News > Politica > Rotondi: ''Larghe intese? Chi ne parla è vittima del caldo, la maggioranza è solida''
Sulle intercettazioni: ''Ddl era nel programma elettorale''
Gianfranco Rotondi (Adnkronos)
Rotondi: ''Larghe intese? Chi ne parla è vittima del caldo, la maggioranza è solida''
Gianfranco Rotondi (Adnkronos)
ultimo aggiornamento: 19 luglio, ore 18:50
Roma - (Adnkronos/Ign) - Il ministro per l'Attuazione del programma all'Adnkronos: ''Sì a Casini nella maggioranza, ma prima valorizzare le componenti democratiche che già ci sono'' (VIDEO). Poi su Vendola: ''E' il personaggio più vero del centrosinistra. Un avversario di cui avrei un certo timore, ma alla fine il Pd si mangerà pure lui''. Il portavoce di Sel: "Mi candido a sparigliare i giochi''. Casini: ''Governo di larghe intese senza Berlusconi è fuori dalla realtà''
Roma, 19 lug. (Adnkronos/Ign) - ''Le larghe intese avvengono quando non c'è una maggioranza in Parlamento. E' accaduto recentemente in Germania, e in Italia è accaduto alla fine degli anni Settanta. In entrambi i casi, non c'era una maggioranza e si è fatto un 'governo di tregua'. Siamo oggi in questa situazione? Non credo proprio. Al contrario, abbiamo una delle maggioranze più ampie e solide dal Dopoguerra, un premier eletto dai cittadini e un governo che sfida a quattro mani emergenze e lavoro ordinario''. Lo dice all'ADNKRONOS Gianfranco Rotondi, ministro per l'Attuazione del programma di governo.
''A ciò si aggiunga - rimarca il fondatore dei Democratici cristiani - la più alta fiducia della storia della Repubblica, con il premier Berlusconi che sfiora il 60%. Chi parla di larghe intese, appare vittima di un colpo di caldo''.
Riguardo all'ipotesi di un ingresso dell'Udc nella squadra di governo, Rotondi sottolinea: ''Come Democratici cristiani non abbiamo obiezioni da fare a un allargamento della maggioranza a Casini. Naturalmente sarebbe bene prima valorizzare le componenti democratiche che già sono nel Pdl e nel centrodestra''.
Per Rotondi le fibrillazioni all'interno della maggioranza non devono ritardare l'azione di governo. Occorre andare ''avanti con la riforma della giustizia, il federalismo e la riforma fiscale. E' una parte essenziale del programma, che richiede altri tre anni di lavoro''. ''Su questo - spiega - bisogna verificare se i parlamentari eletti con il Pdl sono ancora convinti di andare fino in fondo. Io dico di sì, e questa consapevolezza rende stabile il governo e la legislatura, al di là delle asprezze tra Berlusconi e Fini''.
Quanto all'intenzione del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, di lavorare agli assetti organizzativi del Pdl, Rotondi sottolinea: ''Berlusconi è capo del governo e del partito. Se ritaglia dalle vacanze un mese per questo suo secondo lavoro, mi sembra solo meritorio...''.
E a chi gli chiede come è stata accolta nel Pdl la nuova componente dei Democratici cristiani, da lui fondata insieme a Carlo Giovanardi, Giuseppe Pizza e Francesco Pionati, Rotondi replica: ''I Democratici cristiani non sono una corrente. Berlusconi sa che il Pdl è nato da Forza Italia, Alleanza nazionale e dai democristiani. Fi e An si sono divisi, noi no. Siamo fondatori quanto lo sono Berlusconi e Fini, al netto del diverso peso elettorale e della diversa statura politica''.
Quindi il tema delle intercettazioni, su cui ''abbiamo fatto la campagna elettorale. Chi si è candidato con noi, sa che non vogliamo impedire le indagini, specie per i reati più gravi, ma solo l'uso strumentale delle intercettazioni sui media''. ''Come si vede in questi giorni - aggiunge Rotondi - sulla P3 c'è tanta crema e tanta panna. Non vorrei che fosse tutto un avvertimento al Parlamento che deve votare il ddl intercettazioni...''.
Rotondi commenta poi la candidatura alle primarie di Nichi Vendola, leader di Sel. ''Vendola - dice - è sicuramente il personaggio più vero del centrosinistra. Un avversario di cui avrei un certo timore''. Come Berlusconi, spiega, il governatore della Puglia ''ha dei valori profondi, e come il Cavaliere ha una singolare capacità di comunicarli. Non è davvero un avversario da prendere alla leggera''.
''Ma provvederà il Pd a fermarlo - rimarca Rotondi - perché mangiarsi i leader è la loro specialità. Non rinunzieranno a un boccone così ghiotto''. Per il fondatore dei Democratici cristiani, infatti, ''alla fine reggerà solo Di Pietro, perché pianta la sua sfida al centro del campo, tra ingiurie, invocazioni di manette e tutto il suo miglior repertorio''.
Rotondi ne ha anche per il leader del Pd. ''Bersani - dice - non rappresenta la contropartita di Berlusconi. Da una parte c'è il 'berlusconismo', identità di cui sono orgoglioso come suo ministro, dall'altra c'è il 'bersanismo'. Ma sinceramente l'unico termine corrente, opponibile al berlusconismo, è il 'dipietrismo'. Questo - affonda Rotondi - è il problema di Bersani. Lui e Casini fanno prove chimiche di intese più o meno larghe, e intanto nel paese sale il 'dipietrismo', come sistema di idee e dunque leadership alternativa a Berlusconi''.
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