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Cinema: il nuovo corso di Ozpetek, famiglia di sangue e commedia

ultimo aggiornamento: 01 marzo, ore 17:14
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Roma, 1 mar. (Adnkronos/Cinematografo.it) - "Dopo tanti film in cui ho raccontato le famiglie degli affetti, ho voluto - complice forse l'eta' - concentrarmi sulla famiglia di sangue, quella 'classica', anche perche', dopo la scomparsa di mio padre, ho cominciato a riconsiderare i rapporti genitori-figli con un nuovo sguardo". Cosi' Ferzan Ozpetek, reduce dalla recente presentazione berlinese, spiega i motivi che l'hanno portato a concepire 'Mine vaganti', scritto insieme ad Ivan Cotroneo, prodotto da Fandango in collaborazione con Rai Cinema e Apulia Film Commission, nelle sale dal 12 marzo con 01 distribution in circa 500 copie (alcune delle quali anche sottotitolate per non udenti).

Sullo sfondo della citta' di Lecce, il ritorno a casa del giovane Tommaso (Riccardo Scamarcio) - nei sogni del padre Vincenzo (Ennio Fantastichini) prossimo ad affiancare il fratello Antonio (Alessandro Preziosi) nella gestione del pastificio di famiglia - dara' il via ad una serie di stravolgimenti in casa Cantone, dove vivono anche la nonna (Ilaria Occhini, da giovane Carolina Crescentini), imprigionata nel ricordo di un amore impossibile e l'eccentrica zia Luciana (Elena Sofia Ricci). Deciso a rendere nota la sua omosessualita', sara' pero' preceduto dall'outing del fratello, che lo costringera' a rimanere lontano da Roma molto piu' del previsto e a fare la conoscenza di Alba (Nicole Grimaudo), socia dell'azienda: "La realizzazione di questo film - dice ancora Ozpetek - ha coinciso con un momento davvero felice della mia vita e soprattutto siamo riusciti a far combaciare la coralita' del racconto con una coralita' di intenti straordinari, per questo mai come stavolta lo considero veramente il film di tutti noi, affrontato per quanto mi riguarda senza nessun tipo di timore ne' per quello che attiene agli evidenti cambiamenti (non piu' Roma, non piu' i dolci della pasticceria Andreotti di via Ostiense, che inizialmente il regista avrebbe voluto far arrivare in Puglia, ndr) ne' ai miei immancabili marchi di fabbrica, come le tavolate piene di persone, a dispetto di qualche critica in merito ricevuta le volte scorse: anche per questo lo considero un film totalmente liberatorio".

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