi... Ue', Nico', scherzo, è una battuta per sdrammatizzare".
Lui capisce, è evidente, e ride. Dopo le ultime pacche sulle spalle, però, si fa serio, parla della famiglia, la sua, mormora qualcosa come "non la dimenticate". Alla fine, alla domanda del cronista se interverrà in aula, replica affermativamente. Come si sente? Silenzio... "Può capire...". E che ne pensa della linea adottata da chi insiste per farla decadere? "Vuole una risposta da uomo o da politico"? Da uomo, comunque, faccia lei... "No comment...". Se ne va a piedi, da solo, attraversando piazza Sant'Eustachio.
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| fabiosassi ha scritto (03/03/2010 - ore 13:33) | segnala un abuso |
| ...il rasoio potrebbero lasciarglielo, figuriamoci se si ammazza questo! fra un po' lo prenderanno in qualche reality! | |
| avantiveloce ha scritto (04/03/2010 - ore 10:46) | segnala un abuso |
| E' sicuramente un suo diritto difendersi in sede giudiziaria. Ma con quale coraggio dice certe cose in pubblico? Quando sa che tutta l'Italia ha letto delle sue intercettazioni? Un commento tipo: ho fiducia nella magistratura, lasciamola lavorare. Accontenta tutti. Invece, davanti alle telecamere denuncia la sua innocenza. E non può non sapere che chi lo ascolta sa perfettamente che le accuse saranno inferiori a quella che è la realtà. E' un insulto. E i suoi degni compari gli stanno intorno, lo sorreggono. Avete presente il film Good Felllas? La festa di saluto prima che i compari andassero in galera? E' uguale!! Quelli che stanno fuori non sono diversi! Non li hanno ancora beccati, per forza mostrano solidarietà: sanno che domani potrebbe capitare a loro. Fantastico | |
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