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Arte, Daverio: ''E' mercato che non sostituisce mattone ma garantisce fluidità''

Una galleria d'arte (Xinhua)  Una galleria d'arte (Xinhua)
ultimo aggiornamento: 18 giugno, ore 19:30
Roma - (Adnkronos) - Il critico: ''Non è più proprio un bene rifugio ma ha tanti vantaggi''. E sottolinea: ''Le 'blue chips' dell'arte sono gli impressionisti''. Capozzi: ''E' un ottimo investimento perché ha prezzi bassi e non ha costi di mantenimento''


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Roma, 18 giu. (Adnkronos) - L'Italia favorisce l'investimento nel settore dell'arte: il nostro Paese, infatti, non prevede tasse sul guadagno ottenuto dalla compravendita artistica e sul possesso di opere d'arte. Questo potrebbe essere considerato un incentivo per gli italiani ad investire maggiormente nel settore artistico, facendogli addirittura sostituire il settore d'investimento 'per eccellenza', quello del mattone, considerato anche il momento di crisi, dovuto anche alle tassazioni a cui e' sottoposto.

"Oggi questo non è un mercato che garantisce, come una volta, il bene rifugio in salita contro il crollo dei valori monetari, però garantisce come in passato una sua fluidità", dice molto chiaramente il critico d'arte Philippe Daverio nel definire la situazione del mercato dell'arte in questo periodo di crisi economica.

"Faccio un esempio: sotto le bombe della guerra i quadri non aumentano di prezzo però si possono portar via sotto il braccio e si possono trovare degli acquirenti, magari non al prezzo che si desidera - prosegue Daverio - ma un acquirente si trova, mentre uno l'appartamento sotto al braccio non lo porta e se non trova un acquirente, non lo trova".

A livello di sicurezza dell'investimento, però, il patrimonio artistico non potrà sostituire il 'classico mattone'. "La gente che investe nell'arte è poca, è una roba che interessa pochissimi - continua Daverio - non è facile definire l'arte come un investimento in questo momento. Certo è meno rischioso di quelli fatti in Borsa: nel senso che nessuna opera d'arte è crollata quanto sono crollati alcuni titoli".

Di parere diverso è Paolo Capozzi, uno degli amministratori della casa d'aste Boetto di Genova: "Si può parlare di arte come investimento perché ora i prezzi sono molto bassi. Naturalmente è un investimento a lungo periodo, non a breve. L'arte può diventare un bene rifugio, nel senso che adesso si compra bene e rispetto al mattone 'non mangia', cioè non ha costi, uno se lo gode e al contempo non ha altre spese".

Sicuramente la crisi si è fatta sentire, ma come in ogni mercato, ci sono delle distinzioni. "In questo momento il settore che va meglio e ha sentito meno la crisi è quello dell'arte contemporanea, un po' perché è di moda, un po' perché ha degli esiti più simili alla Borsa - prosegue Capozzi, che spiega - uno sa che un quadro di Fontana vale tanto e quelle cifre lì sono quotazioni riscontrabili, mentre il prezzo del mobile antico, per esempio, è molto più aleatorio".

E l'arte di Fontana sembra anche essere una delle 'sicurezze del mercato'. "Anche nel mercato dell'arte ci sono le 'blue chips' - spiega Daverio - cioè le azioni che stanno più o meno sempre bene, come i buoni del tesoro tedeschi. Possiamo considerare 'blue chips' dell'arte, la pittura impressionista in generale, fino ad alcuni nostri capisaldi del Novecento, da Morandi a Fontana, passando per Burri, lì - conclude il critico - il rischio è basso".

Gli italiani, comunque, non sembrano fidarsi molto del mercato dell'arte, forse preferendo altri settori: "C'è sicuramente un maggiore investimento da parte degli stranieri, probabilmente perché sentono un po' meno la crisi e forse - illustra Capozzi - perché le leggi fiscali in Italia sono abbastanza stringenti, quindi uno non sa se può spendere o meno".

"Come singoli, gli italiani sono buoni acquirenti. Messi a valore assoluto, rispetto alle dimensioni economiche sono marginali" afferma Philippe Daverio.


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