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MOSTRE: ROMA, LA DOMUS IMPERIALE A PALAZZO ALTEMPS Esposti per la prima volta i reperti della dimora al Gianicolo di Adnkronos Cultura © ADNKRONOS - Gennaio 2006
Nonostante secoli di scavi e di studi, dal sottosuolo della città eterna non hanno mai smesso di emergere resti di ogni epoca e di ogni natura, spesso relativi a complessi di grande importanza, anche dal punto di vista storico. In occasione dei lavori realizzati per il Giubileo del 2000, le viscere del Gianicolo lasciarono emergere un prezioso complesso di marmi che il colle custodiva da più di 2000 anni preservandoli, così, da possibili spoliazioni. Il tesoro, appartenuto probabilmente alla domus imperiale, rivive in “I colori del fasto. La domus del Gianicolo e i suoi marmi”, la mostra allestita a Palazzo Altemps di Roma, luogo simbolo della continuità culturale dell’arte classica romana, con la sua architettura rinascimentale ricca di marmi pregiati e le fastose collezioni di scultura antica. Secondo le antiche fonti, tra cui i testi di Seneca e Filone, sulle pendici settentrionali del colle Gianicolo, nella zona compresa tra il monte di Santo Spirito e la riva destra del fiume Tevere, si trovavano gli Horti di Agrippina Maggiore, sede delle residenze private di Agrippina, nipote di Augusto e madre di Caligola. Il fastoso apparato decorativo della dimora che sorgeva tra i giardini affacciati sul Tevere, i suoi pregiati marmi colorati lavorati a capitelli, lesene, cornici e lastre di rivestimento, le raffinate decorazioni parietali e i vari rinvenimenti, ricostruiscono idealmente il lusso della dimora lungo il percorso espositivo e nella mise en scène allestita nel Teatro di Palazzo Altemps. Tra il 1999 e il 2000, gli scavi portarono alla luce, infatti, una serie di ambienti (di cui uno ricostruito in mostra) con pitture a finte architetture e motivi decorativi e, da uno di questi ambienti, emerse uno straordinario deposito di materiali marmorei, ordinatamente riposti per essere poi riutilizzati: seicento pezzi, probabilmente appartenuti ad un unico complesso edilizio, databili intorno al I secolo d.C.
Gran parte dei rinvenimenti provengono dal deposito dei marmi della domus, in cui i pezzi erano stati suddivisi per tipologie (capitelli, basi, lesene, cornici lisce e decorate, architravi e così via). I marmi colpiscono per la grande varietà: dal bianco di Carrara al rosso antico della Grecia meridionale; dal giallo antico della Numidia all’ardesia; dal portasanta al pavonazzetto e il cipollino; dal marmo di Sciro all’orientale alabastro. In questo sorprendente deposito, sono stati rinvenuti anche elementi di intarsi figurati, una colonnina, una base di tripode e l’“Afrodite Charis”. Figura femminile vestita di un lungo chitone trasparente che le lascia in parte scoperto il seno, il volto della piccola e raffinata statuetta di Afrodite presenta un volto eseguito con grande perizia: nell’ovale del volto spiccano gli occhi dal taglio allungato, il naso dritto e ben proporzionato, la bocca appena dischiusa. La pettinatura dei lunghi capelli, divisi da una scriminatura centrale e raccolti sulla nuca in uno chignon, presenta due fori che fanno risaltare l’acconciatura raffinata completata da un alto diadema gemmato. L’elegante figurina, uno degli esempi più raffinati del tipo statuario detto “Afrodite Louvre-Napoli”, riflette il gusto eclettico del secondo quarto del I secolo per l’aggraziata figura ispirata alla scultura greca di età classica.
Tra le decorazioni parietali ritrovate ed esposte, elementi a tralci e ghirlande vegetali, maschere gorgoniche, uccellini, candelabri, steli floreali. All’interno di uno dei pannelli, sotto il festone di foglie, si conserva parte di una figura umana, mentre sull’intonaco sono stati rinvenuti alcuni graffiti, quali studi con un compasso, un occhio apotropaico e alcune lettere capitali. Particolarmente curiosa, un’iscrizione su due righe in alfabeto greco a lettere capitali, frutto probabilmente di una delusione d’amore: corretti gli errori, nell’iscrizione si può leggere la frase “la città è bella ma la donna è brutta”. Tutte le caratteristiche degli affreschi rinvenuti rientrano nell’ambito della pittura del II secolo d.C., caratterizzata da una progressiva semplificazione dei sistemi decorativi con una sempre maggiore perdita della ricerca prospettica. L’edificio, doveva essere strutturato almeno su due piani, come suggerisce l’impronta di una scala rinvenuta su uno degli ambienti. Accanto agli ambienti originali della domus, sono stati rinvenuti una serie di spazi orientati in senso nord-sud, frutto delle dverse fasi costruttive che si sono succedute nel tempo. Difficile identificare i resti rinvenuti ma, vista la ricchezza e la raffinatezza dei materiali, è quasi certo che si tratti delle decorazioni di una domus di età imperiale, databile tra l’età traianea e il II e III secolo d.C. Le strutture ritrovate hanno destato l’interesse dell’ambiente scientifico: in molti hanno voluto riconoscervi i famosi Horti Agrippinae, i quali dovevano estendersi nella zona prima occupata da quelli di Domizia. Alla morte di Agrippina (33 d.C.), Caligola divenne a sua volta proprietario degli horti, che ritroviamo, in seguito, menzionati da Tacito come proprietà dell’imperatore Nerone. |
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![]() Particolare dell'affresco che decora la parete sud della Domus Imperiale del Gianicolo |
![]() La statuetta in marmo di Afrodite Charis ( del 420 a.C. circa), rinvenuta nel 1999 nella Domus Imperiale sul Gianicolo |
![]() Particolare della decorazione della Villa di Poppea a Oplontis |
![]() Un mosaico con scena dionisiaca proveniente dalla Casa dei Capitelli colorati di Pompei (seconda metà del I secolo d.C.) |
![]() Mosaico di cavallo con auriga proveniente da Villa Adriana a Tivoli |
![]() Pannello in "opus sectile" che decorava un letto nella villa di Lucio Vero a Roma (seconda metà del II secolo d.C.) |
![]() Un tavolo in mosaico di pietre dure proveniente dalla Galleria Palatina di Palazzo Pitti a Firenze (1784 circa) |
![]() Una statua colossale di Dace di età giulio-claudia in marmo giallo e marmo nero |
![]() Un bassorilievo con maschera in marmo rosso antico di età adrianea. Collezione Boncompagni Ludovisi di Palazzo Altemps |
![]() Una vasca sepolcrale in marmo giallo del II secolo d.C. donata alla famiglia Altemps per conservare le spoglie del Papa Sant'Aniceto e sistemata come base per l'altare della cappella del palazzo |
![]() Busto di Marco Aurelio in porfido della prima metà del IV secolo d.C. (Collezione Boncompagni Ludovisi) |
![]() Il camino monumentale di Marco Sittico Altemps che decora il salone principale del palazzo (seconda metà del 1500) |