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Derivati, ex sindaco Albertini: ''Spariti atti in comune di Milano''

L'ex sindaco di Milano, Gabriele AlbertiniL'ex sindaco di Milano, Gabriele Albertini
ultimo aggiornamento: 02 novembre, ore 12:36
Milano - (Adnkronos) - L'ex primo cittadino sentito oggi nel processo dove sono imputate quattro banche e 13 persone accusate di truffa aggravata e di aver causato un danno all'amministrazione milanese pari a 100 milioni di euro nella sottoscrizione di contratti derivati


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Milano, 2 nov. (Adnkronos) - I documenti che attestavano la convenienza da parte dell'amministrazione comunale di Milano di contrarre operazioni finanziarie, anche derivati, per il Comune sono spariti da Palazzo Marino. E' quanto afferma l'ex sindaco del capoluogo lombardo, Gabriele Albertini, sentito oggi nel processo sui derivati dove sono imputate quattro banche (Ubs, Deutsche Bank, Jp Morgan e Depfa Bank) piu' 13 persone fisiche accusate di truffa aggravata e di aver causato un danno all'amministrazione milanese pari a 100 milioni di euro nella sottoscrizione di contratti derivati.

Nel corso dell'esame di Albertini il procuratore aggiunto Alfredo Robledo, che rappresenta in aula l'accusa, ha affermato che in Comune quei documenti, obbligatori per legge, non si sono trovati. Per l'ex sindaco e' impossibile. Ma se davvero le cose stanno come affermato dal pm allora "penso che siano stati distrutti perche' e' impossibile che quei documenti comunali non ci siano. E' una lacuna epocale. Una notizia di reato".

Per l'ex primo cittadino, del resto, sarebbe stato impossibile per l'amministrazione "affrontare il consiglio comunale senza avere con se tutti i documenti che certificavano i calcoli di convenienza. Tutto il consiglio comunale, non solo le opposizioni, avrebbero protestato. Non e' possibile non trovare quelle carte".

In aula l'ex sindaco aveva affermato di "apprendere solo ora che non risulta agli atti del Comune che non sia stato fatto il calcolo di convenienza economica. E' un obbligo di legge. Se non si trovano, l'unica possibilita' e' che siano stati distrutti". Fuori dall'aula, Albertini ha continuato dicendo che "se non ci fosse stata la convenienza economica la questione sarebbe stata sollevata in consiglio comunale" anche perche' "l'operazione era conveniente senno' non sarebbe stata fatta".

Uno dei punti centrali del processo in corso davanti al giudice monocratico Oscar Magi della quarta sezione penale del tribunale di Milano, e' il guadagno avuto dalle banche. Ma per Albertini ''nessuno sa quanto guadagnano le banche, se non attraverso una ispezione fiscale''. L'ex sindaco ha poi spiegato che il Comune ''sapeva il prezzo dell'operazione e quando si e' definito il tasso questo era confrontabile con valori di mercato".

Quanto ai 168mila euro riconosciuti agli istituti di credito per la chiusura del bond, che poi ha portato alla sottoscrizione dei derivati, "quella cifra mi e' sembrata simbolica rispetto al valore dell'operazione di 1,7 miliardi di euro", ha proseguito Albertini, sottolineando che "quella cifra era irrisoria rispetto al valore dell'operazione".

Rispondendo alle domande del procuratore aggiunto Alfredo Robledo sul fatto che come amministratore non si sia preoccupato dei costi per il Comune dell'operazione, Albertini ha replicato che il suo era "un incarico politico, non tecnico. Spettava a un apparato tecnico" fare le valutazioni, precisando che "non era mio compito andare nell'analitico" e ripetendo che "e' un must dell'amministrazione comunale calcolare la convenienza economica" quindi "non e' possibile che il calcolo non sia stato fatto".

Tuttavia, i testimoni del Comune di Milano chiamati fino a ora in tribunale, come del resto anche gli imputati, hanno tutti negato che il calcolo sia stato fatto, affermando in sintesi che all'epoca ci si affido' alla certificazione che avevano predisposte le banche.


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