E' intervenuto alla presentazione del rapporto annuale dell'Inpdap a Montecitorio
Gianfranco Fini (Adnkronos)
Unità nazionale, altolà di Fini: ''Non è oggetto di trattative''
Gianfranco Fini (Adnkronos)
ultimo aggiornamento: 13 ottobre, ore 16:46
Roma - (Adnkronos/Ign) - Il presidente della Camera: ''La difesa di atti simbolici come giurare fedeltà alla Costituzione serve a rafforzare la coscienza civile del Paese''. Sulla P.A.: ''Eccessiva invasione della politica, tornare alla regola del concorso''. Napolitano: ''Respingere bestemmie separatiste, l'Italia ha bisogno di più unità''. L'inno di Mameli diventa 'Sorelle d'Italia' in uno spot. E scoppia il caso (VIDEO)
Roma, 13 ott. (Adnkronos/Ign) - L'unità nazionale ''non può essere oggetto di trattative e di discussioni''. E' quanto afferma il presidente della Camera, Gianfranco Fini, in un passaggio del suo intervento alla presentazione del rapporto annuale dell'Inpdap a Montecitorio.
Fini ricorda che, come detta l'art. 98 della Costituzione, i pubblici impiegati 'sono al servizio esclusivo della nazione'. ''Ed è per questo - sottolinea - che mi chiedo se sia stato veramente opportuno abrogare, per i cosiddetti dipendenti 'contrattualizzati', che sono la maggioranza dei pubblici impiegati, la norma che prevedeva, all'atto dell'assunzione, la promessa solenne di fedeltà alla Repubblica e alla Costituzione''.
''La difesa di atti simbolici come il giuramento - spiega ancora Fini - serve a rafforzare la coscienza civile del Paese e a riconoscere quella dignità cui i pubblici dipendenti hanno pieno diritto, soprattutto quando come ora si è costretti a chiedere loro di sopportare il peso di nuove responsabilità derivanti da riforme strutturali, indubbiamente giuste e necessarie, ma che intervengono in un momento economico e sociale che certo non può considerarsi favorevole. E tralascio, perché di tutta evidenza, che giurare fedeltà alla Costituzione assume un positivo riferimento rispetto all'unità nazionale che non può essere oggetto - avverte Fini - di trattative e di discussioni''.
''Dico questo perché credo sinceramente che la valorizzazione della figura del funzionario pubblico possa contribuire a rafforzare la fiducia nello Stato e ad accrescere quel senso civico che da qualche tempo nel nostro Paese è sceso a livelli inferiori rispetto a quanto avviene nelle grandi democrazie europee. Questo - rimarca Fini - è un fattore cruciale per la nostra convivenza civile e democratica e per avere, al centro come in periferia, un'amministrazione pubblica realmente imparziale ed efficiente''.
Per la terza carica dello Stato è poi ''indispensabile'' tornare ''senza alcuna eccezione'' alle regole del concorso pubblico. E spiega che ''l'eccessiva invasione da parte dei soggetti politici della sfera amministrativa ha portato spesso il sostanziale aggiramento, a livello centrale, ma ancor più a livello locale, della regola del concorso come veicolo ordinario per l'accesso ai pubblici impieghi''.
''Le procedure concorsuali infatti - sottolinea il presidente della Camera - si basano sulla parità delle condizioni di partenza e su selezioni di tipo imparziale e meritocratico''. ''Ripristinare sistematicamente senza alcuna eccezione la regola del concorso pubblico, come ha cominciato a fare con norme mirate a restituire efficienza all'attività amministrativa il ministro Brunetta, è oggi - avverte Fini - più che mai indispensabile. Si tratta di una delle questioni più importanti per assicurare al Paese una classe dirigente di alto livello, da cui dipende la qualità e la trasparenza della pubblica amministrazione''.
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