Processo breve, Alfano: ''Stralcio per evitare linciaggio ma è norma sacrosanta''
Il Guardasigilli Angelino Alfano
ultimo aggiornamento: 05 settembre, ore 15:17
Cernobbio (Como) - Dopo l'annuncio di Berlusconi, il ministro della Giustizia conferma: “Non farà parte della mozione parlamentare''. Donadi (Idv): ''Da Berlusconi passo indietro per non farsi male''
Cernobbio (Como), 5 set. (Adnkronos/Ign) - Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, "si è tirato fuori, si è sottratto a un linciaggio mediatico da parte della sinistra". All’indomani dell’annuncio del premier, dal workshop Ambrosetti il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, conferma lo stralcio del processo breve dai 5 punti per il rilancio dell’azione di Governo, con cui il Pdl intende incassare un patto di legislatura con i finiani di Futuro e libertà.
Alfano ha confermato che il processo breve "non farà parte della mozione parlamentare, così come richiesto dal presidente del Consiglio, il quale ha giustamente rivendicato il proprio diritto a tirarsi fuori da una situazione paradossale, cioè una norma sacrosanta, quella della ragionevole durata del processo, che ci viene chiesta dall'Europa".
Il processo breve, ha continuato il ministro della Giustizia, "è una norma sacrosanta che è stata intesa come una norma ad personam per Berlusconi". Invece "il principio della ragionevole durata dei processi è indispensabile", ha sottolineato Alfano, anche perché in assenza di questa norma "noi continuiamo a pagare soldi di risarcimento danni ai nostri concittadini che si lamentano per la lentezza della giustizia italiana".
Dall’Italia dei Valori, però, si accusa il Guardasigilli di “confondere” la “ragionevole durata del processo con l'amnistia. Mascherata nel caso del processo breve”. Altra è la lettura della retromarcia di Berlusconi per il capogruppo Idv, Massimo Donadi. “Berlusconi ha fatto un passo indietro solo perché si è reso conto che sarebbe andato a sbattere, altro che per sottrarsi al linciaggio come dice Alfano". "C'e' da chiedersi -conclude Donadi- se un capo del governo, che per sottrarsi alla giustizia, non avrebbe esitato a mandare al macero centinaia di migliaia di processi, sia degno di rappresentare il Paese".
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