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Premio Strega, giochi ancora aperti tra vincitori annunciati e new entry

ultimo aggiornamento: 01 luglio, ore 16:40
Roma - (Adnkronos) - Giovedì al Ninfeo di Villa Giulia si chiude la 66esima edizione. A contendersi la palma Emanuele Trevi, Gianrico Carofiglio, Alessandro Piperno, Marcello Fois e Lorenza Ghinelli. Lo scrittore Scarpa all'Adnkronos: ''Lo Strega fa diventare popolari anche scrittori di nicchia''


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Roma, 1 lug. (Adnkronos) - I giochi sono ancora aperti e il candidato più favorito sembra non avere più la vittoria in tasca. Lo Strega, il principale premio letterario italiano, non smentisce le attese: la rete di relazioni, la caccia all'ultimo voto e i giochi tra i diversi colossi editoriali in gara, animano i giorni che precedono la notte in cui verrà proclamato il vincitore, giovedì prossimo al Ninfeo di Villa Giulia.

Quest'anno si contendono la palma dello Strega Emanuele Trevi che, con 92 voti, guida la cinquina con il suo 'Qualcosa di scritto' (Ponte alle Grazie); Gianrico Carofiglio, autore di 'Il silenzio dell'onda' (Rizzoli) che ha ottenuto 70 consensi; Alessandro Piperno con 'Inseparabili' (Mondadori), arrivato al terzo posto con 68 voti, e Marcello Fois con 'Nel tempo di mezzo' (Einaudi), che ha avuto 64 voti. A chiudere la cinquina, eletta tra una rosa di 12 proposte, nel consueto rendez-vous degli 'Amici della Domenica' a casa Bellonci lo scorso 13 giugno, è Lorenza Ghinelli, l'unica donna in finale con 'La colpa' (Newton Compton). Il suo libro ha conquistato 38 consensi.

Il confronto tra i gruppi editoriali più consolidati, Mondadori e Rizzoli in testa, ai quali quest'anno si aggiunge Gems cui fa capo Ponte alle Grazie, si annuncia incerto e dagli esiti inattesi. Il favorito della vigilia, il mondadoriano Piperno, deve fare i conti con Trevi, un vero e proprio outsider che ha sparigliato le carte ottenendo un vasto consenso. Si rinnova l'eterno 'duello' che la casa di Segrate ingaggia, edizione dopo edizione, con la Rizzoli, la quale quest'anno schiera il magistrato-scrittore barese Carofiglio.

Un duello, quello tra i due big, che lascerà il suo sigillo sulla 66esima edizione del Premio. E che pare prefigurare un confronto serrato tra due modi diversi di concepire non solo la scrittura ma anche la vita. La Mondadori, comunque, schiera due autori: a Piperno, espressione della casa madre, si aggiunge infatti, Fois che pubblica con Einaudi il quale considera "già un privilegio essere finito nella cinquina''.

Tra certezze e probabili colpi di scena, insomma, il rito si ripete anche se nel solco del rinnovamento impresso, negli ultimi anni, da Tullio De Mauro, presidente della Fondazione Bellonci e del Comitato direttivo del premio. Il celebre linguista, infatti, ha ampliato la platea dei votanti con i lettori forti delle librerie che, come ha ricordato in occasione dell'elezione della cinquina, "quest'anno, da 30 sono passati a 60. Sono 60 persone sparse per l'Italia, quasi il 20% dei voti rispetto ai 400 tradizionali". Il voto dovrebbe essere quanto più possibile trasparente ed inattaccabile ponendosi al riparo dalle eventuali pressioni editoriali.

In ogni caso, tra storie, aneddoti, polemiche e premi mancati, lo Strega promette di non smentirsi. E, con il suo bagaglio di ricordi e riti, torna prepotente sulla scena del nostro Paese.

Una grande occasione per diventare più popolari e per far entrare il proprio libro nelle case degli italiani, un'opportunità che consente agli autori, con all'attivo già alcune opere, di farsi conoscere meglio. La pensa così Tiziano Scarpa, lo scrittore veneziano che nel 2009 è stato incoronato al Ninfeo di Villa Giulia, con 'Stabat Mater', pubblicato dall'Einaudi. "Il mio caso dimostra - spiega all'Adnkronos - come un autore di nicchia può riuscire, attraverso lo Strega, a parlare a più lettori. Ci sono scrittori profondi e potenti, che sono considerati intellettualistici, perché non hanno avuto un'occasione. Ma basta dare loro un'opportunità per farli diventare più popolari".

Occasioni che, di volta in volta, possono essere "il premio Strega, la tv, un certo supporto giornalistico, oltre che magari la possibilità di scrivere su qualche quotidiano", prosegue Scarpa. "La morale è che, al di là del mio caso, oggi ci sono parecchi talenti che hanno potenzialità popolari. Io sono stato fortunato - ammette Scarpa - perché mi è stata data un'occasione. Se non l'avessi avuta sarei considerato uno scrittore di nicchia che non sa parlare ai lettori". Vincitore dello Strega quasi per 'caso', Scarpa non immaginava che il suo romanzo potesse arrivare fino in fondo salendo sul primo gradino del podio finale.

"All'inizio l'esperienza allo Strega - racconta - è stata inaspettata. Non ero considerato un autore per questo tipo di premi. Il mio libro era uscito in ottobre e aveva avuto un'ottima risposta di pubblico. Quindi si è pensato che avesse qualche possibilità di entrare in cinquina. Questa era, all'inizio, la speranza: dare un po' più di visibilità ad un libro che da solo era piaciuto parecchio. E invece, nel corso dei mesi, ha avuto sempre più riscontro. Via via è cresciuto".

"Lo Strega mi ha fatto conoscere dai lettori deboli. Lo Strega ha questa forza: far arrivare certi libri nelle case. D'altra parte è il premio estivo per eccellenza. E molti si portano in vacanza il volume che ha vinto", sottolinea lo scrittore.

Nel bilancio di Scarpa non mancano anche le valutazioni economiche: lo Strega, ricorda l'autore di 'Stabat Mater', "mi ha fatto guadagnare un po' di soldi. Il che giova alla scrittura. Spesso diciamo che in America e in Inghilterra i romanzieri sono migliori. Certo - evidenzia Scarpa - lì anche un medio scrittore vive di diritti d'autore e quindi può dedicare un bel po' di mesi all'anno alla pura scrittura. Molti italiani, al contrario, devono scrivere nei ritagli di tempo".

Scarpa, che ora è al lavoro su diversi romanzi perché, dice, "lavorare su più fronti è come avere due case, oppure come abitare in più città", non mostra dubbi, per lui la scrittura ha bisogna di tempi lenti e lunghi: "Un romanzo ha bisogno di continuità e ci sono dei periodi in cui è bene essere concentrati su ciò che si elabora. E' chiaro che se si hanno qualche soldo in più si è più tranquilli. Io sono un precario totale. Per fare lo scrittore ho abbracciato consapevolmente il precariato da 15 anni a questa parte. Ho scelto la scrittura rinunciando anche a lavori ben remunerati come autore televisivo per non essere risucchiato a tempo pieno. E' evidente che, in condizioni migliori, vengono fuori opere di migliore qualità", conclude Scarpa.


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