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Finocchiaro (Pd): ''Sistema inadeguato''
Nicola Di Girolamo (Adnkronos)
Polemica sul voto estero, stop della Lega: ''No a parlamentari eletti fuori dall'Italia''
Nicola Di Girolamo (Adnkronos)
ultimo aggiornamento: 26 febbraio, ore 20:32
Roma - (Adnkronos/Ign) - Calderoli: ''In Parlamento solo chi vive, lavora e paga le tasse, a casa nostra''. Berlusconi: ''Legge va modificata''. Schifani: ''Uno scandalo voto per corrispondenza''. Tremaglia: ''Non si tocca, va solo migliorata''. Follini: ''Su Di Girolamo parola spetta a Aula''. Trovato il 'tesoro' di Mokbel (FOTO). Due miliardi trasferiti nei 'paradisi fiscali', si indaga su oltre 2000 contribuenti italiani
Roma, 26 feb. (Adnkronos/Ign) - Scoppia la polemica sul voto degli italiani all'estero dopo la vicenda che ha coinvolto il senatore del Pdl Nicola Di Girolamo. "Basta ipocrisie, non è il sistema elettorale degli eletti all'estero, che è una barzelletta, a non funzionare. L'assurdità è che ci siano dei parlamentari eletti all'estero!", tuona Roberto Calderoli, ministro per la Semplificazione Normativa e Coordinatore delle Segreterie Nazionali della Lega Nord.
"E dopo le negative esperienze accumulate in due legislature spero che tutti, come il sottoscritto, siano giunti alla conclusione che non c'è alcuna necessità di avere deputati e senatori eletti all'estero - insiste -. I nostri cittadini che vivono all'estero hanno il diritto di votare, con modalità serie e non con le attuali, ma per i parlamentari di casa nostra. Prendiamo spunto dal motto dei rivoluzionari americani, 'no taxation without representation', trasformandolo in 'no representation without taxation', perché - conclude - nel nostro Parlamento deve sedere chi vive, lavora e paga le tasse, a casa nostra''.
Perplessità sulle modalità del voto all'estero sono state espresse dal premier Silvio Berlusconi , che da Torino è tornato a ribadire che la legge ''va cambiata'', e dal presidente del Senato Renato Schifani . ''Il voto per corrispondenza è uno scandalo - ha sottolineato Schifani -, consente queste tipologie di attività illecite e l'acquisizione del voto a volte addirittura pagandolo". "Dobbiamo immediatamente procedere - aggiunge - ad una rivisitazione del voto per corrispondenza ed affermare delle regole attraverso le quali le stesse polizie estere garantiscano l'effettività della residenza all'estero del candidato".
Dubbi sul sistema anche dall'opposizione. La presidente dei senatori del Pd, Anna Finocchiaro nota come dalla vicenda Di Girolamo emerga con evidenza che ''il sistema elettorale per il voto degli italiani all'estero è inadeguato". "E' necessario intervenire su diversi aspetti, penso alla configurazione delle circoscrizioni elettorali o all'anagrafe degli aventi diritto, ma in primo luogo serve cambiare il meccanismo elettorale".
A difendere la legge è invece Mirko Tremaglia, già ministro per gli Italiani nel mondo e 'padre' del provvedimento, che tuttavia ammette la necessità di qualche modifica. "Cambiarla, semmai, per migliorarla, ma la legge sul voto degli italiani all'estero, 4 milioni di nostri connazionali, non si tocca", dice all'ADNKRONOS.
Tremaglia se la prende con il senatore Nicola Di Girolamo e con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Carlo Giovanardi: il primo "non doveva essere senatore", mentre alle affermazioni dell'esponente di governo, secondo il quale l'esperimento del voto degli italiani all'estero sarebbe fallito, Tremaglia dice che reagirà "come una belva: io - aggiunge - mantengo gli attributi e voglio difendere a tutti i costi la forza dei Comitati tricolore all'estero". ''Proseguirò la mia battaglia per i nostri connazionali all'estero - insiste -, ai quali il Cavalier Berlusconi non ha mai tenuto perché secondo lui non pagano le tasse".
"E' da tempo - prosegue Tremaglia - che dico che la legge va migliorata. Ho fatto anche diverse denunce per i 'furti' di voti commessi. Ma questi signori se ne sono altamente fregati. I problemi nascono tutti dalle garanzie di segretezza del voto, e per risolverli occorre organizzare i seggi elettorali nelle circoscrizioni estere, nelle scuole, nei consolati. Da lì, poi, le buste con le schede elettorali partirebbero per l'Italia".
"Se invece, come accade ora, la busta con la scheda viene spedita al consolato, allora possono nascere i problemi. Quanto al voto per corrispondenza - sottolinea Tremaglia - posso solo dire che è un sistema collaudato ed in uso anche in Francia e negli Stati Uniti, non vedo perché debba essere messo in discussione".
"Non possiamo negare il diritto di voto ai nostri connazionali all'estero: con la mia legge abbiamo garantito questo diritto a 4 milioni di nostri connazionali all'estero, che hanno potuto rafforzare il legame con il loro Paese e sono stati felici di farlo. Se ora tornassimo indietro - conclude Tremaglia - li abbandoneremmo e spezzeremmo questo legame, che è forte, come ha potuto constatare anche il presidente Fini nel suo recente viaggio negli Usa".
Intanto, l'ufficio di presidenza della Giunta delle elezioni e delle immunità di Palazzo Madama si è riunito oggi per discutere del caso Di Girolamo. Il presidente dell'organismo Marco Follini ha ricevuto all'unanimità un mandato a rispondere alla lettera di Schifani che aveva esortato la Giunta a riaprire la pratica relativa all'ineleggibilità.
''Ho avuto il mandato - ha detto Follini - di scrivere al presidente del Senato. Camminiamo speditamente verso una soluzione - ha proseguito - anche se per me era tutto chiaro già nel gennaio 2009''. E alla domanda se ritenesse che la competenza a pronunciarsi sull'ineleggibilità di Di Girolamo fosse dell'Aula Follini ha replicato: ''Sì''.
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