"Oltre all'aspetto storico e documentario ho voluto anche dare ampio spazio agli aspetti più umani della vicenda delle Farc"
Judith Velez
Judith Velez: "La rivoluzione armata non può essere la soluzione"
Judith Velez
ultimo aggiornamento: 16 marzo, ore 13:40
Roma (Adnkronos/Aki) - La regista peruviana sulla sua ultima fatica "Liberateli adesso!": "In Europa c'è troppo romanticismo, troppo spesso gruppi rivoluzionari violenti come le Farc hanno trovato sostegno nel Vecchio Continente". E sottolinea: "Ho voluto il massimo dell'obiettività, senza intromissioni o commenti esterni"
Roma, 16 mar. (Adnkronos/Aki) - "Ho voluto il massimo dell'obiettività, senza intromissioni o commenti esterni". Judith Velez (nella foto) racconta ad ADNKRONOS INTERNATIONAL il suo "Liberateli adesso!", il docufilm che sarà presentato per la valutazione al direttore artistico del Festival Internazionale del Film di Roma Piera Detassis. Voci che però proprio con la loro oggettività mostrano il dolore che va al di là della violenza fisica, fino a toccare un paese intero. E che dimostrano la dimensione che hanno raggiunto le Farc, sempre più coinvolte nel narcotraffico, fino a toccare i governi stessi di Colombia e Venezuela. I messaggi sono anzitutto due: primo, "che la rivoluzione armata, il ricorso alle armi, che pure puo' sedurre soprattutto i piu' poveri per disperazione, non puo' essere la soluzione per questo continente"; secondo che "in Europa c'e' troppo romanticismo, troppo spesso gruppi rivoluzionari violenti come le Farc hanno trovato sostegno nel Vecchio Continente, semplicemente per mancanza di informazione". Poco più di 60 minuti intensissimi senza una voce narrante ma raccontato esclusivamente dalle persone intervistate, testimoni o specialisti.
Il film prende le mosse dall'inizio delle Farc, mezzo secolo fa, con eccezionali documenti inediti come le immagini, fin qui sconosciute, di un giovanissimo Pedro Antonio Marin, piu' tardi noto con i nomi di battaglia di Manuel Marulanda o Tirofijo, lo storico fondatore delle Farc morto nel 2008. Immagini che neppure in Colombia si erano mai viste. Il film, girato tra Ecuador, Venezuela e Colombia, "si e' sviluppato come una vera e propria inchiesta, con fatti clamorosi verificatosi mentre stavamo girando", racconta Velez. Ad esempio l'uccisione, nel marzo 2008, nel corso di un'azione militare in Ecuador, del leader delle Farc Rafael Reyes. Particolarmente toccante, inoltre la liberazione di Ingrid Betancourt, liberata nel luglio 2008 dopo 6 anni di prigionia. "Un evento - dice la regista - che ci ha costretto a cambiare completamente l'andamento del film".
In effetti, "oltre all'aspetto storico e documentario -spiega ancora la regista- ho voluto anche dare ampio spazio agli aspetti piu' umani della vicenda delle Farc. Per mostrare l'immenso dolore che puo' generare un'ideologia che, pur di ottenere i propri scopi politici, non ha alcuna considerazione dell'impatto sociale della sua azione". E tra questi aspetti umani figura anzitutto proprio quella dei sequestrati, e dell'angoscia terribile dei propri cari. Cosi' il film documentario mostra lo straordinario programma radiofonico 'Las voces del secuestro', guidata settimanalmente dal giornalista Herbin Hoyos, che fu lui stesso sequestrato, nel 1994, per diciassette giorni dalle Farc. Si possono vedere padri disperati che supplicano via radio i guerriglieri di fare in modo che i loro figli ascoltino il messaggio, "se sta dormendo svegliate mio figlio, per favore, in modo che mi ascolti", dice un genitore con le lacrime agli occhi.
"L'aspetto del sequestro - sottolinea ancora Velez - e' uno di quelli meno noti, soprattutto fuori dall'America Latina, c'e' voluta la vicenda di Ingrid Betancourt per accendere un riflettore su una realta' che invece coinvolge tantissime persone in Colombia". Durante la produzione del film, del resto, racconta la regista, "ci siamo avvicinati a tantissime persone. Il fatto di trattarle con il massimo rispetto alla fine ha fatto si' che si siano aperte, mostrandosi anzi desiderosi di raccontarci le loro storie e le loro tragedie". Non sono mancati momenti di tensione, come "quando siamo andata alla frontiera tra Ecuador e Colombia, abbiamo percepito come tutto potesse accadere, come fossimo alla merce' di guerriglieri e narcotrafficanti, se solo avessero voluto. Ci siamo sentiti stranieri in pericolo, abbiamo colto tutto il senso di questo incubo che opprime questa regione".
Un film documentario avvincente, che vuole avere, dice ancora la cineasta peruviana, "un aspetto didattico", con "una grande attenzione al tema dei diritti umani". "Se oggi le Farc sono piu' deboli e hanno perso il loro prestigio e' per questa deriva sanguinaria, che mostra come la via violenta al cambiamento politico non possa funzionare", dice ancora Velez, pensando anche agli anni del terrorismo di Sendero Luminoso nel proprio paese.
"Noi - prosegue - speriamo che il film aiuti anche gli europei a capire meglio questa realta', troppo spesso romanzata, vista con una buona dose di romanticismo oltre Oceano. E, quel che e' peggio, con forme di sostegno. Spero di aver aiutato capire che cosa sono in realta' questi movimenti rivoluzionari, e come necessariamente si degenerano. Non e' cosi' che si puo' sviluppare l'America Latina". Non manca un monito: "questi movimenti traggono alimento dall'enorme scarto tra ricchi e poveri, sono proprio gli ultimi, i piu' deboli, che subiscono il fascino delle armi quando non vedono altra via di uscita". Per questo, "se non diminuira' questo scarto, il rischio della formazione di movimenti rivoluzionari armati continuera' ad esistere".
Velez conosce l'Italia, e spera di tornarci presto. Anche se l'ultima esperienza non fu delle migliori: al festival di Verona il suo film 'Prueba' vinse 20.000 euro, assegnati a una casa di produzione italiana che avrebbe dovuto provvedere alla distribuzione del film. La casa di produzione e' fallita, 'La Prueba', non e' mai stato distribuito. "Spero di avere un altro destino adesso, anche se in altri concorsi italiani 'Liberenlos ya!' non ha vinto". Da ultimo la cineasta peruviana avrebbe dovuto presentare il suo film al Festival di Bombay, ma una malattia le ha impedito di recarcisi. "Spero - conclude - di poter presto partecipare a festival in Europa e in Italia, ci stiamo gia' candidando".
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