News > Politica > Regionali, opposizione in piazza contro il decreto. Bersani: ''Ricorreremo alla Consulta''
La Regione Lazio solleva conflitto di competenza
Uno degli striscioni oggi in piazza al Pantheon
Regionali, opposizione in piazza contro il decreto. Bersani: ''Ricorreremo alla Consulta''
Uno degli striscioni oggi in piazza al Pantheon
ultimo aggiornamento: 06 marzo, ore 20:56
Roma - (Adnkronos/Ign) - D'Alema: ''Ferita la democrazia, responsabilità tutta del governo non del Colle''. Pd: ''Conseguenze sui lavori delle Camere''. Di Pietro: ''Valuteremo impeachment per Napolitano, golpe di Berlusconi'' Per sabato prossimo convocata una grande mobilitazione a Roma. Già oggi manifestazioni nella capitale e in altre città (VIDEO). Maroni: "Provvedimento consente svolgimento elezioni''. Accolto ricorso su listino Polverini. Impazza su YouTube la parodia di 'We are the...' per la Polverini (VIDEO)
Roma, 6 mar. (Adnkronos/Ign) - L'opposizione promette battaglia contro il decreto legge sulle regionali approvato ieri dal governo annunciando una grande manifestazione di protesta sabato prossimo a Roma. Ma già oggi Pd, Idv, Sinistra e libertà e Popolo viola si sono mobilitati scendendo in piazza al Pantheon (VIDEO). Altre iniziative hanno preso corpo a Milano e in altre città.
La dura reazione contro il provvedimento dell'esecutivo accomuna le forze del centrosinistra, diverso è il discorso per l'impeachment evocato dal leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, nei confronti del capo dello Stato. Il Pd infatti si è schierato con il presidente della Repubblica ed ha invitato ad evitare attacchi al Colle.
"Il presidente della Repubblica non c'entra niente, non si nascondano dietro al presidente della Repubblica. La Costituzione la conosciamo. Loro sono responsabili di quello che hanno scritto, del trucco vergognoso che hanno introdotto'' ha detto il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani. ''Lavoreremo perché il giudizio su queste norme venga da una mobilitazione che vogliamo fare - ha rimarcato il leader democratico - consideriamo nullo ogni accordo per la gestione di questa settimana parlamentare" e "vogliamo che si pronuncino i livelli giurisdizionali, immaginiamo che questa norma possa essere messa a una valutazione più attenta della Corte costituzionale". Secondo Bersani il decreto interpretativo sulle regionali è un "trucco vergognoso, inaccettabile", "una ferita molto grave al senso comune".
Di ''ferita inferta al funzionamento normale del sistema democratico", parla anche Massimo D'Alema, che nel pomeriggio era presente al Pantheon. Il presidente del Copasir, anche in riferimento alle posizioni assunte dall'Italia dei Valori, ha invitato a rivolgere "la critica e l'indignazione" nei confronti del governo e non del capo dello Stato, perché è l'esecutivo che "porta la responsabilità politica di questo atto".
I presidenti dei gruppi Pd di Camera e Senato, Dario Franceschini e Anna Finocchiaro, in una lettera inviata ai presidenti dei due rami del Parlamento, Gianfranco Fini e Renato Schifani, hanno definito il decreto un "gravissimo precedente nella storia repubblicana" che avrà "immediate conseguenze" sull'atteggiamento parlamentare del Partito democratico. In concreto, dal Pd si parla senza metafore di "blocco dell'attività parlamentare".
Durissimo Antonio Di Pietro, che ha fatto sapere di aver appreso dai giornali ''che il Colle avrebbe partecipato attivamente alla stesura del testo. Se così fosse - dice - sarebbe correo visto che, invece di fare l'arbitro, avrebbe collaborato per cambiare le regole del gioco mentre la partita era aperta". Per questo, si potrebbe valutare se esistono ''gli estremi per promuovere l'impeachment''. Di Pietro parla di ''golpe del governo Berlusconi, è un golpe di Benito Berlusconi che ha cambiato le regole del gioco durante il gioco" e di fronte a ''un golpe bisogna reagire nell'unica maniera possibile: con una insurrezione democratica popolare, con una grande manifestazione che faremo sabato prossimo a Roma''.
Furiosa la candidata radicale alla presidenza della Regione Lazio Emma Bonino: "Ci troviamo di fronte a un decreto veramente incredibile, chiaramente incostituzionale, che pone rimedio, si fa per dire, ai due casi di Lazio e Lombardia". Per la leader radicale, il decreto interpretativo approvato dal governo è "una prova di arroganza, un funambolismo dell'illegalità''. Per questo ''abbiamo chiesto un incontro urgente al presidente del Consiglio''.
E la Regione Lazio annuncia che solleverà davanti alla Corte Costituzionale un conflitto di competenza contro il dl. "Il decreto - spiega il vicepresidente Esterino Montino - non tratta solo di interpretazione ma introduce anche elementi di novità''. ''Domani - continua - ho convocato una Giunta regionale per le 19, una convocazione straordinaria per approvare una proposta di deliberazione con la quale si dà mandato ai nostri legali per adire alla Corte Costituzionale per capire se il decreto legge lede le prerogative della Regione".
Secondo il presidente della Camera, Gianfranco Fini, "la via del decreto è la scelta del male minore", in virtù "di tutto quello che è stato detto''. Il provvedimento può garantire ''a tutti la possibilità di partecipare e agli elettori il diritto-dovere di pronunciarsi". Poi, riferendosi alla richiesta di impeachment per Napolitano di Di Pietro, sottolinea: "La prima cosa che non si deve fare è tirare in ballo il capo dello Stato". La posizione del leader Idv, sostiene Fini, ''è francamente incomprensibile e comunque inaccettabile".
Anche il presidente del Senato, Renato Schifani, interviene in merito alla posizione di Di Pietro: ''Nessuna campagna elettorale può legittimare un attacco al capo dello Stato la cui autorevolezza e il cui prestigio sono noti a tutti i cittadini italiani come garante della Costituzione e del senso alto delle istituzioni. Mi auguro che questi toni si abbassino''.
Il ministro della Semplificazione normativa, Roberto Calderoli, spiega che ''non si è cambiata nessuna regola del gioco. Si è data una corretta interpretazione a leggi e regolamenti che esistono già, che mal interpretate da chi doveva garantire il voto, hanno portato a delle esclusioni". Per l'esponente leghista "così si è garantito a tutti quello che è il fondamentale diritto-dovere del voto, che sarebbe stato impedito ad una popolazione di quasi 15 milioni di persone".
E in difesa del capo dello Stato si schiera anche il Senatur. "Il capo dello Stato nella vicenda del caos delle liste è stato molto equilibrato - dice Umberto Bossi - Napolitano ogni giorno che passa, vicenda dopo vicenda, si dimostra un ottimo presidente della Repubblica". Quanto al caos regionali, "la piccola Lega - ha rimarcato - è diventata una forza politica dal nulla. Gli altri non sono capaci neppure di preparare le liste".
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| Oscar2010 ha scritto (06/03/2010 - ore 10:43) | segnala un abuso |
| Ecco uno di quei momenti che ti fà vergognare di essere italiano, e capire perchè all'estero ridono di noi. | |
| zeru_tituli ha scritto (06/03/2010 - ore 12:49) | segnala un abuso |
| "Alle armi! Siam dipietristi". Certa gente vuole far diventare l'Italia come l'Irak ,in cui per impedire al popolo di votare si impiegano le armi .Quando si vuole far valere la forma alla sostanza pur di impedire il voto ai cittadini allora siamo vicini alla dittatura di stampo sovietico. A questo si aggiungono i radicali che fino a ieri si facevano arrestare per salvaguardare il diritto di fumare spinelli , in barba alla legge, ed oggi invece diventano difensori di una legaità di facciata.E' proprio vero che la possibilità di giungere al potere stravolge la coscienza dell'individuo fino a convincerlo a ripudiare quello che prima difendeva. Non ci si illuda oggi di imporre con le armi un regime come è stato fatto in Ungheria ed in Cecoslovacchia: questo non sarà più permesso. A questo rigurgito di prevaricazione ed allo scippo che si voleva perpetrare a danno del voto democratico , i cittadini daranno la loro risposta nelle urne che è l'ultimo simbolo che ancora ci lega alla democrazia. | |
| zeru_tituli ha scritto (06/03/2010 - ore 16:03) | segnala un abuso |
| E' un'opposizione penosa! Invece di andare in piazza , devono andare alle urne dove potranno far valere il loro diritto a governare. Oppure c'è la paura di non vincere? Certo che non è con le manifestazioni che si può sovvertire il diritto della maggioranza degli italiani ad avere un governo amministrativo che non sia quello basato sulle idee e convinzioni dell'opposizione. Se invece l'opposizione è convinta di poter far valere la propria qualità allora la smetta di rompere le scatole al paese ,con lagnanze e con minacce e con le ridicole accuse a quel galantuomo che è il nostro Presidente della Repubblica.Se ad uno non piace Napolitano espatri in Venezuela o a Cuba, paesi in linea con certe esigenze di sinistra, come ha consigliato a suo tempo il preside della Luiis. | |
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