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''E' scenotecnica'', perché l'utilizzo della tecnologia permette di ''muovere'' tutto

Sanremo, è hi tech e senza la scalinata la scenografia firmata dal 'mago' Castelli

La scenografia del Festival di Sanremo firmata da Gaetano CastelliLa scenografia del Festival di Sanremo firmata da Gaetano Castelli
ultimo aggiornamento: 08 febbraio, ore 17:07
Roma - (Adnkronos) - Sul palco del Teatro Ariston lo scenografo promette sorprese e al pubblico dice: ''Guardate il Festival da quando si aprirà il sipario, vi stupirò''. Una pedana di otto metri al centro della scena, mentre l'orchestra occupa ancora il golfo mistico sottostante. Mazzi conferma: "Morgan non ci sarà e non verrà sostituito da altri"
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Roma, 8 feb. (Adnkronos) - ''Ai telespettatori non ho mai dato consigli, ma questa volta sento di poterlo fare: guardate Sanremo dal primo istante, da quando si aprirà il sipario... Non posso dire che cosa accadrà, ma ne varrà la pena''. L'architetto Gaetano Castelli - che firma per la diciassettesima volta la scenografia del Festival di Sanremo - promette sorprese e ''magie'' sul palco del Teatro Ariston ridisegnato quest'anno soprattutto grazie a ciò che... non si vede.

Perché il cuore del Teatro Ariston è un'enorme ''macchina'', capace di muovere la scenografia, di darle forma e volume, di farla cambiare, artista dopo artista. Un impianto che ha richiesto settimane di lavoro e complessi calcoli ingegneristici sui carichi consentiti dal teatro.

''Un impianto che mi piace definire 'spaziale', in tutti i sensi - dice Castelli - E' scenotecnica, quest'anno, più che scenografia, nel senso che l'utilizzo della tecnologia permette di ''muovere'' tutto, di dare dinamicità al Festival, di dare a ogni momento di spettacolo e a ogni protagonista una propria irripetibilità''.

Per questo anche la scelta di abbandonare la classica scalinata a favore di soluzioni create dalla tecnologia che ''gioca'' con la grande pedana di otto metri al centro della scena, mentre l'orchestra occupa ancora il golfo mistico sottostante.

Intorno al palco, linee curve e colorate, e pareti mobili con fondali e schermi che propongono immagini e giochi di luce nei diversi momenti dello spettacolo.

''Non un lavoro semplice - prosegue Castelli - proprio per la complessità della 'macchina' scenica. E per farla risaltare ancora di più, abbiamo scelto elementi semplici a prima vista ma in grado di dare profondità alla scena e lasciar spazio alle sorprese della nostra macchina''.

''Così ho cercato - insieme ai miei collaboratori e a mia figlia Maria Chiara - di sintetizzare il passato delle mie scenografie con la novità tecnologica estrema, facendola diventare spettacolo essa stessa. Un omaggio ai 60 anni di Festival e ai protagonisti di questa edizione''.

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