Da parte del Csm "non c'è nessuno spirito di rivendicazione"
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Processo breve, l'allarme del Csm: "A rischio il 40% di quelli penali".
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ultimo aggiornamento: 25 novembre, ore 08:31
Roma - (Adnkronos) - E' quanto descritto dalla VI Commissione (VIDEO). Il vicepresidente Mancino: "Ci deve essere la giusta decisione". E sottolinea: "Bisogna intervenire sui vuoti nelle Procure". Schifani: "Clima troppo teso". Il Guardasigilli Alfano replica all'Anm: "Da loro numeri iperbolici e infondati". Il segretario del Pd Bersani: "Ritirino la proposta e siamo pronti a discutere"
Roma, 24 nov. (Adnkronos) - Con il ddl del processo breve, sono a rischio nell'ambito penale dal 10 al 40% dei procedimenti. Una forbice molto ampia quella descritta dalla VI Commissione del Csm che oggi ha ascoltato i vertici dei nove uffici giudiziari italiani piu' importanti: Torino, Milano, Venezia, Bologna, Roma, Napoli, Bari, Reggio Calabria e Palermo. Dati, ha spiegato la presidente della VI Commissione Ezia Maccora che ora dovranno essere oggetto di una valutazione piu' approfondita. Le previsioni sono comunque allarmanti poiche' la prescrizione del processo penale moltiplichera' la richiesta di risarcimenti in sede civile delle persone offese.
Tra i procedimenti penali significativi piu' a rischio, inchieste come quella di Telecom, del caso Mills, Mediaset, Bnl, Antonveneta e Santa Rita. La Maccora sottolinea come i tempi medi nel penale in quasi tutte le realta', tranne Venezia e Palermo, siamo al di sotto dei due anni. Quasi tutti i vertici degli uffici giudiziari hanno segnalato un 20% di procedimenti con una complessita' elevata che supera i due anni. La presidente della Commissione sottolinea poi come in tutti gli uffici si sia segnalato un ricorso ai riti alternativi, tra patteggiamento e rito abbreviato per il 60% delle cause. "La preoccupazione -ha spiegato Maccora- e' che se l'accesso ai riti alternativi si riduce non si potra' piu' rispettare il tempo medio dei due anni".
Altro punto trattato dalla Commissione con i procuratori e' che il certificato penale che serve per vedere se la persona sotto processo ha precedenti penali ha tempi effettivi che vanno dai 5 mesi a un anno e mezzo. Tra le difficolta' segnalate anche la trasmissione degli atti dal primo al secondo grado dei procedimenti, tempi che arrivano anche ad un anno, come ad esempio a Torino. Tra i reati coinvolti dall'entrata in vigore del ddl se questo sara' operativo, la corruzione, la truffa, la colpa medica, il naufragio colposo, i reati che riguardano la famiglia e l'aggiotaggio. La Maccora ha segnalato come i processi piu' colpiti saranno di certo i piu' complessi.
"Non basta che il processo sia breve ma che sia giusta la decisione", ha dichiarato il vicepresidente del Csm Nicola Mancino presentando con la VI Commissione i dati provvisori dell'impatto che il ddl sul processo breve avra' sui procedimenti interessati. Dati, ha spiegato Mancino che "cominciano da questa sera e nei prossimi giorni saranno oggetto di valutazione da parte del Csm".
Mancino ha poi sottolineato come la ragionevole durata dei processi debba impegnare tutti gli opertori del diritto. Quello che e' emerso, ha spiegato "non e' un dato che si vuole contrapporre agli altri dati diffusi in questi giorni ma abbiamo un dovere di verita' nel costatare le difficolta' che il ddl portera' sia sui processi civili che quelli penali".
"Dobbiamo tenere basso il livello dello scontro. Eliminarlo è auspicabile ma non sempre possibile", aveva detto in giornata parlando alla platea dei 230 capi degli uffici requirenti italiani a palazzo dei Marescialli per un confronto sull'impatto del ddl sul processo breve. "C'è bisogno di dialogo - ha detto Mancino - qualcuno parla di confronto: perché si abbia c'è bisogno che qualcuno possa parlare e qualcuno ascolti. Il confronto - ha aggiunto Mancino, alla presenza del guardasigilli Angelino Alfano - sia solo se vi sono proposte precise".
Dal canto nostro, ha poi sottolineato Mancino, "valuteremo le proposte di riforma con animo sereno, sgombri da qualsiasi tentativo di strumentalizzazione in negativo". E ha garantito "ampia assicurazione" al ministro della Giustizia. "Siamo alla vigilia di decisioni preannunciate da parte del governo - ha proseguito - in attesa di conoscere le riforme, il loro impatto sulla Costituzione e l'ordinamento". Il numero due di Palazzo dei Marescialli ha spiegato che il paese "ha bisogno di percepire che chi ha il dovere di presentarsi davanti al corpo elettorale ha il diritto di proporre e decidere senza minacciare o intimidire". Da parte del Csm "non c'è nessuno spirito di rivendicazione - ha csottolineato - siamo un organo di rango costituzionale che non dipende da nessuno, in un impianto che vede al centro Parlamento e governo". "Il Csm non è l'attaccapanni di tutte le doglianze e se qualcosa non va non bisogna prendersela sempre con il Consiglio", ha detto ancora Mancino nel corso dell'incontro con i 230 capi degli uffici requirenti italiani riuniti a palazzo dei Marescialli. Ma "i pareri del Csm sulle norme sono essenziali". "Tra le proposte di legge e l'assegnazione delle medesime a un ramo del parlamento c'è un momento essenziale", che è appunto quello dei pareri sulle riforme.
Poi lancia l'allarme: "Vi è una grossa preoccupazione poiché nonostante lo sforzo del governo e provvedimenti di trasferimento di pm, molti uffici di procura restano scoperti". Gli uffici requirenti "rischiano di restare vuoti soprattutto nelle zone più nevralgiche, quali Sicilia e Calabria dove vi è una criminalità organizzata". "Se non è possibile tornare all'antico - ha proseguito Mancino riferendosi alla norma che vieta ai giovani magistrati di svolgere funzioni monocratiche - bisogna però fare qualcosa perché queste scoperture sono indicative di un disagio e di omessa giustizia, non per colpa della Procure ma per la carenza di organici".
Un appello "a tutte le parti in causa affinché abbassino i toni, la conflittualità, ed assumano atteggiamenti responsabili con proposte costruttive" arriva anche dal presidente del Senato Renato Schifani a margine di un convegno sulla Rai presso la biblioteca Spadolini del Senato. Schifani, che non è voluto entrare nel merito del provvedimento, ha ricordato che "toccare la giustizia significa toccare gli interessi dei cittadini, le loro sensibilità, il loro diritto ad aspirare ad una giustizia serena, pacata che non litighi al proprio interno ed esamini gli elementi di colpevolezza del cittadino in un clima e in un'aula tranquilla dove ci sia effettiva parità tra accusa e difesa".
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