Abruzzo, il parco nazionale della Majella
ultimo aggiornamento: 06 luglio, ore 11:57
Il Parco della Majella Madre, ripida e compatta verso occidente, con un altopiano sotto il cielo dal nome infelice di Femmina Morta, con valloni, gole, precipizi nella parte verso oriente; un massiccio con pareti calcaree di dimensioni imponenti, il massiccio del Morrone, e il massiccio dei Monti Pizi che svettano isolati. Anche qui, la faggeta sopra i 1000 metri, il pino mugo e una vegetazione di esaltante varietà. La stessa varietà per la fauna: orso, lupo, camoscio, cervo, capriolo, lontra, aquila, falco pellegrino, gufo reale, e altre centoventi specie. Quasi 75.000 ettari che interessano le province dell’Aquila, di Pescara e Chieti; la sede dell’Ente Parco è a Guardiagrele, gli uffici sono anche a Pacentro e Caramanico Terme.
Continuiamo per Popoli, dominata dalle rovine del castelllo dell’XI secolo, e oltrepassiamo l’A25 per ammirare le sorgenti del Pescara: La riserva naturale di Monte Rotondo, istituita nel 1982 con 1450 ettari di superficie, interessa vari comuni ed è oggi compresa nei confini del Parco. Con bellissimi boschi e paesaggi rocciosi mozzafiato, sale dalle gole di Popoli fino ai 1750 metri della cresta del Morrone: la sua fauna comprende anche il muflone e il cervo.
Riprendiamo la statale per Sulmona, con una piccola deviazione per Corfinio sulla destra: da visitare i due sepolcri romani vicini alla basilica di san Pelino e l’antica Corfinium con i resti del teatro, dell’anfiteatro e delle Terme. Rientrati sulla strada per Sulmona a Pratola Peligna ricordiamo di girare a destra per la Badia Moronese del XIII secolo ( da qui, seguendo un sentiero, si sale all’eremo di Sant’ Onofrio) e per il santuario romano di Ercole Curino, su una grande terrazza ai piedi del Monte Morrone. E così arriviamo a Sulmona: da vedere con cura per gli edifici medievali (la cattedrale in particolare) e il bellissimo compleso rinascimentale della chiesa e del palazzo dell’Annunziata. Molti negozi di confetti, produzioni tipiche di Sulmona.
Da Sulmona prendiamo a est per Pacentro, fermandoci ad ammirare le svettanti, alte torri del castello trecentesco dei Cantelmo e Santa Maria Maggiore. Ritorniamo indietro a Sulmona e imbocchiamo di nuovo la statale 17 per Pescocostanzo, Rivisondoli, Roccaraso, passando per Rocca Pia. Pescocostanzo è da vedere e godere con calma e con la guida. Tra l’altro è un’attrezzata stazione sciistica. La riserva naturale del Bosco di Sant’ Antonio (550 ettari), compresa nel Parco della Majella, ha tutelato e tutela una delle più belle faggete che abbia mai visto (periodi eccezionali maggio e autunno; in inverno c’è una pista di sci di fondo). Anche Rivisondoli è un’attrezzata stazione sciistica (sull’altipiano delle Cinque Miglia), così come Roccaraso, collegate dallo Skypass Alòto Sangro.
I prossimi tre centri che incontriamo sono Ateleta, Gamberale e Pizzoferrato. Gamberale e Pizzoferrato, sui Monti Pizi, solitari, belli da vedere con i loro boschi e le rocce, hanno due piste servite da skylift e piste di fondo. Si prosegue per Palena, Lettopalena e Taranta Peligna, dove si tessono coperte coloratissime dette tarante, realizzate con disegni antichissimi. Nel territorio del comune di Palena c’è la riserva naturale del Quarto Santa Chiara (480 ettari), istituita nel 1982 e oggi inclusa nel Parco della Majella: belle foreste del Monte Porrara e un altipiano carsico che a primavera inoltrata ha straordinarie fioriture, che da sole valgono il viaggio. Siamo a Lama dei Peligni, provincia di Chieti, nella riserva naturale e oasi del WWF della Majella orientale. Oggi compresa nel Parco. Sul Monte Amaro (2793 metri), sono interessanti la grotta del Cavallone, o della figlia di Jorio, e l’eremo di Sant’ Angelo.
Arriviamo a Fara San Martino, celebre per la paste alimentare, la bontà della quale è dovuta soprattutto alle sue acque, dato che ormai, con l’asciugatura industriale, l’aria, per la pasta industriale, non conta nulla; all’inizio del vallone di Santo Spirito ci sono le rovine dell’eremo di San Martino in Valle. Fara San Martino e Palombaro hanno dato il nome alla riserva naturale di 4200 ettari ora inglobata nel Parco, che ha la sua terza punta nel Monte Amaro. Questa riserva, istituita nel 1983 per tutelare il più bel vallone della Majella, via via si chiama Valle Cannella, Valle di Macchialunga, Valle di Santo Spirito e Valle Serviera. Le sue rocce, oltre alle solite splendide feggete, danno spettacolo in primavera inoltrata e in autunno; qui c’è anche il pino nero. Lo stesso corpo Forestale di Palombaro vi potrà dare informazioni sulla riserva naturale del Feudo di Ugni, istituita nel 1981 nel comune di Pennapiedimonte, oggi compreso nel Parco. Con spettacolari, bellissimi valloni, come la precedente riserva, è abitata dall’orso, dall’aquila reale e dal camoscio. Da non perdere le bellissime rocce che celano l’eremo di Grotta Sant’Angelo.
E arriviamo a Guardiagrele: da vedere la chiesa di Santa Maria Maggiore, del XII secolo, e quello che rimane delle mura. Guardiagrele, celebre del Medioevo per la lavorazione dei metalli preziosi (in particolare l’argento) con i suoi celeberrimi artigiani è ancora oggi la capitale dell’artigianato del rame e del ferro battuto: pentole, tegami, padelle, conche, secchi, letti, tavoli. Procediamo per Pretoro, con la chiesa barocca di San Nicola, Roccamontepiano, Serramonesca con la grande basilica di San Liberatore a Majella dell’XI secolo; l’eremo di Sant’Onofrio e le rovine della fortezza di Castelmenardo; Manoppello; Lettomanopello, da visitare la grotta dell’Angelo. A Lettomanoppello il calcare della Majella viene ancora lavorato da valenti artigiani. Anche a Pretaro, Pennapiedimonte e Pacentro ci sono scalpellini. Una gita da fare è quella fino al Blockhaus (2142 metri), passando per passo Lanciano e la Majelletta. Tornando indietro per Roccamorice incontriamo l’eremo di Santo Spirito. Da visitare anche l’eremo di San Bartolomeo di legio, che è attaccato alla parete verticale di una gola.
Lasciando San Valentino in Abruzzo Citeriore e Abbateggio puntiamo su Salle e arriviamo a Caramanico Terme: belle chiese e, celati fra le rocce e i boschi fuori del borgo, ancora in parte murato, gli eremi di San Giovanni e di Sant’ Onofrio all’Orfento. Caramanico Terme è famosa per le sue acque curative. Merita una sosta per fare escursioni e sport tra le bellezze della natura: siamo nel cuore del Parco che ha inglobato la riserva naturale dell’Orfento e della Piana Grande della Majelletta che nacque nel 1970. Qui c’è un vallone di bellezza straordinaria che sale verso il monte Focalone (2676 metri). Tra gli animali, anche la lontra. Da vedere anche la confinante Riserva naturale Lama Bianca: paesaggi calcarei unici. La riserva naturale della Valle dell’Orta, nata nel 1989, oggi entro il Parco, ha tutelato e tutela una gola particolare, dove nidificano rapaci. La gola è stata scavata in migliaia e migliaia di anni dalle acque del torrente Orta che, insieme alle piogge, hanno modellato il calcare. Si torna alla A25 puntando sul casello di Bussi a occidente per Roma o su quello di Torre de’ Passeri per Pescara.
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