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Nelle sale italiane dal 5 marzo

Paura e delirio in 'Shutter Island', lo psico-thriller di Scorsese: ''Diffidare sempre di chi ha il potere''

Leonardo DiCaprio in una scena di 'Shutter Island' Leonardo DiCaprio in una scena di 'Shutter Island'
ultimo aggiornamento: 08 febbraio, ore 19:55
Roma - (Adnkronos/Cinematografo.it/Ign) - Il regista americano ha presentato a Roma il suo ultimo lavoro: ''Se questo è il mondo che erediteranno i miei figli, c'è poco da stare tranquilli''. Leonardo DiCaprio veste i panni di un agente federale che indaga sulla scomparsa di una donna da un manicomio criminale: ''Il personaggio più difficile che mi sia capitato d'interpretare''. Dai graffiti del Lupanare alla Casina dell'Aquila, la passeggiata di Leonardo Di Caprio agli scavi di Pompei
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Roma, 8 feb. (Adnkronos/Cinematografo.it/Ign) - "Ho sempre nutrito sospetti nei confronti dell'autorità, verso chi detiene il potere: la paranoia è uno stato emotivo che conosco bene, ed è a causa sua se ho accettato di fare questo film". Martin Scorsese è a Roma per presentare il suo ultimo lavoro, 'Shutter Island', tratto dall'omonimo romanzo di Dennis Lehane (dai suoi libri sono stati tratti 'Mystic River' e 'Gone Baby Gone').

Il regista americano, di origini italiane, non si nasconde, parlando a ruota libera di ossessioni, debolezze e fobie. "Convivo quotidianamente con la paura - dice il regista - cercando di non farmi sopraffare. Ma se questo è il mondo che erediteranno i miei figli, c'è poco da stare tranquilli". D'altra parte, se non parlasse lui, lo farebbero i suoi film, veri e propri diari personali filmati. Non a caso Scorsese ha sempre lavorato con gli stessi attori. Prima De Niro, oggi DiCaprio: trovato il proprio alter-ego, non è facile separarsene. Con Leo è alla sua quarta collaborazione: "Tra di noi c'è una profonda fiducia, e so che ogni volta posso scendere più in profondità con lui", sottolinea il regista.

DiCaprio interpreta Teddy Daniels, un agente federale convocato a 'Shutter Island' per indagare sulla misteriosa scomparsa di una pluriomicida (Emily Mortimer) da un manicomio criminale. Con lui in missione l'agente Chuck, interpretato da Mark Ruffalo. Siamo nel 1954, l'America è in piena guerra fredda. Le indagini proseguono a rilento: gli psichiatri non collaborano, gli inservienti tacciono, i pazienti sono fuori di testa, e ciascuno sembra nascondere qualcosa. Teddy Daniels dubita, insegue false piste, mentre anche la sua mente inizia a vacillare. "C'è un elemento nel carattere di Teddy che mi ha conquistato. Qualcosa che ha a che fare con la violenza del mondo e alla reale possibilità di estirparla. Ma qual è il prezzo che bisogna pagare?", si chiede Scorsese, che con il tema della violenza si è già confrontato.

Non nuovi per Scorsese neanche gli altri temi affrontati nel film: la colpa ("tra i film che mi hanno influenzato sicuramente 'Le catene della colpa' di Tourneur e le pellicole di Fritz Lang"), la follia ("lo script mi ha ricordato quello del 'Gabinetto del dottor Caligari'), la passione per il cinema ("il debito con l'espressionismo tedesco, che ha segnato il mio background cinematografico, è evidente"), la religione ("ho scelto di far apparire un tatuaggio con l'immagine di Cristo morente sulla schiena di un paziente perché sono cattolico e questa effige fa parte del mio io: è l'immagine compiuta della sofferenza umana").

DiCaprio, con il regista nella capitale, precisa che "in tutti i grandi personaggi di Scorsese, da Travis Bickle a Jack La Motta, la violenza è solo l'altra faccia del dolore. Dietro ogni gesto esteriore, anche il più violento, si nasconde una sofferenza interiore". L'attore svela poi il segreto di Scorsese: "Si affida totalmente agli attori, li carica di responsabilità. Ti dice cosa vuole, poi sta a te. E' insieme molto stimolante e molto complicato. E questo è il personaggio più difficile che mi sia capitato d'interpretare".

"E lui ha toccato livelli d'intensità mai raggiunti prima", gli fa eco Scorsese, che risponde agli elogi di DiCaprio sottolineando come Leo sia "capace di catalizzare ogni esperienza di vita nel processo creativo. E' unico in questo". Ma DiCaprio, tre nomination agli Oscar e nessuna statuetta al momento in bacheca, non è ancora soddisfatto: "Sin da ragazzino ho avuto i miei miti - spiega - attori che ho preso a modello come Montgomery Clift, James Dean e Robert De Niro. Ho sempre lavorato e continuerò a farlo per raggiungere i loro livelli. Dovesse durare anche tutta la vita".

Dal canto suo Scorsese, che ha in ballo diversi progetti, tra cui il biopic su Frank Sinatra, un nuovo gangster-movie con De Niro e un film per l'infanzia, si è ripromesso per il futuro di realizzare la seconda parte di quello straordinario documentario che è stato 'Viaggio nel cinema italiano': "Attualmente sto montando la parte relativa a Francesco Rosi".

Nell'immediato invece partiranno entrambi alla volta di Berlino, dove 'Shutter Island' verrà presentato in anteprima il 13 febbraio. Il film uscirà invece nelle sale italiane il 5 marzo, distribuito in più di 400 copie da Medusa.

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